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SALUGGIA. «Carenza di ordini»: cassa integrazione alla Corcym fino a gennaio

SALUGGIA. «Carenza di ordini»: cassa integrazione alla Corcym fino a gennaio

Il logo della nuova società costituita dal fondo Gyrus Capital

SALUGGIA. Nel giugno scorso il fondo di investimenti Gyrus Capital aveva acquisito, creando la società Corcym, il business delle valvole cardiache da LivaNova (ex Sorin). Dopo nemmeno sei mesi i sindacati Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec esprimono «incertezze e le preoccupazioni legate al futuro di una delle aziende del sito biomedicale di Saluggia».

«Dal lancio di Corcym del 1° giugno scorso - scrivono i sindacalisti - abbiamo difficoltà a capire quale sarà la capacità produttiva della nuova società. Nel mese di ottobre ci è stato presentato per la prima volta dal ceo di Corcym, Christian Mazzi, parte del piano industriale quinquennale che tanto avevamo richiesto e voluto. Ci sono stati spiegati i piani della società a livello globale (investimenti, riorganizzazione del commerciale, ecc.) ma senza specifiche sul sito produttivo di Saluggia.

Il 18 novembre, dopo aver incontrato il giorno precedente la rsu aziendale per la consueta riunione sui volumi produttivi, la società ha fatto richiesta di ulteriori quattro settimane di cassa integrazione guadagni, che si aggiungono alla settimana già richiesta nei giorni precedenti, per la quasi totalità dei dipendenti (547). La richiesta è giustificata da carenza di ordini. Tale periodo andrà a concludersi a ridosso della chiusura natalizia; ciò significa che molti dipendenti rientreranno al lavoro solo dopo la prima decade di gennaio 2022».

Proseguono le organizzazioni sincdacali: «All’ennesima dimostrazione da parte dell’azienda di non avere certezze nella programmazione e quindi sul futuro, dichiariamo a tutti i dipendenti che per noi il futuro immediato del sito di Saluggia è complicato, complesso e incerto. Nelle ultime settimane dal confronto con i lavoratori nelle assemblee aziendali si è condivisa un’idea comune di pessimismo e la necessità di avere immediatamente un confronto serio e concreto sul piano industriale e sulle previsioni di investimento. Se entro il 10 gennaio 2022 non riceveremo segnali di controtendenza saremo costretti a valutare iniziative da intraprendere per tutelare tutti i posti di lavoro».

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