Metti un pomeriggio al “salone dei 2000” alla Ico di Ivrea ad ascoltare Monsignor Luigi Bettazzi e il racconto, sorprendentemente stravagante, degli ultimi due suoi libri: “Io e Noi. Riflessioni politiche e religiose” del 2022 e “Sognare eresie. Fede amore e libertà” del 2021.
Arrivi lìe ti accorgi, forse neanche poi così tanto inaspettatamente, che l’appuntamento è “sold out” con decine di persone in attesa di capire se anche a loro, non essendosi prenotati prima, sarà consentito entrare.
Può capitare ed è capitatodomenica scorsa ad un evento organizzato dalla Libreria Mondadori. Qui per un uomo che giunto alla soglia dei 100 anni (ne ha 99) ancora riesce con garbo, acume e saggezza a donare una profondità di ragionamento inusuale.Avrebbe dovuto dialogare con Don Piero Agrano, ma assente causa Covid, non se n’è fatto un cruccio, lasciandosi andare ad un monologo sull’aborto, sulla guerra, sulla scienza, sulla libertà di pensiero, su sè medesimo e sui racconti biblici.
Solo in chiusura qualche domanda del libraio Davide Gamba e di Rodolfo Buat, anche una su Giorgia Meloni, a cui non s’è sottratto, stemperando di molto però le ansie sul governo di centrodestra, non tanto sullo slogan “Dio, padre e famiglia”.
Testimone d’eccezione ancora in vita insieme ad altri 4 vescovi (li ha contati lui) del Concilio Vaticano II° fortemente voluto da Papa Giovanni XXIII per aprire la Chiesa alla contemporaneità, è evidente che Bettazzi un po’ ne senta il peso, soprattutto per quel che non s’è ancora fatto, anche se con Francesco ci si è ritornati ad aprire al mondo guardando sempre di più ai poveri. Per 32 anni Vescovo a Ivrea, ex presidente di Pax Christi, simbolo del pacifismo internazionale, Bettazzi un’idea sulla guerra Russo Ucraina ce l’ha, soprattutto ricorda bene come si risolse la crisi missilistica di Cuba del 1962.
“Ci sono delle similitudini, ma quel che differisce è l’atteggiamento delle due potenze. All’epoca le parti in gioco non volevano la guerra, ma non potevano più tirarsi indietro. L’intervento di Papa Giovanni permise loro di fermarsi salvando la faccia. Del resto, è quello che sta cercando di fare adesso Papa Francesco. Ma né l’America né Putin vogliono salvare la faccia. Putin non vuol perdere, l’America invece vuole che perda. Se nessuno dei due vuole, è inutile anche continuare a fare degli interventi, salvo un miracolo dall’alto».
E poi ancora: “Secondo me la follia è la guerra di attacco, ma anche quella di difesa. È la mentalità della violenza dell’Io, che è presente nelle famiglie, nella società, in tutto il mondo. Se tu non sei d’accordo con me, se hai un colore della pelle diverso, se non sei dalla mia stessa parte, ti faccio fuori, o ti faccio la guerra. È una mentalità diffusa, ed è la più contraria ai vangeli, la più anti-umana, perché non si arriverà mai alla pace con la mentalità della violenza....”.
Inutile sottolineare che dire queste cose al giorno d’oggi significa per molti stare dalla parte di Putin... Più approfondito il suo pensiero in un’intervista a Tpi (The post internazionale) di qualche giorno fa.
“Putin ha sbagliato a rispondere così, ma l’abbiamo stimolato noi. Con Gorbaciov, per due volte, avevamo promesso che avremmo abolito la Nato. Non solo non l’abbiamo abolita, ma l’abbiamo allargata e la stavamo portando all’Ucraina, che è anche la madrepatria, per religione, della Russia. E questo tutto per l’America, che comanda la Nato. Oggi direi: “Smettetela. Anche a costo di perdere, salverete delle vite. Poi vedremo dopo cosa si farà”. Anche smettendo da una parte, perché la pace è non combattere.Con le armi che ci sono in giro la guerra è fuori dalla ragione. E lo è la guerra d’attacco, ma anche quella di difesa, perché in quanto guerra è follia. L’ha ripetuto pure Papa Francesco. La mentalità della pace consiste nell’accettare le oppressioni degli altri e fare poi la resistenza non violenta. Anche Gesù la sua libertà non l’ha difesa, è andato in croce. Poi però è risorto. E noi risorgeremo. Dovremo credere che sarà così anche se siamo vittime della violenza”.
Il pensiero vola subito a quell’appello rivolto “a tutti gli uomini di buona volontà”.
“Giovanni Papa XXIII disse tutti, si riferì davvero a tutti, aldilà della religione, del proprio credo politico... Tutti”.
E per finire unabattuta, una delle tante.“Il medico mi ha detto che per restare in forma devo scrivere un libro all’anno. Ho già quasi finito il prossimo ma non vi anticipo nulla...”.
Meritatissimi tutti e cento gli applausi e forse sono stati molto di più.
Amen...
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