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TRINO. Ordinanza del sindaco: in città è vietato indossare il burqa

TRINO. Ordinanza del sindaco: in città è vietato indossare il burqa

è entrata in vigore l’ordinanza comunale n. 100, emanata lunedì 8 ottobre, con cui il sindaco vieta l’uso del burqa in paese e impone una multa di 500 euro alle donne che la trasgrediranno. L’ordinanza impone l’obbligo di non utilizzare, su tutto il territorio comunale, abbigliamento o copricapo che possano nascondere il volto di una persona e quindi rendere difficoltoso il suo riconoscimento. L’ordinanza è generica, ma è indirizzata nello specifico alle donne di Trino che usano il burqa: «Ce ne sono due o tre - ha dichiarato il vicesindaco Roberto Rosso - ma ci rivolgiamo in particolare a una donna di origine marocchina che usa costantemente questo indumento».

Aggiunge l’assessore Alberto Mocca: «É una promessa che abbiamo fatto in campagna elettorale: non è un attacco alla religione islamica, ma l’integrazione, se ci dev’essere, deve passare attraverso il rispetto delle regole. Che sia chiaro: non c’è alcun pregiudizio verso l’Islam, ma neanche in Marocco c’è più quest’usanza. Chiederemo ai Vigili Urbani di applicare l’ordinanza con rigore».

In Italia, a dirla tutta, esiste già una legge che vieta alle persone di andare in giro mascherati o con strumenti che impediscano di essere riconosciuti: «Ma le forze dell’ordine - conclude Rosso - non l’hanno mai fatta rispettare. Ora ci proviamo noi con l’ordinanza».

Il vicesindaco Roberto Rosso

«Un’usanza primitiva che viola il diritto della donna di mostrare il proprio volto»

Il promotore dell’ordinanza è il vicesindaco Roberto Rosso: «nella mia veste di assessore all’Immigrazione e alla Sicurezza - spiega -, insieme al mio amico assessore Alberto Mocca, ho chiesto al sindaco di emanare un’ordinanza contro l’uso che poche donne marocchine di Trino fanno di indossare il burqa in luogo pubblico con la totale copertura del viso. In Marocco alcune donne usano il velo, altre vanno a capo scoperto, ma quasi nessuna nasconde il viso col burqa. L’uso del burqa integrale è un’usanza primitiva che viola il diritto inalienabile della donna di mostrare il proprio volto. Non permetteremo che a Trino si regredisca di secoli verso un passato che non è mai appartenuto alla nostra civiltà. Il nostro ordinamento vieta di andare in giro a volto coperto, sia che si tratti di un casco sia che si tratti di un indumento e pertanto multeremo severamente chi si vanta di violare le nostre leggi. Io sono profondamente amico della comunità islamica di Trino - conclude Rosso - ma, proprio per questo, ritengo che si debba convivere tra di noi nell’osservanza delle regole, per costruire un futuro di rispetto e civiltà condivisa».

Il primo cittadino Daniele Pane

«E se qualcuno ne approfittava per fare una rapina in banca?»

Sull’ordinanza comunale che vieta di indossare il burqa si è dibattuto molto in paese e sui social network, e i pareri sono i più disparati. C’è chi si chiede se questa sia davvero la priorità per Trino, se non sarebbe opportuno concentrarsi su altro; c’è chi invece difende a spada tratta le donne musulmane, sostenendo la libertà di professare la propria religione; e chi tutto sommato è d’accordo con il sindaco di Trino e ne approva la decisione.

«Sono due o tre - spiega il sindaco Daniele Pane - le signore che a Trino giravano con il burqa. Essendo un’usanza oltremodo primitiva, abbiamo deciso di rivolgere a loro l’ordinanza. Questo tuttavia non determina una rottura con la comunità musulmana, alla quale abbiamo proposto un percorso di integrazione. Intendiamo mirare innanzitutto alla sicurezza del paese e per i cittadini. Questo è il nostro obiettivo». «Inoltre - aggiunge Pane - c’è una legge del 1979 che impone a chi entra in banca di scoprire il volto. Noi ovviamente conosciamo le signore, ma qualora qualcuno, sapendo che proprio a Trino c’è un piccolo gruppo di musulmane che indossano il burqa, volesse nascondersi per fare una rapina potrebbe comodamente riuscire nel brutto intento. E noi non vogliamo che questo accada».

Alessandro Portinaro, capogruppo di minoranza

«Un’ordinanza è uno strumento straordinario (e oltretutto confondono il niqab con il burqa)»

L’ex sindaco, e attuale capogruppo di minoranza, Alessandro Portinaro commenta: «Sono del parere che ognuno dovrebbe potersi trovare nelle condizioni di poter vivere la propria via in piena libertà. Questo vale soprattutto per tutte e tutti coloro che possono ritrovarsi, a vario titolo, in situazioni di fragilità o debolezza, all’interno di minoranze, per quel che questa parola può valere in alcuni casi.

Ecco perché sto sempre dalla parte di chi vuole ampliare le libertà, i diritti individuali, per chi vuole riconoscere a ciascuno la possibilità di essere se stesso, se stessa.

In quasi tutto il mondo, ancora oggi, non esiste una vera parità di genere, le donne si trovano a dover affrontare sfide enormi per vedersi riconosciute al pari dei loro mariti, compagni, colleghi. In molte subiscono violenze, fisiche o psicologiche. Serve cultura, serve buona politica, servono buone leggi e risorse. Servono percorsi che permettano alle donne di essere indipendenti, di decidere liberamente.

Cosa c’entra tutto questo con un’ordinanza che vieta l’uso del burqa e che, per sembrare più accettabile, fa riferimento alla riconoscibilità delle persone? C’entra, perché gli strumenti che si scelgono e le conseguenze che possono produrre non sono neutri».

«Un’ordinanza - prosegue l’ex sindaco - è uno strumento straordinario, che si utilizza quando ci sono motivi urgenti ed estremamente particolari per cui è necessario affrontare specifiche situazioni. A Trino non c’è alcuna novità rispetto al passato e non ci sono rischi per la sicurezza, anche grazie al prezioso lavoro delle nostre forze dell’ordine, che ringraziamo e a cui rinnoviamo la nostra fiducia».

L’ordinanza, secondo Portinaro, «è solamente il mantenimento di una demagogica promessa elettorale, che ha raccolto certamente molto consenso, ma che non produrrà alcun cambiamento alle nostre vite, ma potrebbe produrne a quella di una persona. Che a Trino vive da lungo tempo, che è conosciuta e che, a modo suo, riesce a partecipare alla vita della nostra comunità, occupandosi dei suoi figli e girando per la città e che, per la precisione, indossa un niqab e non il burqa tristemente noto, ad esempio, per le vicende afgane. E se, per sua scelta o perché non sufficientemente libera, non uscisse più di casa, avremmo agito per il suo bene e per quello della sua famiglia, oppure no? Vorremmo anche noi vedere sempre volti scoperti e persone pienamente libere (e questo vale per moltissimi individui), ma sono risultati che si ottengono col tempo, con un lungo lavoro culturale, anche verificando caso per caso la vera volontà di ciascuno».

Conclude Portinaro: «Non servono ordinanze, non servono atteggiamenti politici che alimentano il rancore e le divisioni, che aumentano le distanze tra diversi, anziché avvicinarli e farli incontrare. Ogni comunità contiene in sé mille differenze, mille storie, bisogni e aspirazioni. Le cose sono sempre un po’ più complicate di come si raccontano, anche se gli slogan funzionano meglio della complessità».

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