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Carnevale di Ivrea

Nessuna pietà per Massimo Lova e Vincenzo Ceratti si scatena

La Fondazione del Carnevale di Ivrea annuncia i nomi per il 2025, ma la scelta scatena polemiche. Vincenzo Ceratti accusa il Circolo Ufficiali di ingerenze e rivendicazioni personali, mentre si riaprono vecchie ferite sulle nomine e le esclusioni.

Alla fine, han deciso: le braje bianche vanno a Riccardo Paglia, Riccardo Zannini e Vito Mastrofrancesco. Saranno loro gli Aiutanti di campo dell’edizione 2025 del Carnevale di Ivrea.

Paglia, che si è sempre occupato delle Mugnaie, vestirà le braje bianche per la quinta volta; Zannini, alla sua terza esperienza, probabilmente continuerà ad occuparsi del Generale; e Mastrofrancesco, alla seconda, si dedicherà allo Stato Maggiore.

Tre e non quattro, come si fece lo scorso anno e come si cominciò a fare nel 2023, su decisione del sindaco Stefano Sertoli, quando, in via sperimentale e in deroga al Cerimoniale, si aggiunse un Aiutante anche al Sostituto Gran Cancelliere.

"In considerazione del fatto - dissero e scrissero - che nel corso degli ultimi anni erano stati chiamati ad un numero sempre maggiore di impegni...".

Perchè il sindaco? Perchè è a lui che spetta ogni decisione sui personaggi, sugli aspetti e sui momenti della Storica Manifestazione non codificati nel Cerimoniale, evidentemente non prima di aver consultato gli Organizzatori, il Generale ed il Sostituto Gran Cancelliere.

Quest'anno le domande giunte sul tavolo del sindaco e del presidente della Fondazione dello Storico Carnevale, Alberto Alma, sono state cinque: oltre ai tre eletti, anche quella di Marco Campanella, che ha poi dato la disponibilità a partecipare vestendo la divisa dello Stato Maggiore come ufficiale d'onore. Non ultima, quella di Massimo Lova, che l’Aiutante lo ha fatto per quattro volte e, in base alle regole, avrebbe dovuto farlo ancora una quinta.

Nell’ambiente questa si chiama “cattiveria” e non se ne capisce il motivo. Perché umiliarlo così? Perché tagliarlo fuori?

Appena lo ha saputo, Vincenzo Ceratti, Generale nel 2019 e nel 2020, reggente nel 2021, figura centrale per cinque edizioni della festa, si è messo davanti al PC e si è lanciato in un video. Lo ha fatto perché non voleva mandarle a dire, ma dirle direttamente. Davanti a sé, il nostro articolo sul “siluramento” di Massimo Lova.

Un video per chiarire la sua posizione, con il dubbio che la decisione sia stata presa proprio per fare un torto a lui.
“Mi hanno accusato di aver cambiato delle cose per egocentrismo..- denuncia - No! Le avevo cambiate perché penso che il Carnevale sia di tutti. E invece, oggi, lo Stato Maggiore è gestito dal Circolo Ufficiali…”.

Un’ingerenza che Ceratti definisce pesante.
“Questo è il motivo per cui, nel 2019, feci determinati passaggi quando ero Generale. Io non voglio annullare il Circolo Ufficiali. Non volevo e non voglio annullare nessuna delle Componenti. Non lo ritengo giusto e non ne avevo, e non ne ho, l’autorità. Se io non sono contro una cosa, perché si deve dire che lo sono? Sono contro il modo in cui viene gestito oggi con un'ingerenza economica, amministrativa e nelle decisioni…”.

Ed è proprio per dipanare dei dubbi che, lo scorso anno, avrebbe voluto iscriversi al Circolo.
“Ho fatto domanda e non mi hanno ammesso, né mi hanno spiegato il motivo del rifiuto. Posso essere simpatico o meno, ma sono una persona seria e pulita. E non ho mire di gestione. Ho fatto 43 Carnevali consecutivi. Mi sono tolto le mie soddisfazioni e non ho più nulla da chiedere al Carnevale. Essere ricordato per cose che non ho fatto mi dà fastidio. Lunga vita al Carnevale e a tutte le Componenti…”.

Massimo Lova

Infine, su Massimo Lova, che era poi il vero motivo del video.
“Non bisogna essere vendicativi sul nulla. Questa guerra non l’ho iniziata io nel 2009. Chi l’ha iniziata lo sa. Sarebbe il caso di piantarla lì. Un ragazzo con più di 25 anni di esperienza è stato lasciato a casa e non gli è stata data l’opportunità di chiudere in bellezza. Questa cosa non la merita nessuno. Sono amareggiato per quello che è stato fatto. Mi stupisco che l’Amministrazione comunale permetta queste cose. Un’Amministrazione democratica deve essere democratica. Non si manda a casa un ragazzo per la sete di vendetta di qualcuno…”.

Tirata in ballo l’Amministrazione comunale, la domanda è: perché mai un sindaco dovrebbe intervenire sulle nomine?

In passato, c’è chi se n’è occupato e chi se n’è sempre guardato bene dal farlo. Tra questi ultimi, Fiorenzo Grijuela, a cui non importava nulla del Consorzio che in allora gestiva il Carnevale. Tutt’altro approccio con la creazione della Fondazione dello Storico Carnevale: Carlo Della Pepa ci ha sempre messo il becco e, come lui, Stefano Sertoli.

