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Cronaca

Echidna, la mafia è a Brandizzo: il tribunale dice no a Reggio Calabria (VIDEO)

I giudici di Ivrea respingono l’eccezione di incompetenza territoriale: “Cellula autonoma, radicata e pericolosa”. Il Comune si costituisce parte civile e chiede 40 mila euro

Echidna, la mafia è a Brandizzo: il tribunale dice no a Reggio Calabria

Echidna, la mafia è a Brandizzo: il tribunale dice no a Reggio Calabria

Si è tenuta questa mattina davanti al Tribunale collegiale di Ivrea, presieduto da Stefania Cugge con a latere i giudici Marianna Tiseo ed Edoardo Scanavino, un’udienza cruciale nell’ambito del processo “Echidna”, la maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino sulle infiltrazioni della ’Ndrangheta nei lavori pubblici in Piemonte, con particolare riferimento alla gestione dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia.

I GIUDICI

IL PM

Il Procuratore Longi

Al centro della discussione due questioni preliminari sollevate dalla difesa degli imputati Domenico e Giuseppe Pasqua, rappresentati dall’avvocati Cosimo Palumbo, Antonio Femia e Alessio Tartaglini. La prima: l’eccezione di incompetenza territoriale, con la richiesta di rimessione della questione alla Corte di Cassazione. La seconda: una presunta nullità del decreto di rinvio a giudizio in relazione al capo 31 dell’imputazione.

Secondo la difesa, l’organizzazione criminale contestata agli imputati non sarebbe una “locale” autonoma operante in Piemonte, bensì una mera articolazione delle 'ndrine Nirta di San Luca, e dunque la competenza del processo spetterebbe alla Procura distrettuale di Reggio Calabria. Nel capo 1 dell’imputazione, sostengono i legali, non vi sarebbe alcun riferimento all’esistenza di una “locale” piemontese autonoma, ma solo a una struttura subordinata.

La pubblica accusa, rappresentata in aula dal sostituto procuratore Valerio Longi della DDA di Torino, ha ribattuto punto su punto, ricordando l’orientamento consolidato della Cassazione secondo cui, in materia di associazioni mafiose, la competenza territoriale si radica laddove l’associazione opera in modo concreto, pianifica le sue attività, agisce e produce effetti dannosi sul territorio.

E così ha deciso anche il tribunale eporediese. Nel dispositivo letto al termine dell’udienza, i giudici hanno ritenuto l’articolazione di Brandizzo dotata di autonomia operativa rispetto alla “casa madre” calabrese, capace di programmare e realizzare attività criminose con impatto diretto sul contesto socioeconomico locale. In altre parole, pur senza usare formalmente il termine “locale”, i requisiti per individuare una struttura radicata e autonoma sul territorio piemontese ci sono tutti. Da qui il rigetto dell’eccezione di incompetenza e della richiesta di rimessione.

Rigettata anche la seconda questione sollevata dalla difesa, relativa alla presunta indeterminatezza del decreto di rinvio a giudizio sul capo 31. Secondo i giudici, il richiamo al capo precedente risulta chiaro e privo di ambiguità, trattandosi di un’imputazione oggetto di giudizio separato ma conosciuta dalle parti.

Sempre questa mattina, si è formalizzata la costituzione di parte civile del Comune di Brandizzo, rappresentato dal procuratore speciale, avvocato Giulio Calosso per conto della sindaca Monica Durante quale legale rappresentante dell’ente.

Nel mirino, l’imputato Roberto Fantini, classe 1969, ex dirigente della Sitalfa S.p.A., accusato di concorso esterno in associazione mafiosa (capo 5). Secondo l’impostazione della DDA, Fantini, difeso dall'avvocato Roberto Capra, avrebbe fornito un contributo esterno ma decisivo al consolidamento della cosca radicata in Piemonte, contribuendo a rafforzarne la presenza e l’operatività sul territorio.

Il Comune di Brandizzo, danneggiato a suo dire dalle attività del sodalizio criminale, ha chiesto un risarcimento integrale dei danni patrimoniali e non patrimoniali, di almeno 40.000 euro come stima iniziale, riservandosi di quantificarli in modo definitivo in corso di causa.

In particolare, l’amministrazione comunale sottolinea come l’associazione mafiosa abbia compromesso “la pace sociale, la sicurezza pubblica e la tenuta democratica della cittadinanza”, violando finalità istituzionali tutelate dallo statuto comunale.

Il Tribunale, come chiesto nell'istanza dell'avvocato Calosso, ha ordinato la citazione della Sitalfa S.p.A. quale responsabile civile, invitandola a costituirsi per la prossima udienza, fissata per il 1 luglio.

Il processo Echidna, che coinvolge complessivamente 32 imputati (18 dei quali hanno optato per il rito abbreviato), rappresenta uno dei filoni più delicati sul fronte delle infiltrazioni mafiose nel Nord Italia. L’inchiesta ha fatto emergere un fitto sistema di relazioni tra criminalità organizzata, imprenditori e pubblica amministrazione, con pesanti sospetti di manipolazione degli appalti, soprattutto nel comparto della manutenzione stradale. Tra i nomi eccellenti figura anche Salvatore Gallo, 85 anni, storico dirigente Sitaf e volto noto del Partito Democratico piemontese, per il quale è stata chiesta una condanna a 2 anni e 10 mesi per peculato e corruzione elettorale.

Le udienze proseguono, ma l’udienza odierna ha tracciato un solco netto: secondo i giudici, a Brandizzo non è arrivata la mafia calabrese. A Brandizzo la mafia si è insediata.

Ecco chi sono gli imputati

Ecco l’elenco completo, con i capo d’imputazione riassunti dai verbali ufficiali:

  • Giuseppe Pasqua, nato a Mammola (RC) nel 1943, difeso dall’avv. Cosimo Palumbo e Antonio Femia (foro di Torino)

  • Domenico Claudio Pasqua, nato a Chivasso nel 1970, difeso dagli avv. Cosimo Palumbo e Alessio Tartaglini (foro di Torino)

  • Antonio Mascolo, nato a Castellammare di Stabia (NA) nel 1964, difeso dall’avv. Antonio Mencobello (foro di Torino)

  • Leonardo Caligiuri, nato a Campana (CS) nel 1968, difeso dall’avv. Elena Virano (foro di Torino)

  • Roberto Fantini, nato a Torino nel 1969, difeso dall’avv. Roberto Capra e avv. Maurizio Riverditi (foro di Torino)

  • Michael Pasqua, nato a Torino nel 1983, difeso dall’avv. Natalia Caramellino e Gian Claudio Bruzzone (foro di Torino)
  • Gian Carlo Bellavia, nato a Torino nel 1958, difeso dall’avv. Roberto Macchia (foro di Torino)
  • Danilo Scardino, nato a Brandizzo nel 1972, difeso dall'avvocato Antonio Foti (foro di Torino)

  • Filippo Rotolo, nato a Torino nel 1966, difeso dall’avv. Alfonso Frugis e Claudio Strata (foro di Torino)

    Nel fascicolo approdato al Tribunale di Ivrea, il quadro accusatorio è pesante e dettagliato: secondo l’impostazione della Procura, gli imputati avrebbero fatto parte – o comunque favorito – un’associazione di tipo mafioso, strutturata, stabile nel tempo, armata e con una chiara divisione dei ruoli.

    A vario titolo, sono chiamati a rispondere di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, rapina, ricettazione, indebito utilizzo e falsificazione di carte di pagamento, possesso e traffico di armi, concorso morale e materiale nei reati e reato continuato.

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