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09 Novembre 2021 - 18:36
Il partigiano Bene con la rappresentanza del direttivo Anpi di Settimo
SETTIMO TORINESE. Si dice che non esiste un segreto per raggiungere i cento anni di età. Benedetto Balsamo, il partigiano «Bene», classe 1921, ha tagliato il traguardo del secolo, lo scorso 5 novembre, circondato dall’affetto di tutti coloro che lo conoscono e lo stimano.
Nato a Catania, secondo dei quattro figli di Antonio Balsamo, Benedetto giunse a Torino con la famiglia, in tenerissima età. Cresciuto nella Barriera di Milano dove imparò a esprimersi in un piemontese perfetto, fu chiamato alle armi allo scoppio della guerra e arruolato nella Regia Marina. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 venne il tempo delle scelte cruciali, gravide di conseguenze.
E Benedetto prese la via della montagna, unendosi ai partigiani della ventesima brigata garibaldina che aveva le proprie basi nella Val Grande di Lanzo. Bene fu il suo nome di battaglia. Salvatore, il fratello maggiore, era l’intendente della stessa brigata: l’8 marzo 1944, durante un’azione a Nole, aveva riportato una ferita all’orecchio destro. In seguito, Benedetto Balsamo passò alla prima brigata «Eusebio Giambone» delle Sap (le Squadre d’azione patriottica) che operava in Torino.
Smobiliato il 7 giugno 1945 con la qualifica di partigiano combattente, tornò alla propria attività lavorativa. Operaio specializzato, fu assunto alla Carello, la nota azienda torinese il cui marchio era sinonimo di fari per gli autoveicoli. La sua carriera si dipanerà interamente nel reparto Prototipi-Esperienze di strada del Drosso. Coniugato, avrà un’unica figlia, Enrica, e rimarrà vedovo in giovane età. Dalla Barriera di Milano, negli anni Ottanta dello scorso secolo, si trasferirà a Settimo.
Sabato 6 novembre, a festeggiare i cento anni di Bene vi era una piccola delegazione dell’Anpi, l’Associazione dei partigiani, col presidente Silvio Bertotto, il vicepresidente Massimo Bottin e Marta Rabacchi, nonché parenti e amici. «La Resistenza – ha ricordato Bertotto – non è monopolio di nessuno, ma il legame con i partigiani come Bene e i loro famigliari qualificano e legittimano la nostra sezione. Siamo consapevoli che questi legami rappresentano una sollecitazione affettuosa ma impegnativa ad agire con solerzia, responsabilità e impegno».
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