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TRINO VERCELLESE. «Gli siamo andati incontro...»: altre prove sul rapporto tra l’ex assessore Roberto Rosso e i due ‘ndranghetisti

TRINO VERCELLESE. «Gli siamo andati incontro...»: altre prove sul rapporto tra l’ex assessore Roberto Rosso e i due ‘ndranghetisti

Garcea e Viterbo davanti alla sede del comitato elettorale di Rosso in via Alfieri a Torino

TRINO VERCELLESE. La polizia giudiziaria non lo aveva sottolineato, la Procura non se n’era accorta e l’imputato più noto del processo alla ‘ndrangheta Carminius, il trinese Roberto Rosso, ex assessore regionale arrestato a dicembre 2019 per voto di scambio politico-mafioso, non ne aveva parlato nella lunga e articolata deposizione di alcune settimane fa in aula bunker.

Ma per la procura non vi sono dubbi che ci fu un altro incontro tra il politico “mister preferenze” di Fratelli d’Italia e i due boss Onofrio Garcea e Francesco Viterbo, già condannati nel troncone del rito abbreviato del processo, che ricevettero 7900 euro (in due tranches) per portare voti a Rosso nella lunga campagna elettorale delle regionali di luglio 2019.

«Un incontro avvenuto al di là di ogni ragionevole dubbio» ha precisato il pm Paolo Toso che ha personalmente riascoltato le intercettazioni scoprendo che «il 16 maggio nell’ufficio elettorale di Rosso in via Alfieri l’uomo ha incontrato Garcea e Viterbo».

Dell’appuntamento «erano perfettamente informate anche le segretarie di Rosso».

Ha aggiunto il magistrato (titolare dell’indagine insieme alla collega Monica Abbatecola oggi alla Dda di Genova) che nel pomeriggio dello stesso giorno vi fu un ulteriore incontro tra Rosso e Viterbo sempre nella sede elettorale del politico.

Le intercettazioni avrebbero catturato una frase dei due boss al termine degli appuntamenti: «Gli siamo andati incontro...».

Secondo la Procura è verosimile che quei dialoghi siano serviti ad accorciare le distanze tra domanda e offerta che separavano le parti.

Garcea e Viterbo avevano chiesto inizialmente 50 mila euro, scesi poi a 15 mila e infine ulteriormente a 7900.

Il primo (maxi)ridimensionamento della cifra da elargire in cambio di appoggio elettorale sarebbe arrivato proprio il 16 maggio.

L’avvocato Giorgio Piazzese che difende Rosso ha chiesto tempo per visionare la memoria ed esprimere le sue osservazioni.

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