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IVREA. Quartiere San Giovanni, l’Asl To4 promette: “Un medico in più entro il prossimo Natale”

IVREA. Quartiere San Giovanni, l’Asl To4 promette:  “Un medico in più entro il prossimo Natale”

piazza boves

Problema del “Medico di base” che nel quartiere San Giovanni non c’è più.  La notizia è dei giorni scorsi. A darla è il consigliere comunale di maggioranza Donato Malpede. “Ci siamo incontrati con la dottoressa Ornella Vota dell’Asl To4 -  ci dice - Abbiamo fatto una perlustrazione dei locali di piazza Boves e ci ha promesso che prima di Natale avremo un medico....” “Alè!” verrebbe quasi da urlare considerando che eravamo rimasti fermi ad una deroga regionale alla normativa nazionale che aumentava a 1.800 (da 1.500 di partenza) il tetto massimo di pazienti gestiti da un singolo medico di famiglia.  Un cambiamento che nell’ambito di Ivrea avrebbe significato nessun medico in aggiunta per un bel po’ di anni alla faccia di una petizione dello stesso Malpede  di quasi 300 firme. A non farlo desistere quella  lettera firmata dall’assessore regionale alla sanità in cui si evidenziava che in base all’accordo nazionale sottoscritto il 21 giugno 2018 spetta a ciascuna Asl il compito di definire, all’interno dei vari ambiti territoriali, l’eventuale necessità di apertura di ambulatori di assistenza primaria. “Questo – commentava Donato Malpedemi fa capire che l’Asl ha il compito di trovare una soluzione. Noi, nel quartiere avevamo sia la struttura che il medico. Quel che chiediamo è la  continuità del servizio…” Tant’è! Per la cronaca, a San Giovanni, i cittadini avevano saputo di esser rimasti senza un medico con una comunicazione inviata via posta dall’Asl To4. Nell’informarli che la dottoressa  Laura Riccono sarebbe andata in pensione a decorrere dal 16 ottobre del 2021, il direttore di distretto dell’Asl To4 Ornella Vota li aveva invitati a scegliersi un altro medico di famiglia da una lista in cui comparivano Savino Ottino, Valter Molon, Vita Loglisci, Paolo Cresto e Giorgio Bertani. Riccono, da “medico titolare”, è stata l’ultima a presidiare l’ambulatorio di piazza Boves 2, almeno fino a circa un anno fa, quando ha chiesto un congedo famigliare ed è stata sostituita dal dottor Giammaria Rebuglio, medico in “attesa di specializzazione”. Morale? Senza più Riccono e Rebuglio, l’ambulatorio di piazza Boves ha chiuso i battenti. Con il cerino in mano sono rimasti circa 600 pazienti molti dei quali anziani e con difficoltà di deambulazione.  “Che senso ha costringerli a cercare un medico fuori dal quartiere?” si erano chiesti in tanti. Stando ai comunicati dell’Asl To4 successivi alla polemica scatenata da Malpede tutto sarebbe dipeso dalla bontà dei medici a svolgere attività anche nel quartiere San Giovanni. E i motivi per cui il quartiere San Giovanni fosse considerato un luogo “difficile” ce li aveva spiegati Donatella Migliarini che qui ha ancora parecchi pazienti non foss’altro che anche lei, fino ad un paio di anni fa, riceveva e visitava in piazza Boves . “I medici di famiglia possono però scegliere di visitare dove preferiscono – ci aveva raccontato – e io, fino a qualche anno fa, mi dividevo tra gli ambulatori di San Giovanni, di via Miniere e di stradale Torino. Mano a mano che sono cresciute le esigenze, ho però dovuto fare delle scelte per garantire una qualità del servizio ai miei assistiti. Non solo in termini informatici, anche di igiene e di adeguamento dei locali ai nuovi standard. Per questo ho optato per un solo ambulatorio in associazione con altri medici in stradale Torino. Sono puliti nel rispetto delle norme anti-covid. C’è una segretaria e siamo aperti 10 ore al giorno. Una questione di decoro e di dignità … L’ambulatorio di piazza Boves è fuori da ogni standard. Ho fatto ambulatorio per 10/12 anni senza poter aprire una finestra. Me ne stavo blindata in una stanza. La sala d’attesa è piccolissima e non può reggere alle normative. Il  bagno è da terzo mondo. Non c’è dignità e non c’è decoro. S’aggiunge la bocciofila con il suo via e vieni di persone e, all’occorrenza pure il seggio elettorale…”. La polemica era poi sbarcata in consiglio comunale con una mozione, approvata a larga maggioranza, in cui si era chiesto un impegno concreto del sindaco. Il dibattito s’era concentrato sul degrado della struttura. Malpede aveva chiesto una serie di lavori indifferibili e urgenti; il bianco alle pareti, la sistemazione dell’impianto di riscaldamento e delle serrante, la sostituzione delle sedie. “Nell’attesa che arrivi un medico di base - aggiunge oggi Malpede - ho chiesto un presidio infermieristico simile a quello in funzione nel quartiere Bellavista. Un luogo per misurare la pressione, per farsi fare una puntura. Mi smbra il minimo...” Liborio La Mattina
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