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Il caso
17 Giugno 2023 - 00:51
"Ai prezzi a cui rescono a comprare loro noi non possiamo farcela". Flavio Abbà guida il suo fuoristrada attraverso i campi di borgata Chiarabaglia, frazione alle porte di Favria dove la sua famiglia, generazioni e generazioni addietro, costruì la cascina Impero.
Un'azienda agricola ormai conosciuta in tutto il Canavese, saltata agli onori delle cronache quando l'anno scorso aveva deciso di investire su un grande impianto a biogas. Il prossimo 11 novembre dovrà lasciare ben sei ettari di terra affittata, perché la proprietà ha deciso di venderli a un'azienda, la Solarmac di Milano, che vi realizzerà un parco fotovoltaico.

Flavio Abbà
Assieme a lui sono stati "sfrattati" dai terreni altri due agricoltori. "Ci tolgono una fetta di terreno fertile - spiega Abbà -. Abbiamo spianato questi campi, abbiamo portato l'acqua i punta per l'irrigazione, abbiamo fatto le opere col Consorzio Irriguo e ora dobbiamo abbandonare tutto".
Decine di pile di pannelli sostano ai margini dell'area già acquistata dall'azienda, pronti per essere montati appena le condizioni lo permetteranno. Una parte dell'area è stata anche recintata. "La proprietà - spiega Abbà - ha deciso di vendere il terreno all'azienda che realizzerà il parco a sette o otto euro al metro quadro". Quattro volte il prezzo di mercato per un terreno agricolo.
Troppo per Abbà, troppo per qualsiasi agricoltore: nulla di fatto. "Qui coltivavamo grano, mais e mangime per gli animali - spiega Abbà- Un giorno ci hanno detto: se vi interessa il prezzo è questo, se no dovete andare via. Ma comprare i terreni a quel prezzo non ce la facciamo...".

Il sito è della Solarmac
Abbà ha fatto di tutto per non perdere i terreni: "Ma non si può fare niente perché c'è una legge regionale che definisce questi terreni come 'di terza categoria', cioè terreni su cui si può costruire. Ma anche se di terza categoria questa zona è produttiva: è una vita che ci lavoriamo: ora siccome è di terza categoria loro possono fare quello che vogliono?".
Abbà è membro anche del consiglio provinciale di Coldiretti, e con l'associazione degli agricoltori vorrebbe provare a cambiare la normativa regionale. Ora però il tempo stringe e i lavori sono destinati a partire.
Ma c'è di più: l'azienda che realizzerà il parco fotovoltaico, infatti, avrebbe recintato il campo coltivabile fino al corso d'acqua che costeggia i prati. Corso che Abbà e gli altri agricoltori devono pulire regolarmente per evitare che le piante e le ramaglie lo tappino.

I pannelli fotovoltaici pronti per essere posizionati
La recinzione arriva però fino a ridosso del corso d'acqua: "Ditemi voi, ora come faccio a pulire il canale con i mezzi meccanici? Magari poi rompiamo qualcosa e ci chiedono pure i danni" si dice l'agricoltore.
Ma non è questo il solo problema "idraulico" causato dall'arrivo del parco fotovoltaico. "Abbiamo spianato i campi, abbiamo portato l'acqua fin su in punta per l'irrigazione, abbiamo fatto le opere col Consorzio Irriguo e adesso dobbiamo abbandonare tutto...".
Già, perché il Consorzio Irriguo aveva creato un fosso che portava l'acqua attraverso i campi e ne permetteva l'irrigazione. Il lavoro è stato reso completamente inutile dall'arrivo del nuovo parco fotovoltaico. Abbà si è mobilitato anche presso il Comune di Favria. "Non abbiamo potere per opporci all'opera" spiega a La Voce Vittorio Bellone.
Non è il primo, il Comune di Favria, che si trova di fronte a questa situazione di impotenza normativa: anche il Comune di Rivarolo, pur avendo espresso all'unanimità in consiglio comunale la volontà di opporsi al nuovo parco fotovoltaico di Argentera, non ha potuto fare nulla contro il rilascio delle autorizzazioni necessarie.
"Siamo solo dei pidocchi contro questa gente - conclude Abbà - perché loro ti comprano e ti vendono come vogliono...".
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