AGGIORNAMENTI
Cerca
Gialli italiani
10 Luglio 2022 - 23:00
coltello
Settembre del 1992. Tre rapidi colpi di coltello, vibrati al petto con uno scatto improvviso. Maria Giuseppina Corallo, per tutti Marina, insegnante di educazione fisica e di danza residente a Ivrea, non ebbe neanche il tempo di difendersi. Erano le 23 di un lunedì. La polizia la trovò distesa sul sedile della sua Fiat Uno color porpora, in un posteggio nel centro di Torino, a poche decine di metri dalla fila di spettatori in coda al botteghino del cinema Ideal per la prima proiezione di Basic Instinct, il thriller di Verhoeven.
"Pensavamo si trattasse di un malore o di un’overdose..." dissero di tutta prima gli agenti. Si accorsero che non era così quando, aprendo la portiera, si ritrovarono davanti il corpo squarciato da una lama. La giovane era stata probabilmente uccisa poche ore prima, senza che nessuno avesse notato nulla. In base alle ricostruzioni successive, l’assassino l’aveva massacrata con un pugnale. "Un delitto bestiale, di una ferocia fredda e inaudita. Elementi che ci hanno fatto pensare subito a un omicidio passionale", spiegò subito dopo Salvatore Longo, capo della Sezione Omicidi della Mobile torinese.

Marina Giuseppina Corallo
Per la polizia ci fu subito un sospettato. Il "ricercato" era Cheia Saadbou Kahoute, un immigrato senegalese di 28 anni, approdato in Italia nel 1989, sino all’inizio dell’estate fidanzato con la giovane insegnante. "Lo aveva conosciuto poco più di due anni fa - raccontò l’ingegner Giambattista Corallo, il padre di Marina, ex dirigente della Olivetti - A noi lo aveva però presentato soltanto cinque mesi fa...".
Diplomata all’Istituto Superiore di Educazione Fisica e appassionata di danza, Marina Corallo era una ragazza indipendente e coraggiosa. A diciotto anni aveva cominciato una serie di lunghi e avventurosi viaggi in India, negli Stati Uniti e nei punti più remoti d’Europa. Continuava a vivere con la famiglia a Ivrea, ma da quando si era iscritta a un corso per maestre di appoggio a Torino, aveva occupato l’appartamento nel centro del capoluogo torinese del fratello più giovane, Mario, neo-ingegnere. Secondo le testimonianze raccolte dalla polizia, la sera di due anni prima, all’African Club, un locale frequentato da giovani extracomunitari, avrebbe conosciuto un ragazzo da poco arrivato dal Senegal.
Marina gli credette. L’amicizia di una sera si trasformò in una convivenza nell’appartamentino di via Mazzini 13. "Quel tipo non lavorava, era una presenza fissa davanti ai bar del centro storico, dove si spaccia eroina. Con quella ragazza aveva trovato una comoda sistemazione..." spiegarono amaramente alla Mobile.
Cinque mesi prima del delitto, cedendo alle pressioni dei genitori preoccupati per la relazione, scandita da liti sempre più frequenti, Marina portò il giovane a Ivrea per presentarlo al padre. "Ho capito subito che si trattava di un millantatore - ricordò con un tono doloroso Giambattista Corallo - Diceva di essere laureato in economia e commercio, ma non sapeva rispondere a semplici domande sulla gestione aziendale...".
All’inizio dell’estate, la tensione tra Marina e Cheia Saadbou Kahoute era al culmine. La ragazza decise di troncare la relazione e tornò a vivere con i genitori a Ivrea. Il senegalese però non si diede per vinto. Forzando la porta, cercò di rientrare nell’appartamento di via Mazzini, inseguì Marina per incontri “chiarificatori”, e perseguitò con il telefono la famiglia Corallo. L’ultima telefonata a casa della famiglia di Ivrea arrivò nella mattinata di quel tragico lunedì. Rispose il padre di Marina.
"Era lui, voleva parlare con mia figlia. Gli ho chiesto di lasciarla in pace. Lui ha sibilato che ci avrebbe fatto pagare tutto e a caro prezzo - ricordò con un groppo in gola Giambattista Corallo - Marina è partita alle 13 per Torino. L’aspettavano le lezioni al corso per maestre d’appoggio. È andata incontro alla sua morte...".
Secondo la polizia, infatti, la giovane, all’uscita dalla scuola, avrebbe trovato il suo assassino. Convinta a un ennesimo colloquio, Marina Corallo lasciò che salisse sulla sua auto, per poi cercare un posto tranquillo dove parlare.
Il resto è tragedia.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.