RIVAROLO. Gli ambulanti che fanno il mercato a Rivarolo sono furiosi. Questo perché la Giunta Rostagno, con una delibera, ha confermato che il mercato cittadino continuerà a svolgersi dove si svolge dall'inizio dell'emergenza sanitaria: in corso Meaglia. Questo, almeno, finché non verranno risolti alcuni problemi che hanno a che fare con la sicurezza delle aree mercatali.
Il problema è che questo corso è nettamente meno centrale rispetto a via Ivrea, il luogo in cui prima i lavoratori del mercato si ritrovavano per vendere i loro prodotti. L'Amministrazione lo aveva spostato via da lì all'inizio della pandemia.
“Due anni fa - racconta l’ambulante Paolo Rivoli - ci è stato spostato il mercato dal centro storico alle vie laterali, e questa decisione doveva essere temporanea, ma la pandemia è finita e non ci hanno riportato in centro. Abbiamo così iniziato una battaglia per rientrare nel centro storico. Saremo aiutati dal GOIA”.
Il GOIA è un’associazione di categoria degli ambulanti che nasce nel 2010 dopo le proteste di piazza contro la Direttiva Europea Bolkestein. Assume lo status di associazione di categoria due anni dopo, quando firma un patto con l’Ugl.
Patto che però, dal 2020, l’associazione ha interrotto, per sottoscriverne uno con Fenapi, la Federazione Nazionale Autonoma dei Piccoli Imprenditori. Il presidente nazionale del sindacato, Giancarlo Nardozzi, ha diffuso una nota amara tramite i social network in merito alla situazione rivarolese.
"Dopo diversi incontri dove l'amministrazione ha preso in giro la categoria - inforca Nardozzi - in cui in un primo momento l'assessore dichiarava che non era intenzionata a spostare il mercato e invece dopo ci fa trovare la frittata pronta, dopo che abbiamo presentato più volte soluzioni mai prese in considerazione e con scuse banali pretendeva altra inutile documentazione per prendere tempo ci troviamo costretti ad esternare la nostra indignazione contro un'altra amministrazione che odia il mercato".
Le richieste del sindacato sono molto precise: "Abbiamo chiesto l'accesso agli atti per sapere dove sono stati spesi i soldi dei duc e del perché non sono stai indirizzati almeno in parte per rendere sicuro il mercato a detta loro pericoloso (dopo decenni che il mercato fa parte della storia della città). Ai Comuni del mercato e dei propri cittadini non frega niente".
Nardozzi denuncia un futuro di certo non roseo per la sua categoria: "Dando un colpo così al mercato - scrive - molti colleghi non ci torneranno più e ai suoi cittadini non sarà più permesso fare la spesa in un posto che é sempre stato l'ammortizzatore sociale di tutto il Paese. Ma la cosa più indegna é la vigliaccheria con cui si pongono questi comuni i quali hanno approfittato di un momento grave e storico come la pandemia, dove la nostra categoria si é resa disponibile per rispettare le regole ma comuni e amministrazioni come Rivarolo hanno lasciato i mercato disastrati. Gli sciacalli hanno più coscienza".
I commercianti scenderanno in piazza sabato prossimo per rivendicare la loro esigenza di tornare a fare il mercato dove si trovava prima della pandemia
"La situazione ha tantissimi step intermedi da rispettare - replica l'assessore alle attività produttive HelenGhirmu - per trovare una soluzione di accordo tra il rispetto di stringenti normative extracomunali e l'esigenza degli ambulanti di tornare nella posizione centrale. Anche l'Amministrazione ha in mente questo stesso obiettivo".
Ghirmu rivendica la capacità dialogica che l'Amministrazione ha messo in atto con le associazioni di categoria e coi sindacati: "Con le associazioni sindacali stiamo cercando di capire se ci sono delle modalità per riuscire a tornare in centro" dice.
Poi spiega il motivo del dilatarsi dei tempi, e soprattutto il perché non si potrà ottenere una soluzione in tempi brevi: "Il motivo per cui i tempi si stanno dilatando è che i nostri professionisti stanno redigendo dei piani di sicurezza che danno un riscontro negativo per il rientro in centro a causa dei balconi che non rispettano i parametri di altezza. Ora stiamo cercando di capire se facendo un'ulteriore richiesta ai Vigili del Fuoco di torino si può studiare un altro piano di sicurezza. I Vigili devono poter intervenire durante il mercato in caso di incendio o di un malore".
Viene spontanea una domanda: cosa c'entra lo stato d'emergenza con le normative di sicurezza imposte dai Vigili al mercato nel centro storico? Ghirmu lo spiega chiaramente: "Già prima della pandemia, soprattutto in seguito alla tragedia di piazza San Carlo a Torino, le normative che regolavano la sicurezza dei luoghi di aggregazione sono diventate più stringenti. Tant'è che già prima della pandemia avevamo rintracciato delle cose che non andavano".
L'instaurarsi dello stato di emergenza ha quindi costituito solo una ragione in più per spostare il mercato, e quindi il fatto che sia finito incide relativamente sulla ricollocazione del mercato: ora a dettar legge sono soprattutto le normative di sicurezza.
"Sicuramente per i nostri operatori non è stato bello vedersi una delibera in cui il mercato veniva confermato in corso Meaglia - ammette Ghirmu - così come per i cittadini non è bello vedersi il mercato spostato e doversi riabituare alla collocazione dei banchi che prima erano loro in posizioni note e familiari".
L'assessore lo afferma con forza: l'amministrazione sta facendo tutto il possibile. "Stiamo convocando uno a uno gli operatori - dice - per capire quale strada intraprendere. Stiamo dialogando tanto perché questi lavoratori possano essere contenti. L'obiettivo nostro è farli ritornare in centro, ma serve l'ok dei Vigili del Fuoco. Abbiamo sentito anche altri Comuni che hanno affrontato situazioni simili".
Per di più, "fino a giugno, nonostante la fine dello stato di emergenza, ci è stato richiesto di controllare l'afflusso delle persone nei luoghi pubblici. Le cose sono complesse e per noi non è mai bello togliere un evento da centro storico. Lavoreremo per trovare una soluzione vantaggiosa".
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