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SETTIMO TORINESE. Gli insegnanti protestano: “Siamo stanchi della solità retorica, vogliamo più stabilità”

SETTIMO TORINESE. Gli insegnanti protestano: “Siamo stanchi della solità retorica, vogliamo più stabilità”

La protesta di fronte all'ufficio scolastico regionale

SETTIMO TORINESE. La protesta della scuola non si ferma.

Venerdì 10 dicembre, di fronte all’Ufficio Scolastico Regionale a Torino, si è svolto un vivace e combattivo presidio di lavoratrici e lavoratori della scuola in sciopero organizzato da CUB Scuola Università Ricerca e Cobas della Scuola. Venerdì hanno infatti chiuso, per mancanza del personale in sciopero in cui non si poteva garantire la sicurezza degli alunni, la scuola Rodari e la Andersen.

Erano presenti molti gruppi di insegnanti con i cartelli che denunciavano con forza le situazioni gravissime che stanno vivendo i lavoratori, gli studenti, e le famiglie.

“Si tratta di un segnale importante - hanno detto Giulia Bertelli, dei Cub Sur Torino e  insegnante a Settimo nel Comprensivo II, e Giuseppe Iaria, segretario dei Cobas scuola Torino - visto che siamo consapevoli che la vertenza per il contratto della scuola, per l’assunzione dei precari, per la difesa della scuola pubblica è solo all’inizio. Il mondo della scuola è stanco di retorica e di promesse vuote, perciò rivendichiamo un immediato cambio di rotta. Senza ulteriori indugi si devono aprire dei cantieri in ogni istituto per metterlo a norma”.

“Quello che serve - hanno aggiunto - è la stabilizzazione immediata dei precari, il rinnovo del contratto con consistenti aumenti salariali per il personale il cui stipendio è fermo da 12 anni, l’abolizione dei vincoli alla  l’internalizzazione dei servizi affidati all’esterno e la stabilizzazione del personale Covid (docenti e ATA). Pretendiamo scuole sicure, cioè più aule e personale con meno alunni per classe e più trasporti. Vogliamo una didattica aperta, critica e rispettosa dei diritti. Chiediamo libertà di movimento per gli insegnanti neo assunti o trasferiti e il diritto alla formazione in servizio. Invece del ricatto “o vaccino o lavoro”, che non serve per una categoria che ha già aderito volontariamente e in massa alla campagna vaccinale. Ci vogliono efficaci misure di contenimento quali presidi sanitari permanenti nelle scuole, valide misure di protezione individuale e di distanziamento, sanificazione e ventilazione forzata degli ambienti, tutele per studenti e lavoratori “fragili”.  Rifiutiamo l’Autonomia differenziata e ogni forma di regionalizzazione della scuola e dei servizi pubblici, cui preferiamo l’uguaglianza dei diritti e dei servizi su tutto il territorio nazionale. Da troppi anni la nostra scuola è stata sistematicamente sottofinanziata e lasciata in balìa di governanti incompetenti che hanno inanellato un flop dopo l’altro. Basti ricordare i banchi a rotelle, lo scandalo delle mascherine, il disastro delle GPS, la conferma degli organici con i parametri pre-covid”.

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