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Andrea Benedino racconta il suo “Pd”. Ma Sertoli non è Guazzaloca!

Andrea Benedino racconta il suo “Pd”.  Ma Sertoli non è Guazzaloca!

Andrea Benedino

Andrea Benedino (Pd) in consiglio comunale non c’è più. Lo abbiamo intervistato Così, all’improvviso, ti sei dimesso? Da quant’è che ti stavi preparando? Ho iniziato a rifletterci su l’estate scorsa, a settembre ne parlai con Fiorella Pacetti, chiedendole se sarebbe stata disponibile a subentrarmi, ma Fiorella mi chiese di poter rinviare di qualche mese perché i numeri dei contagi da Covid stavano nuovamente salendo e si stava già prospettando, come poi è stato, un inverno difficile per la nostra sanità e lei era in prima linea. Un mese fa gliene ho riparlato e lei ha accettato di raccogliere il mio testimone. Ho affrontato questo passaggio con grande entusiasmo, misto a un po’ di malinconia ovviamente. Volevi dare un messaggio? Volevo dare a Fiorella la possibilità di farsi un’esperienza in Consiglio Comunale per capire dall’interno i meccanismi e volevo dare il segnale che è ancora possibile in politica mettere da parte gli individualismi e lavorare per la squadra e non per i propri destini individuali. Cosa farai da grande? Si fa per dire... Mi occuperò con passione del mio lavoro, che mi sta impegnando tanto e continuerò a dire la mia come ho sempre fatto e ad interessarmi di quello che avviene nella mia città. Da semplice cittadino, senza incarichi politici o istituzionali. Come cantava De Andrè “si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio”. Continuerai a fare politica attiva tanto quanto oggi, di meno o neanche un po? Cercherò di mettermi a disposizione di quelli che, magari con un entusiasmo maggiore di quello che posso avere io dopo molti anni di impegno, sceglieranno di impegnarsi per la cosa pubblica. Fare politica significa anche saper passare il testimone e aiutare a crescere una nuova classe dirigente e Dio solo sa quanto la nostra città abbia bisogno di cittadini consapevoli e desiderosi di prestare il proprio servizio per la città con l’entusiasmo di chi si affaccia sulla scena pubblica per la prima volta. Tra poco meno di un anno si torna al voto. Non credi che la tua esperienza avrebbe ancora potuto essere utile al Pd? Se potrò essere utile con qualche buon consiglio da vecchio saggio, lo farò volentieri. Cosa manca al Pd? La forza del PD è di essere la forza che più di ogni altra crede nella prospettiva di un campo largo per costruire un’alternativa anche civica a questa amministrazione di centrodestra. Nove anni fa nella campagna per la rielezione al secondo mandato di Carlo Della Pepa coniai per il PD lo slogan della “Forza Motrice di Ivrea”: ecco, forse quello che manca è recuperare pienamente quello spirito, che è stato da alcuni male interpretato come “arroganza”, ma altro non era che la piena consapevolezza del ruolo che abbiamo svolto negli anni come centrosinistra al servizio di questa città. Hai visto in tutti questi anni una città che è cambiata, anche dal punto di vista politico. Secondo te in meglio o in peggio? Da un punto di vista economico Ivrea si è senz’altro impoverita, ma è una città che ha saputo reinventarsi per tempo e trovare nuove prospettive. Se ci pensi bene, la prima Giunta che iniziò a porre le basi per il riconoscimento Unesco fu la Giunta Maggia alla fine degli anni ‘90 con il MAAM e i frutti li ha raccolti Della Pepa alla fine del suo mandato.. anzi no, li ha raccolti Sertoli nei primi giorni del suo mandato, peraltro dopo una campagna elettorale trascorsa a seminare scetticismo e perplessità su quel riconoscimento. Te lo saresti mai aspettato un governo filo leghista sotto le rosse torri? Sinceramente no, anche se era un’eventualità che temevo. La campagna elettorale di quattro anni fa, d’altra parte, fu tutta in salita, era all’insegna di “tutti contro il PD” e i risultati purtroppo si sono visti Dove avevate sbagliato? Abbiamo peccato di supponenza. E non parlo di Maurizio Perinetti che seppe mettersi al servizio di quella difficile battaglia con grande generosità. Mi riferisco soprattutto a chi pensava che le primarie del PD fossero le vere elezioni e non l’occasione per scegliere il candidato più competitivo da mettere in campo. Mi auguro che sapremo trarre lezione dagli errori fatti allora. Primarie del Pd o primarie  di coalizione? Per me al primo posto dev’esserci la costruzione di un campo largo che sappia mettere assieme attorno a un progetto comune tutte quelle forze politiche e civiche che vogliono proporre un’alternativa a questa amministrazione. Lo strumento per la scelta del candidato deve venire dopo e deve essere funzionale a quell’obiettivo. Poi se proprio devo scegliere, preferisco le primarie di coalizione: temo che se dovessimo arrivare a celebrare primarie di partito, saremmo già all’anticamera della riedizione della sconfitta