Cerca

Storie

Qui hanno ucciso un ragazzo: aveva solo 17 anni

La storia di Domenico Caporossi è tutta qui: una sedia, una foto e una lettera

La sedia su cui fu fucilato Domenico

La sedia su cui fu fucilato Domenico

Cara Mamma, Vado a morire, ma da partigiano, col sorriso sulle labbra ed una fede nel cuore. Non star malinconica io muoio contento. Saluta amici e parenti, ed un forte abbraccio e bacioni alla piccolo Imperio e Ilenio e il Caro Papa, e nonna e nonno e di ricordarsene sempre”.

Sono le ultime parole che il 17enne Domenico Caporossi scrisse prima di essere fucilato dai nazifascisti a Barbania dopo essere stato catturato, imprigionato e torturato per 36 ore. Caporossi militava nella quarta divisione Piemonte delle brigate Garibaldi. Era il 21 febbraio 1945, due mesi prima della Liberazione dell’Italia da parte delle forze alleate e delle brigate partigiane.

Al Centro di Documentazione di Lanzo Torinese intitolato al comandante partigiano Nicola Grosa c’è un reperto storico incredibile: la sedia su cui fu fucilato il giovane.  “Ai ragazzi delle scuole facciamo leggere la lettera d’addio - spiega lo storico Mimmo Antonietti - e rimangono abbastanza colpiti. Questo ragazzo aveva solo 17 anni, e quindi era un loro coetaneo”.

La giacca

Il capo partigiano morto per recuperare i resti dei caduti

Antonietti, assieme ad Anna Nepote Vesin, si prende cura del Centro di Documentazione da molto tempo. Qui vengono organizzate visite per i ragazzi delle scuole, ed è in questo modo che il centro ottempera alla sua missione didattica. Ma il Centro serve anche agli studiosi interessati di Resistenza, che qui possono trovare moltissimo materiale d’archivio.

Il Centro è intitolato a Nicola Grosa, il comandante partigiano che Franco Ferrarotti definì “la figura più popolare del partigiano piemontese. La ragione? Per la sua vita di assoluta coerenza, di fedeltà alla sua idea. Egli la sua idea la conosce: ma tanto più è granitica, quanto più è ridotta a poche linee, semplici, essenziali. Se la fedeltà alla Resistenza s’incarna in qualche figura, si può dire che si incarna particolarmente nella sua; in quest’uomo non molto grande di statura, magro, secco, che è forte come una roccia”.

Uno degli archivi del Centro

Grosa era commissario politico delle brigate Garibaldi nelle Valli di Lanzo. Nelle brigate confluivano ragazzi chiamati ad aderire alla Repubblica Sociale Italiana e che sceglievano, forse per ragioni ideali ma più spesso per un senso di repulsione quasi fisica verso il fascismo, di unirsi alla Resistenza. Grosa li “adottava” e li istruiva, affiancando alla preparazione militare la costruzione di una coscienza politica.

“Era un uomo rigoroso, già sulla quarantina. Molto attento alle sue idee ma anche rispettoso degli altri. Era una figura di grande pregio - spiega Anna Nepote Vesin -. Aveva un compito quasi da educatore, ma portato avanti in un modo molto corretto”. Grosa non moriì durante la lotta partigiana, ma perse la vita nel 1978 ammalandosi dopo aver cercato di radunare i resti mortali dei suoi compagni morti durante la guerra partigiana.

Il Centro di Documentazione Nicola Grosa

Di Grosa il Centro conserva ancora il manoscritto di una poesia ormai celebre, “Macie d’ Sang”, scritta sull’onda dell’emozione dopo l’eccidio di Traves. 

La mano di una grande donna sul Centro

Ebbene, questi e altri documenti sono tutti radunati al Centro anche per mano di quella che Anna definisce “una grande donna”. Si chiamava Ines Poggetto, scomparsa 15 anni fa, poche settimane dopo l’inaugurazione della nuova sede del Centro di Documentazione, che è poi quella attuale. 

In una delle foto dell’inaugurazione conservate al Centro di Documentazione si nota anche la figura di Leonardo Cianci, ex sindaco di Lanzo dal 1988 al 1993 e partigiano nelle Valli. Cianci è mancato dieci anni fa.

Trentadue anni prima, nel 1985, grazie al lavoro di Ines e a quello di un’altra manciata di volontari, fu inaugurata la prima sede del Centro. “Era un’insegnante e una persona di grande cultura. Poetessa, scrittrice. Fu l’anima della vita culturale di Lanzo”. Ines era figlia di Moise Poggetto, lanzese di religione ebraica che fu catturato e deportato ad Auschwitz.

Dal settembre scorso il Centro di Documentazione ha ricominciato le sue attività, e nelle prossime settimane presenterà tre libri tutti ambientati nel periodo della Resistenza e della Seconda Guerra Mondiale. Si parte il prossimo 26 ottobre alle ore 18 con gli autori Aldo Agosti e Marina Cassi, che assieme a Battista Gardoncini, presenteranno il libro “Espulso per tradimento”.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori