La notizia della scoperta di un obelisco a Ivrea, nell’area dell’anfiteatro romano, l’avevamo data, non a caso, il 1° aprile sul nostro sito www.giornalelavoce.it. Si trattava evidentemente di un “pesce”. A distanza di due settimane, incredibile ma vero, all’amo ha abboccato il “Venerdì di Repubblica” con un articolo a firma di Mattia Giusto Zanon.
“In corso Vercelli -scrivevamo - una punta di obelisco in granito che doveva misurare almeno 5 metri. L’area, che era stata presa di mira da alcuni fanatici, è stata messa in sicurezza dalle forze dell’ordine e, domani (il 1° di aprile), intorno alle 12, è attesa, direttamente sul posto, una delegazione del Museo Egizio di Torino, composta oltreché dal presidente Evelina Christillin e dal direttore Christian Greco, anche da alcuni esperti egittologi....”. Tutto ripreso, punto per punto, da Repubblica con tanto di foto dell’ignara Christillin.
“Stando alle prime analisi - aggiungevamo - l’obelisco risalirebbe ad un periodo che va dal 118 al 138 dc. Sarebbe dedicato (il condizionale è d’obbligo) al culto di Antinoo, il bellissimo giovinetto originario della Bitinia e fortemente amato dall’imperatore Adriano, morto gettandosi volontariamente nelle acque del Nilo, per prolungare la vita all’Imperatore, seguendo il consiglio di una profezia. Secondo altri venne ucciso ma il risultato fu comunque che Adriano pianse e si disperò e lo divinizzò, e lo consegnò ai posteri dedicandogli città, templi, un’infinità di statue in ogni angolo del suo Impero. Così tante che i cristiani non ce la fecero a distruggerle tutte....”.
Tra gli altri - e per dare veridicità - alla falsa notizia scrivevamo anche che “da uno studio del Gruppo Archeologico Torinese i geroglifici non sarebbero stati scolpiti in Egitto, ma intagliati da artigiani locali che non avrebbero avuto familiarità con la scrittura egizia per cui le iscrizioni risultano incerte e con contorni modificati. Poco male considerando che l’obelisco è sopravvissuto alla distruzione operata dalla nuova religione cristiana...”.
Infine l’approfondimento a metà tra il serio e il faceto.
“L’età dell’obelisco, manco a dirlo coincide con l’epoca a cui si fa risalire l’Anfiteatro della colonia romana di Eporedia (l’attuale Ivrea). Si pensa che potesse ospitare più di diecimila spettatori. Per la sua costruzione dovette essere parzialmente demolita una villa preesistente, della quale alcune strutture murarie furono inglobate. I resti dell’anfiteatro, la cui presenza è nota a partire dai primi anni del Novecento, furono scavati in modo sistematico tra il 1955 e il 1964. L’indagine venne estesa nei primi anni ottanta alla villa adiacente, della quale sono per ora stati esplorati solo alcuni locali. Nel corso delle tante campagne di scavo sono state portate alla luce, oltre alle strutture murarie, anche monete, vasellame e resti di statue. Alcuni di questi reperti sono esposti nel museo civico P.A. Garda di piazza Ottinetti a Ivrea...”.
E tra i pesci d’aprile più riusciti de La Voce, in questi ultimi anni, sicuramente c’è quello (correva il 2017) della Madonna del santuario di Sant’Anna che s’era messa a piangere scatenando immediatamente un sopralluogo del Vaticano. Il prima a cascarci era stato il parroco don Dario Bertone. Nel 2018 la costruzione di una moschea a Settimo torinese. Nel 2016 il ritrovamento di quattro pepite d’oro nel torrente Dora Baltea. Nel 2021 il gaypride a Ivrea ma anche il ritrovamento di una nave dell’antica Roma venuta alla luce grazie al fiume Po in secca. Quest’ultima “fake news”, incredibile ma vero continua a mietere lettere ed ha superato più di 200 mila visualizzazioni.
Un circuito turistico dell’Antica Eporedia
Dalla notizia completamente falsa alla notizia assolutamente vera. La giunta (fiato alle trombe, rullo di tamburi) sta per definire con l’Agenzia del Demanio e la Soprintendenza archeologica alle belle arti l’acquisto di una piccola frazione di terreno sul quale sorge l’anfiteatro romano. Più precisamente un’area a “L” che va dal parcheggio e dall’edificio su corso Vercelli fino alle rovine.L’anno scorso, cerca di qua e guarda di là, l’amministrazione comunale si era accorta di essere proprietaria solo di tre quarti dell’Anfiteatro. Insomma, acquisita questa porzione di terreno non ci saranno più inutili giustificazioni sulla mancata valorizzazione e sull’inerzia.
In bozza c’è un circuito turistico dell’antica Eporedia, un percorso con pannelli e totem digitali che dovrebbe comprendere anche la necropolidi corso Vercelli, le testimonianze romane di piazza Balla (sotto la banca Intesa Sanpaolo), e quelli ritrovati in piazza Duomo relativi ad un vecchio battistero. Tutte cose, bene dirlo, che si sarebbero potute fare anche prima, anche un anno, due anni, tre anni fa....
Da anni in quest’ottica il Comune di Ivrea, l’associazione Gessetti colorati e la Soprintendenza promuovono passeggiate archeologica nella città storica con la possibilità di accedere all’anfiteatro e visita finale al Museo Garda.
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