di quattro anni fa. Di molti progetti si sente parlare oramai da decenni ma non si riesce a concludere nulla. Secondo te perchè? Perché amministrare non significa avere la bacchetta magica e perché i tempi amministrativi sono lunghi. Ci vanno perseveranza e testardaggine per raggiungere certi obiettivi e tanta pazienza. Ma bisogna sempre aver chiara la direzione da percorrere. Ogni tanto ripenso a quanti anni questa città dovette attendere il risanamento dell’area ex Montefibre, tutti la definivano come Beirut dopo i bombardamenti. Ci vollero un sindaco testardo come Grijuela e ben due mandati amministrativi per dare una svolta a una situazione che si trascinava irrisolta da anni e un volto nuovo a quell’area, pur con tutti i problemi ancora da risolvere che ci sono ancora. Parliamo della biblioteca. Siamo sempre al punto di partenza. Se nel 2018 avesse vinto il centrosinistra sarebbe stato uguale o no? No, non sarebbe stato uguale. In questi anni ho quasi perso la voce nel ripetere che bisognava arrivare a far partire il bando di progettazione in modo aperto. Io ci provai nel poco tempo che ebbi a disposizione ma mi trovai contro il muro dell’allora Ufficio Tecnico che oppose la necessità di svolgere preliminarmente l’analisi statica e sismica dell’ex Cena, che a quel punto pretesi di fare. Ora siamo di fronte al lavoro che sta conducendo l’Alta Scuola Politecnica: si tratta di un lavoro importante, a cui ho dato anche il mio contributo, ma è ancora solo uno studio preliminare alla scrittura di un bando. Temo che questa amministrazione arriverà al termine del suo mandato senza aver né fatto partire il bando né abbattuto l’ex Cena. L’assessore alla cultura Costanza Casali in poco più di due anni è riuscita a conquistare il titolo di “Ivrea capitale del libro”. Secondo te - adesso lo puoi dire - è un buon assessore alla cultura oppure no? Dissi in tempi non sospetti anche alla diretta interessata che Costanza Casali sarebbe stato il migliore assessore alla cultura che questa amministrazione di centrodestra poteva esprimere e indubbiamente da quando ha ricevuto le deleghe si è visto un notevole miglioramento, soprattutto rispetto a quando quelle deleghe le aveva Sertoli direttamente. Se posso permettermi una critica a Costanza credo che un po’ più di umiltà  e riconoscenza non guasterebbe: se è riuscita a portare a casa il risultato della “Capitale del Libro” si deve soprattutto a chi prima di lei aveva seminato nel portare a casa il riconoscimento dell’Unesco e nel valorizzare un Festival letterario innovativo come “La Grande Invasione”. Che cos’è che la giunta di centrodestra ha realizzato per contraddistinguersi dai predecessori? Secondo me questa giunta, a parte gli annunci, ha realizzato ben poco. E la cosa che mi preoccupa maggiormente è la demotivazione che vedo nella macchina comunale, che si è senza dubbio impoverita nel corso degli ultimi anni. Come giudichi Sertoli?  È sicuramente una persona perbene, capace di tessere e coltivare pubbliche relazioni. Ma continuo a pensare che un sindaco secchione e sgobbone sia di gran lunga preferibile a un sindaco piacione. Mi ha molto colpito come nell’ultimo consiglio comunale per difendersi dalle mie critiche sull’inazione della sua Giunta sui temi della Via Francigena, lui abbia risposto rivendicando i selfie con i pellegrini davanti all’infopoint. Al suo posto mi sarei preoccupato piuttosto di rendere Ivrea protagonista della battaglia per il riconoscimento Unesco della Via Francigena, altro che selfie! Qual è il suo errore più grosso? Quello di non aver saputo imporsi sulla sua maggioranza e di esserne di fatto ostaggio. È partito con il potenziale politico di un Guazzaloca, ma non è riuscito a caratterizzarsi su nessun progetto strategico, tendendo a vivacchiare pur di sopravvivere. Ma così rischia di condannare Ivrea all’irrilevanza politica.  C’è chi dice che se il centrosinistra gli offrisse la candidatura a sindaco lui l’accetterebbe al volo. Secondo te una cosa come questa è fantascienza? È pura fantascienza. Secondo te il centrodestra si presenterà unito e compatto oppure no? Sono convinto che alla fine si ricompatteranno. È l’unico modo che hanno per giocarsi la partita di un secondo mandato. Anche se poi, in caso di loro vittoria, temo che le contraddizioni riesploderebbero ancora più forti dal giorno dopo. E il centrosinistra? Il centrosinistra ha il dovere morale di giocare questa partita per vincere. E potrà farlo solo se avrà una grande capacità di rinnovarsi, di aprirsi e di includere nella propria visione punti di vista differenti, sapendo distinguersi da questa amministrazione in particolare sui valori di fondo: in primis la solidarietà e quella che io definisco come una caratteristica di tutte le città come Ivrea attraversate da un fiume, ovvero la capacità di costruire ponti di dialogo.
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