La domanda nuda e cruda è questa:quali sono le motivazioni che hanno indotto l’Amministrazione a non farsi carico della richiesta di fondi dell’Associazione Bellavista Viva, da destinare al progetto di “portierato sociale”, soprattutto alla luce dei finanziamenti che arriveranno dal PNRR?
Se lo chiede - e lo chiederà a sindaco e assessori - Gabriella Colossodel Pd.“E’ stato - commenta - un buon servizio di “custodia sociale”mirato a contrastare il senso di abbandono delle periferie. Un progetto riuscito, capace di ascoltare i bisogni e dare risposte agli abitanti del quartiere, quelli più fragili, più soli, soprattutto agli anziani. Un progetto che è stato capace di svolgere un ruolo di salvaguardia del bene comune, un presidio di legalità; capace di combattere l’emarginazione sociale e il senso di solitudine e abbandono: un vero progetto di “cittadinanza attiva”.
Nato per accogliere le famiglie degli operai della Olivetti, il quartiere Bellavista rappresenta sottomolti punti di vista un caso-studio per osservare le questioni e le opportunità che emergono dal confronto tra le necessità di conservazione e valorizzazione del patrimonio architettonico e urbano e le esigenze quotidiane di una comunità di abitanti decisamente diversa da quella per la quale il quartiere era stato progettato.
Oggi gli operai e gli impiegati Olivetti sono solo più un ricordo e al loro posto sono subentrati uomini, donne e in generale famiglie con gli stessi problemi di chi vi vive nelle tante altre periferie italiane.
“Il quartiere – ci spiegavano all’Associazione Bellavista Viva nata nel 2012– ha subito negli ultimi anni una lenta esclusione territoriale e sociale rispetto al centro. La popolazione è composta per quasi un terzo di ultra 65enni e molti problemi sono proprio legati all’abitare. La stragrande maggioranza degli immobili non è dotata di ascensori, conbarriere architettoniche e soluzioni inadeguate anche all’interno degli alloggi…”.
Nello specifico l’idea del “portierato sociale”, cioè di una persona che si reca di casa in casa ad ascoltare e cercare di risolvere problemi di disagio, di vicinato e di degrado degli immobili(perdite d’acqua, infissi rovinati, crepe nei muri, infestazioni, riscaldamento…), nasce nel2014in collaborazione con il Comune, il Consorzio IN.RE.TE, il gruppo Abele e un contributo della Compagnia San Paolo. Il raggio di azione fa riferimento ad una quarantina di famiglie residenti in tre condomini.
Fino all’ottobre del 2021 e negli ultimi due anni, l’attività ha potuto beneficiare di un contributo di 12 mila euro che risale alla precedente amministrazione guidata da Carlo Della Pepa.
Non sono tanti, ma sono stati indispensabili per pagare chi se neoccupava, cioè “Viola” del Gruppo Abele, così la conoscono tutti. Poi è arrivato Sertoli e quest’anno s’è bloccato tutto. Neanche più un “fiorino”!
E dire che l’intento dell’associazione Bellavista Viva, dimostrato in altri progetti come l’ambulatorio di quartiere, non è di sostituirsi al pubblico, ma offrire alla pubblica amministrazione nuovi servizi (progettati e sperimentati) che funzionano e che dovrebbero essere parte integrante del sistema sociale e sanitario.
E tra chi alla giunta non gliele manda a dire c’è Cadigia Perini del Circolo di Rifondazione Comunista“Una scelta politica miope – stigmatizzava qualche settimana fa –Ancora una voltal’amministrazione di centro-destra, invece di abbracciare e sostenere progetti sociali di alto e provato valore, li ostacola (pensiamo ad esempio alle difficoltà create allo ZAC!). Da ottobre 2021 il mancato rifinanziamento, veramente di piccola entità (6mila euro per un anno), ha di fatto interrotto il servizio, non potendo l’operatrice professionale svolgere certo gratuitamente il lavoro che è il suo lavoro…”
Per la cronaca, a fine anno la presidenza dell’Associazione è passata dalle mani della storica Giuliana Vivo (che è rimasta nel direttivo) al giovanissimo Gabriel Piccagli, 25 anni. Collaborano con lui anche Sergio Boni (Vice-presidente),DanielaTeagno, Mariateresa Pagliari, Giuseppe Bonaldo, Marcello Passeri,Alina Haiadau, Radu Nemes eMariangiola Saladini.
L’associazione si occupa tra le altre cose di manutenzione delle aree verdi comunie ha una sede al civico 78 di Viale Papa Giovanni XXIII a disposizione di tutti gli abitanti del quartiere. E’ qui che si organizzano una quantità incredibile di attività fisiche: dal ballo liscio, dalle arti marziali al country, dal gioco del bridge al disegno. E poi ancora “zumba”, canto, scultura e ceramica, scacchi, ricamo, tango argentino, pittura, chitarra…
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