ALTO CANAVESE. “Una cosa così non è mai successa”. Flavio Abbà lo dice senza mezzi termini. E lo dice con cognizione di causa, perché fa l’agricoltore da tempo immemore e quindi ha anche un’ottima memoria storica.
“C’è poca acqua e le precipitazioni sono ancora meno, se arriva più acqua per il secondo raccolto lo si fa, se no si raccoglierà a ottobre quello che c’è” spiega Abbà.
Il problema più grosso, al momento, è il mais, che arriva in fioritura e si accinge a spigare. Ma se non c’è abbastanza acqua le piante rimangono piccole, così come pure la pannocchia, e questo significa meno mais.
“Nei terreni sotto Rivarolo - prosegue Abbà - l’acqua è scarsa e noi siamo lì che aspettiamo l’arrivo di qualche precipitazione, anche se al momento c’è stato solo tanto vento…”. Ma se il problema fosse solo la siccità, ci sarebbe quasi da tirare un sospiro di sollievo.
E invece no: la carenza idrica è andata ad aggiungersi a tutta una serie di problemi che già avevano messo in ginocchio il settore agricolo: “Sono aumentati - racconta Abbà - i concimi e il gasolio, che dai 60 centesimi di prima ora costa un euro e cinquanta al litro”.
Da qui la diagnosi tutt’altro che ottimista: “Quello che guadagniamo coi nostri prodotti non basterà a coprire tutte le spese, se andiamo avanti così siamo destinati a chiudere”. E cosa si può fare a livello politico per evitare questa situazione?
“Gli invasi - dice senza dubbio Abbà - per tenere l’acqua a monte”. Qualcosa, però, si sta muovendo. E’ recente infatti l’accordo tra Coldiretti Torino, consorzi irrigui e Iren Energia. La società energetica andrà a concedere altra acqua per l’irrigazione d’emergenza dei campi del Canavese. Dalla diga idroelettrica di Ceresole Reale usciranno altri 3 metri cubi al secondo di acqua.
Difende questo accordo Tiziana Merlo, agricoltore nonché presidente della Coldiretti di Argentera: “Questo accordo - dice - sarà una boccata di ossigeno per le nostre colture”. Dopodiché, la sua diagnosi non differisce troppo da quella di Abbà: “La siccità è ahimè l’argomento del momento - sospira Merlo - e ha messo in ginocchio un settore già provato dai rincari delle materie prime”.
A subire le conseguenze, spiega, “saranno soprattutto i produttori di latte e carne”. Ed effettivamente, la scarsità del foraggio ne è l’emblema. Il primo taglio, definito maggengo, che viene raccolto tra maggio e giugno, è quello qualitativamente migliore e sta subendo la crisi idrica come non mai. “Il secondo taglio, però - prosegue Merlo - rischia di essere scarsissimo o di non esserci”. Con conseguenze gravi sull’alimentazione degli animali.
“La politica doveva muoversi un po’ prima - aggiunge, critica, Simona Appino, agricoltore e segretaria della sezione altocanavesana del Partito Democratico -. Dei cambiamenti climatici si parla da un po’, e si sa che sono in atto. Indubbiamente si è arrivati in ritardo”.
Ora gli occhi sono puntati alla nuova PAC (Politica Agricola Comune) 2023-2027, una delle più imponenti politiche europee in fatto di bilancio.
Gli Stati UE hanno avuto tempo fino al primo gennaio 2022 per presentare i loro progetti di piani strategici, dopodiché la Commissione ha avviato il processo di valutazione di tali piani e di presentazione dei riscontri. La nuova PAC entrerà in vigore nel 2023 e si applicherà fino al 2027.
“In questo contesto - conclude Appino - spetta a Roma e al Parlamento Europeo prendere decisioni per fronteggiare la crisi”.
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