E l’attuale sindaco, Matteo Chiantore? Ha già detto di volerne stare alla larga, ma può davvero farlo?

Nella sostanza sì; nella forma, no. Lo dice lo Statuto: il presidente della Fondazione è il sindaco pro tempore, che delega qualcuno, in questo caso Alberto Alma.

Quindi, non dovrebbe esimersi dal valutare nulla, a cominciare dalle “porcate”. E questa - beninteso - non lo è.

Per la cronaca venerdì scorso si è chiuso anche il bando per ufficiali e vivandiere della campagna 2025.

Come già accaduto lo scorso anno, il bando non prevedeva più il numero chiuso di ufficiali, come era accaduto nelle edizioni precedenti, con una decisione della Fondazione così conflittuale da finire davanti ai giudici amministrativi.

Ma questa è davvero tutta un’altra storia, che riparte proprio dal bando di arruolamento che, dallo scorso anno, reca le firme in calce, oltreché del Cittadino Generale, anche della Fondazione e del Circolo Ufficiali…

E ancora non basta, considerando l’obbligo per ciascun arruolato nello Stato Maggiore di iscrizione al Circolo Ufficiali.

Un’operazione di “cassa” e di “fidelizzazione” che sta al limite, come dice Vincenzo Ceratti, delle cose che si potrebbero fare, non essendo il Circolo Ufficiali una “componente” del Carnevale.

Le battaglie di Ceratti...

Nel video diffuso sui social Vincenzo Ceratti racconta di una battaglia combattuta sin dal dicembre del 2018 tra il Circolo e la Fondazione.

Cos'era successo? Che di colpo, con la nuova amministrazione di centrodestra, quel che veniva considerato un miracolo si stava materializzando, prendendo forma, colore e sostanza.

Tutto comincia a ruotare intorno al coronamento del sogno di Vincenzo Ceratti, che aspirava a fare il Generale da almeno un decennio.

Da qui in avanti precipita, se non proprio tutto, quasi, con i vecchi ufficiali in prima linea a dar battaglia e, fuori dall’uscio, nuove leve pronte ad entrare nello Stato Maggiore, tra dimissioni date e non date, ricatti e mezzi ricatti.

Morale?
Per la prima volta nella storia (o forse la seconda), ci furono più prime nomine che ufficiali di carriera e, almeno in un primo momento, buio pesto sui tre “Aiutanti di campo”.

Cos’era successo?
Alla scadenza dei termini per la partecipazione all’arruolamento, attorno a un tavolo, si erano seduti, oltre a Vincenzo Ceratti, anche il Sostituto Gran Cancelliere Davide Diana e il responsabile storico della Fondazione Marco Adriano. Da una parte, i suggerimenti dei “vecchi”, cioè del Circolo Ufficiali, con una lista in cui campeggiavano in bella mostra alcuni nomi; dall’altra, la lista del Generale con una croce proprio su quei nomi.

Da lì in avanti (ma questa è storia), Ceratti e gli ufficiali del Circolo si tolsero il saluto vicendevolmente, e la cosa fu resa pubblica in un video persino dalla Mugnaia Federica Ranieri, evidentemente schierata con i secondi.

Ufficiali

Non era finita qui!
Nel 2020 la notizia di un ricorso al Tar (Tribunale Amministrativo Regionale), firmato dall’avvocato Bruno Sarzotti di Torino, in nome e per conto di alcuni dei 29 ufficiali d’onore “tagliati fuori” dall’arruolamento.

Chiedevano al giudice, con una procedura d’urgenza, di valutare la legittimità dell’operato della Fondazione, facendo luce su eventuali ombre legate a ingiuste e arbitrarie scelte.

Tra gli altri: Franco Francesco Sabolo, Marco Franco Scalvini, Franco Vallino, Dino Gianni Ocleppo, Claudio Tullo Pitetti, Enzo Ferrero, Luca Boerio, Riccardo Zannini, Davide Urso, Marco Iavelli e Simone Boerio.

Lamentavano che il “Bando di arruolamento” pubblicato il 27 dicembre 2019, ma datato 25, contenesse una lunga serie di vizi di forma che, in alcuni casi, erano anche da considerarsi sostanza.

Tra le altre cose, non capivano quali fossero stati i criteri di selezione degli aspiranti ufficiali o vivandiere e della loro esclusione.
E non c’è dubbio che i motivi avrebbero dovuto essere tassativamente indicati, così come i criteri utilizzati per redigere la graduatoria.

Se non c’erano – sospettarono in molti – era perché le intenzioni erano state fin dall’inizio poco serie, cioè poter dare una mano ai parenti e agli amici del cerchio magico, escludendo i nemici o presunti tali…

S’aggiungeva il problema del numero chiuso. Una decisione che non si apprendeva dalla lettura del bando, dove il “26” lo si sarebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali, ma dal modulo di domanda.
“Saranno 26, non uno di più! Non 28 o 27!”, disse poi l’allora presidente Piero Gillardi durante una riunione, con la flemma di un lottatore di sumo, pronto ad andare in battaglia.

“Siamo partiti dall’analisi statistica degli ultimi 30-40 anni e abbiamo visto che il numero di arruolati è quello”, sentenziò. “Anzi, negli ultimi 10 anni il numero è stato largamente inferiore… Dal 2010 ad oggi la media è di 22 ufficiali e non si è mai superato il numero di 26. Se poi andiamo indietro di una quarantina di anni, il dato medio è di 25…”.

E siamo ai titoli di coda.

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