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SALUGGIA. «Si apra un tavolo di crisi a difesa dei lavoratori e di una produzione di alta qualità tecnologica»

SALUGGIA. «Si apra un tavolo di crisi a difesa dei lavoratori e di una produzione di alta qualità tecnologica»

Numerose le reazioni di politici e amministratori locali alla notizia della decisione di LivaNova di spostare il reparto di produzione delle valvole biologiche da Saluggia a Vancouver. Alcuni di loro erano presenti, venerdì mattina, alla manifestazione dei lavoratori davanti ai cancelli dell’azienda.

«Ho depositato un “question time” in Consiglio Regionale - ha dichiarato Alberto Avetta, consigliere regionale del Partito Democratico - per chiedere se e quando l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, intenda convocare il tavolo di crisi sulla LivaNova, e per sapere quali strumenti pensadi mettere a disposizione la Regione Piemonte, affinché l’azienda modifichi le proprie decisioni e addivenga a un nuovo piano aziendale volto a tutelare i lavoratori e la produzione in Piemonte». E ha aggiunto: «La notizia, di per sé grave, getta un cono d’ombra e preoccupazione circa le sorti dell’intero comprensorio Sorin di Saluggia, nel quale oggi lavorano oltre 1500 persone; una scelta peraltro non legata ad una reale sofferenza aziendale, ma che rischia di colpire sotto il profilo occupazionale soprattutto le zone del chivassese e basso vercellese. Si tratta di posti di lavoro di alta qualità in un settore di avanguardia come quello biomedico, quindi risulta ancor più importante per il Piemonte non perdere questa produzione».

Secondo Gianna Pentenero, ex assessore regionale al lavoro, e Luigi Bobba, ex parlamentare, entrambi del Pd, «è inaccettabile che l’azienda delocalizzi la produzione di maggior valore aggiunto, quella delle valvole cardiache biologiche,compromettendo così il futuro del sito industriale di Sorin. La Regione convochi immediatamente un tavolo di crisi con i sindacati e i titolari dell’azienda LivaNova, in modo da valutare le alternative ad una decisione così pesante per il futuro immediato di 83 lavoratrici e lavoratori, nonché per lo sviluppo futuro della stesso stabilimento. Il distretto industriale biomedicale del sito Sorin di Saluggia è il più importante insediamento produttivo dell’area vercellese e chivassese. Una decisione di questo genere rischia di indebolire uno dei pochi settori ancora trainanti dell’occupazione e competitivi nel mercato globale».

Il consigliere regionale torrazzese Gianluca Gavazza (Lega) ha detto: «i lavoratori che oggi vengono lasciati a casa senza preavviso sono gli stessi che cinque anni fa si recarono a Vancouver a formare i colleghi canadesi. Le dinamiche aziendali sono legittime ma discutibili. Noi non possiamo permettere che tutti questi lavoratori del nostro territorio, in azienda da più di trent’anni, vengano trattati in questa maniera senza rispetto».

Secondo il sindaco di Crescentino, Vittorio Ferrero, «l’economia della Bassa Chivassese e della Bassa Vercellese si regge molto sull’impatto produttivo e occupazionale generato dal comprensorio Sorin di Saluggia, nel quale lavorano oggi oltre 1500 persone. La decisione di LivaNova di spostare in Canada la produzione delle valvole cardiache biologiche getta un’ombra buia sulla tenuta di questo sistema economico. Non si tratta solo degli 83 esuberi annunciati, ma anche delle ripercussioni che potranno avvenire nel medio-lungo periodo». Ferrero auspica che «l’apertura di un tavolo di crisi che possa risolvere la situazione. Non possiamo permettere che 83 persone siano lasciate a casa e che un sito produttivo di così grande valore per l’economia locale abbia prospettive così nefaste».

L’assessore regionale Roberto Rosso (Fratelli d’Italia) - che tra le sue deleghe non ha però né l’industria né il lavoro - parla già del “dopo”; ha infatti dichiarato: «ritengo difficile che la Regione possa convincere l’azienda a tornare sui suoi passi, ma stiamo mettendo a punto una legge per il finanziamento delle nuove aziende in Piemonte e non è escluso di valutare di far rientrare anche LivaNova. In ogni caso sono già d’accordo con il presidente Cirio per vedere se è possibile sostituire l’impresa e trovare un comparto che prenda in carico i lavoratori; ma non è facile, perché quella che viene portata via è la parte più sana dell’impresa. Valuteremo inoltre se garantire una cassa integrazione lunga e ammortizzatori sociali di lungo periodo. E poi formazione professionale per riqualificare le persone».

Il sindaco di Saluggia, Firmino Barberis, invita alla calma i lavoratori che manifestano fuori dallo stabilimento, e teme il protrarsi di azioni di protesta nei prossimi giorni. Venerdì mattina davanti ai cancelli ha dichiarato: «Mi auguro che la situazione si concentri solo oggi, anche perché ci sono altre aziende che devono proseguire la loro produzione e potrebbero esserci disagi verso gli altri, e ciò sarebbe grave. Anche perché speriamo che, quando sarà chiarito tutto, le aziende che producono qui possano assorbire un buon numero di lavoratori licenziati. Per questo auspico un clima più soft, non di contestazione accesa, che potrebbe esasperare i toni e creare delle barriere».

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