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23 Ottobre 2023 - 00:00
Ivrea è sempre stata terra di dibattito politico. Ed è solo qui che può accadere di vedere i cittadini riunirsi per 88 volte (dicasi 88) in piazza a chiedere la pace. E’ stato così anche sabato 21 ottobre, questa volta con lo sguardo rivolto a Israele e alla Striscia di Gaza.
Nel pomeriggio una lunga serie di associazioni eporediesi si sono riunite al grido di “Palestina libera!”.
Al microfono si sono alternati Pierangelo Monti, Cadigia Perini, Livio Obert, Nino Maruelli, Alberto Corino, Rosanna Barzan e Augusta Castronovo.
Monti ha ricordato il Gemellaggio firmato in municipio vent’anni fa (gennaio 2003), tra la città di Ivrea e la cittadina di Beit Ommar in Cisgiordania.
“In quella occasione - ha sottolineato mostrando con orgoglio la maglietta che fu realizzata per tale gemellaggio - ebbi la gioia di dare ospitalità per tre giorni all’assessore alla gioventù Nasri Sabarna (che poi divenne sindaco di Beit Ommar) e Cohen Hillel, rappresentante del movimento pacifista israeliano Ta’ayush Un palestinese musulmano e un israeliano ebreo in casa di un italiano cristiano. Questo è un piccolo segno che la fratellanza, la convivenza tra persone di diversa cultura e religione, è possibile...”.

Per tutti esiste una sola soluzione: “Deve essere posta fine all’apartheid israeliana. Deve cessare l’occupazione dei territori palestinesi. Si devono ritirare i coloni. Deve essere riconosciuto lo Stato di Palestina...”.
Un concetto che corre parallelo a quello espresso dall’ex senatore Giulio Andreotti nel 2006, durante gli attacchi di Hezbollah a Israele: “Ognuno di noi se fosse nato in un campo di concentramento e da 50 anni fosse lì e non avesse alcuna prospettiva di poter dare ai propri figli un avvenire sarebbe un terrorista...”.
Parole forti e dure come la pietra. Un canto isolato che in allora fece molto scalpore. Ma era quella un’altra Italia con Governi e Ministri che avevano una propria politica estera con gli arabi e con l’Olp (Organizzazione per la liberazione della Palestina).

Pierangelo Monti mostra la maglietta
In consiglio comunale
Si parlerà di questo, manco a dirlo, anche nel prossimo consiglio comunale.
E’ atterrata infatti in questi giorni, al tavolo della conferenza dei capigruppo, una mozione firmata da Elisabetta Piccoli, Andrea Cantoni e Gabriele Garino.
Si chiede al sindaco e alla giunta un impegno “a condannare fermamente l’ennesimo attacco ai danni di Israele da parte dell’organizzazione terroristica islamica Hamas”, “a farsi parte attiva in ogni sede, per sostenere l’auspicato processo di pace e il diritto dello Stato di Israele a esistere e a difendersi, anche patrocinando iniziative sul territorio cittadino”, “a illuminare con i colori della bandiera israeliana Piazza Ottinetti, e a esporre la bandiera dello Stato di Israele sul Palazzo Comunale sino alla conclusione del conflitto”.
Infine ad espriemere “piena e incondizionata solidarietà al popolo israeliano e allo Stato di Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente, e cordoglio per le vittime”.
E se non è una provocazione questa diteci voi che cos’è! ancor più in una città gemellata con Beit Ommar.
Difficile pensare di trovare il sostegno di una larga parte della maggiorana, di Laboratorio Civico o di Viviamo Ivrea, finanche del Pd, per quanto a livello nazionale il Pd abbia espresso un pensiero decisamente filo-israeliano.
Che poi - a dirla tutta - il presidente del consiglio Luca Spitale che è del PD, quel che pensa lo ha già scritto chiaro e tondo sui social: lui sta con la Palestina.

