Poco c’è mancato che la giunta, l’altra sera, non se la facesse sotto dal nervoso. E’ successo con la sonora bocciatura della delibera sugli aumenti legati all’addizionale Irpef. Assenti Maria Piras (per malattia) e Enrico Marchiori (in ritardo), quando il consigliere Donato Malpede ha dichiarato che si sarebbe astenuto e poi lo ha fatto veramente, per qualche minuto, alla vicesindaca Elisabetta Piccoli è crollato il mondo addosso.
“Cinque contrari, un astenuto e sei favorevoli. La delibera non passa. Manca la maggioranza dei votanti, cioè almeno 7.....” ha contato il presidente del consiglio Diego Borla.
Alè. Panico. Sguardi allucinati. Brividi sulla schiena. Voglia di urlare “vaffanculo”. “Chiedo una sospensione...” ha subito messo le mani avanti Piccoli.
Detto! Fatto! Tutti in conclave come i cardinali. E poi, in sottofondo, urla, lamenti e piagnistei. Quando la maggioranza è rientrata, visibilmente insoddisfatta, ecco la novità.“Una votazione che finisce “pari e patta” - ha più o meno sintetizzato il segretario generale - può essere ripetuta una seconda volta... E’ scritto nel regolamento”. Alè!
Gerardo Birolo “santo subito”, verrebbe da dire, considerando che con questa è già la seconda volta che salva la maggioranza dal pubblico ludibrio.
Intanto s’era aggiunto all’assise Enrico Marchiori e Donato Malpede, buona la seconda,era stato rimesso in riga e avrebbe poi votato a favore.
In verità Malpede in quest’occasione aveva davvero alzato la mano secondo coscienza, cambiando idea dopo un dibattito che aveva visto la Piccoli, arrampicarsi sui vetri.
A puntare il dito sulla riduzione degli scaglioni da 5 a 4 con un aumento dell’aliquota pari allo 0,3% (da 7,2 a 7,5) per i redditi fino a 15 mila euro e di un altro 0,3 (da 7,2 a 7,5 ( per redditi fino a 28 mila euro), senza alcun ritocco perper i redditi superiori con aliquota rimasta immutata (8%) sono stati un po’ tutti i consiglieri di opposizione.“Altro che gradualità - ha inforcato il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti -Le parole di Piccoli ci convincono poco. Se l’aliquota per i redditi più bassi passa da 7,2a 7,5 la gradualità va a farsi benedire. Qui c’è un aumento per i redditi più bassi, altro che adeguamento. Non è un’operazione equa. Si tratta di una scelta politica. Per carità da un governo di centrodestra non potevamo spettarci una cosa diversa. Peraltro che si tratti di un aumento è chiaro visto che in bilancio si prevede un aumento degli incassi da 2,85 a 3 milioni.Ho fatto dei calcoli e per i redditi più bassi l’aumento è dell’11 per cento, per i redditi oltre gli 80 mila euro solo del 4 per cento,Non siamo assolutamente d’accordo....”
A nulla sono servite le difese della vicesindaco sulla “gradualità” e sull’impossibilità di aumentare le aliquote (già ai massimi livelli) per i redditi più alti.“Se avessimo fatto un avvicinamento - ha più o meno ribattuto- non ci sarebbe stato quasi nessun beneficio. I redditi più alti erano già a 0,8 e non si poteva aumentare di più. Parliamo di un euro al mese. Un aumento irrisorio...”.
Come Perinetti anche il grillino Massimo Fresc e Francesco Comotto di Viviamo Ivrea.
“Quelli che guadagnano più di 75 mila euro sono gli unici che non vedono aumentata la percentuale dovuta. Voteremo contro ai criteri con cui è stato gestito l’aumento. E’ una proporzionalità al contrario. Capisco la necessità di fare cassa ma si doveva fare altrimenti....” ha inforcato il grillino. “Sarà anche solo un euro in più ma io a chi ha un reddito di 15 mila euro glielo lascerei in tasca.
E a sentire tutto questo Donato Malpede proprio non è riuscito a trattenersi: “Anche io chiedo una modifica, sennò mi astengo!”. L’ha detto, l’ha fatto per poi tornare indietro “ob torto collo” nella seconda votazione.
Una maggioranza attaccata con la colla? Probabilmente sì!
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