Covid: con il 1 aprile formalmente finisce lo stato di emergenza e si allentano diverse misure di sicurezza; un allentamento ulteriore è previsto dal 1 maggio. “L'allentamento è oggi possibile perchè gran parte della popolazione è vaccinata e questo, oltre a ridurre la capacità di trasmissione del virus (ma non ad annullarla) riduce molto la pericolosità della malattia con una incidenza assai più bassa di casi gravi”. A sottolinearlo è il dottor Umberto Salvi, responsabile Covid del Comun di Settimo Torinese.
Dopo oltre due anni l'Italia non sarà più in stato di emergenza Covid, di conseguenza decadono il Comitato tecnico scientifico e la struttura del Commissario straordinario Francesco Figliuolo: al loro posto ci sarà una unità operativa ad hoc, "per il completamento della campagna vaccinale e per l'adozione di altre misure di contrasto alla pandemia", operativa fino al 31 dicembre.
Niente mascherina all’aperto, niente quarantena per i contatti stretti con i positivi. Niente super green pass per accedere sul posto di lavoro o nei negozi. Una serie di restrizioni sono state allentate dopo la fine dello stato di emergenza. Ma per capire quanto questo significhi davvero la fine dell'emergenza pandemica bisogna però fare alcune considerazioni e abbiamo chiesto al dottor Salvi di farci alcune analisi
“La pandemia non si è arrestata. – afferma il medico settimese - Ci possiamo permettere di allentare le misure di sicurezza perchè si è ridotto molto il rischio di ospedalizzazione e quindi di sovraffollamento delle strutture sanitarie che ha rischiato nei mesi precedenti di mandare in crisi tutto il sistema di assistenza. Il virus tuttavia continua a circolare grazie anche allo sviluppo di varianti che sono più contagiose delle precedenti”.
Secondo Salvi però bisognerebbe fare molta attenzione a non considerare il Covid come una normale influenza stagionale: “Considerare il Covid una malattia ormai paragonabile a una influenza stagionale rischia di essere una grave sottovalutazione del problema. La letalità e la capacità di sviluppare forme gravi della malattia non si è ridotta nei pazienti non vaccinati che corrono gli stessi rischi che correvano nelle prime fasi della pandemia, sempre in relazione all'età e alle patologie compresenti. L'impatto sociale è minore solo perché i non vaccinati sono una minoranza della popolazione.
“Il numero di positivi sul nostro territorio dopo una vertiginosa diminuzione, - continua - nelle ultime settimane si è stabilizzato intorno ai 350 il che significa che il numero di persone che guarisce dalla malattia (dopo 7-10 giorni in genere) è sostituito da un pari numero di persone che vengono nuovamente contagiate (fra questi anche molti vaccinati, specie se senza un richiamo)”.
Salvi sottolinea anche che la possibilità di un quarto richiamo sarebbe utile al fine di ritornare ad una situazione di allarme tra qualche mese.
“Una cosiddetta quarta dose (ossia un secondo richiamo) sarà probabilmente utile a tutte le persone a maggiore rischio per età, condizioni di salute o professione ma siamo ancora in attesa di indicazioni (al momento sono state chiamate le persone soggette a immunodepressione).
Infine ciò che consiglia di continuare a fare il medico settimese è: “di non allentare troppo le misure di protezione individuale; al di là dell'obbligo, indossare una mascherina specie in presenza di un numero rilevante di persone, in luoghi chiusi o comunque a distanze ravvicinate, rimane altamente consigliabile. Le mascherine FFP2 sono decisamente più efficaci rispetto alle chirurgiche, a patto di usarle correttamente e di vaccinarsi, con una prima dose di richiamo e, se prevista, anche con un secondo richiamo, o con una prima dose se non la si è ancora fatta. Vaccinarsi non significa obbedire a una imposizione ma salvaguardare la propria salute e quella di chi ci circonda” conclude Salvi.
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