“All’alba di sabato 7 ottobre 2023 - scrivono i tre dell’Opposizione - ha avuto inizio l’ennesima aggressione dell’organizzazione terroristica islamica Hamas ai danni di Israele, mediante lancio di migliaia di razzi dalla striscia di Gaza sulle principali città coinvolte, con l’infiltrazione di numerosi terroristi all’interno del territorio di Israele. Il primo, provvisorio, bilancio dell’attacco delle forze di Hamas è di oltre 1200 morti, 2.500 feriti e più di 100 cittadini israeliani e no, tra i quali bambini, donne e anziani, presi in ostaggio; Israele è costretto sin dalla sua nascita e anche in questa occasione a doversi difendere per garantire la propria sopravvivenza dagli attacchi di organizzazioni come Hamas e altri gruppi violenti, che negano il diritto di Israele a esistere...”.
Che è questa - se proprio vogliamo dirla tutta - un’interpretazione tirata, ma molto tirata, della geografia e della storia, si spera solo per la necessità di fare sintesi.
Di tutt’altro tenore il pensiero di chi guarda ai palestinesi come ad un popolo sottomesso e “derubato”.
Per sottolinearlo, le Associazioni del presidio di sabato scorso (ANPI Ivrea, ANPI Valle Elvo e Serra, Azione Cattolica della Diocesi di Ivrea, Centro Aiuto alla Vita Ivrea, Centro Documentazione Pace, Centro Gandhi, Chiesa Evangelica Valdese di Ivrea, Comitato per la PAce Alto Canavese, Emergency Canavese, Fabrika, Il sogno di Tsige, Legambiente Dora Baltea, Libera Ivrea, Movimento Internazionale Riconciliazione Ivrea, Nuovi Equilibri Sociali, Paese Reale Ivrea e Canavese, Pax Christi Ivrea, Potere al Popolo Ivrea e Canavese, Rifondazione Comunista Ivrea e Canavese, Rosse Torri, Unione Popolare Ivrea e Canavese, Viviamo Ivrea ) hanno preso a prestito le parole di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati.


“Il 29 novembre 1947, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adotta la risoluzione 181, che sancisce la partizione del territorio storico della Palestina, attribuendone il 56,47% al futuro stato ebraico e il 43,53% al futuro stato palestinese. Gerusalemme avrebbe goduto di uno statuto speciale. Il 14 maggio 1948 nasce lo stato di Israele. Questa data viene ricordata dai palestinesi come la Nakba – catastrofe – poiché l’arrivo di migliaia di nuovi abitanti ebrei, si concretizza con scontri armati, distruzione di case e interi paesi, espulsioni e deportazioni di migliaia di palestinesi. “Per più di sessant’anni, Israele ha tenuto milioni di palestinesi sotto occupazione militare che li ha privati dei loro diritti più elementari, confiscando terre, demolendo migliaia di case e scuole, sfollando con la forza centinaia di migliaia di persone, uccidendo e arrestando bambini e adulti. (Attualmente sono circa 5.000 i prigionieri nelle carceri israeliane, di cui 183 bambini e 34 donne.) Ha creato insediamenti illegali e annesso terre nel territorio occupato, crimini eclatanti secondo il diritto internazionale. Ha inflitto umiliazioni quotidiane ai palestinesi di Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, dove il divario tra i privilegi dell’occupante e la sottomissione degli occupati è sorprendente. Gaza è probabilmente l’esempio più eclatante di occupazione, poiché Israele ha tenuto prigioniera la sua popolazione in un blocco aereo navale e terrestre per 16 anni con offensive militari regolari su larga scala che, anche prima dell’attuale offensiva, avevano provocato la morte di 4.200 persone, tra cui 1.124 bambini e centinaia di migliaia senzatetto. La sicurezza per tutti è raggiungibile solo realizzando la parità di diritti, ponendo fine all‘occupazione e rimuovendo la discriminazione istituzionalizzata”.

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