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Due “Pietre d’Inciampo” per ricordare i deportati settimesi

Due “Pietre d’Inciampo” per ricordare i deportati settimesi

Silvio Bertotto, presidente dell’Anpi Settimo “Nicoli”

Saranno dedicate a Carlo Mazzi e Domenico Rossato, deportati a Mauthausem e uccisi a Gusen

SETTIMO TORINESE. Saranno collocate giovedì 27 gennaio, a Settimo Torinese, le pietre d’inciampo per ricordare i due cittadini deportati nel 1944 a Mauthausen e deceduti lo stesso anno in uno dei sottocampi di Gusen, in Austria. Si tratta di Carlo Mazzi, chimico della Farmaceutici Italia, e di Domenico Rossato, operaio delle Acciaierie Cravetto, entrambi padri di famiglia. Proposta dalla Sezione locale dell’Anpi, l’Associazione dei partigiani d’Italia, l’iniziativa ha ottenuto il sostegno dell’amministrazione comunale, delle scuole cittadine, della Olon Spa (a cui oggi è passato lo stabilimento Farmitalia, già Schiapparelli) e dei famigliari. Ne parliamo con Silvio Bertotto, il presidente della Sezione.

Che cosa sono le pietre d’inciampo?

Sono piccole targhe d’ottone incastonate su cubetti di pietra che vengono collocate nel selciato davanti all’abitazione o al luogo di lavoro dei deportati nei lager nazisti. Il progetto è dell’artista tedesco Gunter Demnig e si prefigge di recuperare la storia di ogni singolo deportato, restituendo un nome a coloro che ne furono privati perché uccisi anonimamente, insieme a milioni di altre persone.

Ormai si trovano pietre d’inciampo in migliaia di città e paesi d’Europa...

Sì, perché la memoria non s’insegna: s’insegna la storia. E la tragedia della deportazione e dello sterminio nei lager nazisti si comprende meglio se ci si rende conto che non attiene a una realtà vaga, lontana nel tempo e nello spazio, ma è costituita da tanti singoli drammi originatesi dove noi oggi viviamo sicuri, nelle nostre tiepide case, come si esprimeva Primo Levi.

Chi era Carlo Mazzi?

Di origine triestina, era un chimico della Farmaceutici Italia. Nato nel 1899 aveva moglie e due figlie. Era il responsabile del gruppo antifascista che gravitava attorno allo stabilimento. Catturato da militi della Repubblica sociale italiana nella «trattoria «Corona d’Italia» (dove attualmente si trova la filiale dell’Unicredit, in via Italia), fu deportato a Mauthausen dopo gli scioperi del marzo 1944 e morì il 1° dicembre dello stesso anno in uno dei sottocampi di Gusen.

E Domenico Rossato?

Nato a Nervesa nel 1905, era un operaio delle acciaierie Cravetto. Anch’egli aveva moglie e figli (quattro). Componente del gruppo antifascista costituitosi presso la Farmaceutici Italia, fu arrestato e deportato a Mauthausen assieme a Mazzi: morì il 16 maggio 1944 a Gusen.

Quali cerimonie sono previste per Mazzi e Rossato?

Il 27 gennaio, alle ore 10,30, in via Schiapparelli, davanti allo stabilimento Olon (l’ex Farmitalia), inaugureremo la pietra d’inciampo in memoria di Carlo Mazzi. Parteciperanno i famigliari, le autorità comunali, la direzione e i lavoratori della Olon nonché le classi 3a B e 3a C della scuola media «Giacomo Matteotti». Ci tengo a ringraziare la direzione della Olon per la grande disponibilità e il sostegno all’iniziativa. Alcuni dipendenti hanno persino intrapreso ricerche d’archivio, il che è ammirevole.

E per Rossato?

Lo stesso giorno, alle ore 11,30, scopriremo la pietra in sua memoria. Abbiamo scelto il marciapiede davanti all’abitazione di Rossato, in via Cesare Battisti, nei pressi del municipio. Alla cerimonia, oltre ai famigliari e alle autorità, prenderanno parte la direzione e le classi 2a e 3a dell’obbligo presso il Centro Enaip (scuola «Canonico Luigi Paviolo»).

I cittadini potranno partecipare alle due iniziative?

Certamente, tutti saranno i benvenuti, nel rispetto della normativa anti-Covid 19. Si tratta di rendere omaggio a due nostri concittadini che hanno perso la vita in maniera tragica, durante un periodo drammatico della storia recente. Sia Mazzi sia Rossato non erano giovani, avevano famiglia e non potevano essere accusati di alcuna violenza nei confronti di fascisti e tedeschi. Ma erano persone generose, impegnate per il riscatto morale dell’Italia. Purtroppo non ci fu modo di sottrarli all’Upi, l’Ufficio politico investigativo della Repubblica sociale.

Solo Rossato e Mazzi furono catturati a Settimo?

No, nella medesima circostanza i fascisti arrestarono anche Antonio Bonato, Arturo Stefani e Antonio Fiorenza detto Balin. Durante il viaggio verso Mauthausen (il convoglio si formò a Bergamo con vagoni provenienti da Torino, Milano, Genova, Savona e altre località), i tre riuscirono fortunosamente a fuggire.

L’Anpi è abituata a dialogare con gli studenti…

L’iniziativa delle pietre d’inciampo sarà presentata alle scuole medie, mercoledì 26 gennaio, nel corso di un videoincontro sul Giorno della memoria. Interverrà pure una nostra concittadina, Franca Avataneo, il cui nonno, Aldo Salomone Castelletti, ebreo, fu deportato nel campo di Reichenau, presso Innsbruck, e morì presumibilmente ad Auschwitz-Birkenau. 

Le figlie di Castelletti riuscirono a salvarsi, rifugiandosi in Svizzera. Altrimenti, il 26 gennaio, la signora Franca non potrebbe essere con noi. 

Questa iniziativa vi ha impegnato parecchio?

La Sezione dell’Anpi vi lavora da ben due anni. Per la circostanza abbiamo anche pubblicato un opuscolo dal titolo «Schutz, Imi und Juden – Deportati nei campi nazisti, Settimo Torinese 1943-1945». Lo abbiamo presentato lo scorso 3 settembre assieme a Tommaso Cravero, già sindaco di Settimo, e ai parenti di alcuni deportati e internati della nostra città. Il relativo video si trova sui canali social della Sezione Anpi. L’opuscolo è a disposizione delle scuole e dei cittadini.

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