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30 Agosto 2021 - 12:00
La città di Gassino Torinese
GASSINO TORINESE. C’è anche la Città di Gassino tra quelle che hanno deciso di dare ospitalità ai profughi afghani in fuga dal regime talebano.
Tanti, nei giorni scorsi, sono arrivati a Settimo Torinese. Sono 94 i profughi afgani che sono stati nel centro Fenoglio di Settimo per una settimana. Medici, giudici, funzionari e personalità che hanno collaborato con i governi occidentali. Tra di loro, come ha spiegato l’amministrazione comunale, c’erano 42 bambini, alcuni molto piccoli, i loro genitori e, in qualche caso, altri parenti.
Scenario simile, dunque, anche se con numeri ridotti, anche a Gassino.
“Qui - racconta il Sindaco Paolo Cugini - ci sono già due famiglie afghane, persone che sono arrivate un po’ prima dell’ultima fuga”.
Due famiglie scappate dall’Afghanistan poco prima della caduta del governo e dell’insediamento dei talebani.
“Per quanto riguarda le persone ospitate qui a Gassino - prosegue Cugini - si tratta di persone che lavoravano con l’esercito italiano, parlano abbastanza bene italiano”.
È già partito, nel frattempo, anche un primo percorso di integrazione.
“Abbiamo iniziato - continua il primo cittadino - un’attività prescolastica tramite il Comune ma sono seguiti anche da una cooperativa. Faranno un percorso di progressiva integrazione. D’altronde, noi, qui, abbiamo già avuto esempi positivi di persone che sono arrivate qui e si sono costruite una famiglia. Qualcuno ha poi trovato lavoro e poi cammina con le proprie gambe”.
Le famiglie arrivate in questi giorni, però, rappresentano un tipo di immigrazione diverso da quello degli ultimi anni. “Tendenzialmente - spiega Cugini - le persone che arrivano dall’Afghanistan sono nuclei familiari, spesso legati all’esercito, con contatti di varia natura con l’Italia. Questo dovrebbe ricondurci a prudenza nei giudizi, su cosa abbiamo e cosa no, queste persone arrivano con nulla e si aspettano quasi niente”.
Il Sindaco, infine, rilancia anche quale dovrebbe essere, per lui, il modello di accoglienza e integrazione.
“Il discrimine - interviene ancora Cugini - deve essere solo uno: sono persone che vogliono integrarsi? Bene, allora lo si fa. Questo si fa con appositi percorsi, con l’ingresso nel mondo del lavoro. Serve creare una strada per una effettiva integrazione di queste persone e ricondurre tutto ad un percorso di legalità. Tutte cose che oggi non succedono sempre”.
Nelle prossime settimane Gassino potrebbe ospitare anche qualche altra famiglia afghana.
Di fronte all’emergenza, in Afghanistan, i voli commerciali sono stati sospesi da tempo, mentre restano operativi (fino a fine agosto) gli aerei militari, impegnati nelle procedure di evacuazione degli stranieri. Non è ancora definito quale sarà il futuro del Paese. Ma da tutto il mondo è arrivato l’appello alla pace e alla ricerca di una soluzione negoziata.
A partire da Papa Francesco, che si è unito “all’unanime preoccupazione per la situazione in Afghanistan. Vi chiedo di pregare con me il Dio della pace affinché cessi il frastuono delle armi e le soluzioni possano essere trovate al tavolo del dialogo”.
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