RIVAROLO. La Chiesa Evangelica ha recentemente inaugurato un locale a Rivarolo. I suoi membri hanno acquistato lo spazio e l'hanno reso un luogo di culto. All'inaugurazione c'erano anche il sindaco Alberto Rostagno e il consigliere comunale Marina Vittone.
Ma questo è solo l'ultimo atto di una storia che va avanti da quattro anni. "Prima eravamo in un locale del comune di Favria - spiega AmosForgianni, pastore evangelico rivarolese -, poi ci siamo spostati in un altro luogo sempre a Favria. Poi, a causa della pandemia, ci siamo resi conto che lì potevamo ospitare solo una ventina di persone, a fronte delle quaranta di prima, per via delle restrizioni".
Così i fedeli hanno cercato un locale mettendo un annuncio su Facebook, e una signora di Rivarolo li ha contattati offrendo loro il suo. "Il locale era un magazzino, che alla fine siamo riusciti a prendere e a trasformare. Abbiamo ricevuto un aiuto immenso dalla comunità, ci sono arrivati 300 metri quadri di piastrelle e non sappiamo ancora da chi".
E per Amos e gli altri fedeli queste non sono casualità o botte di fortuna: "Per noi sono benedizioni" spiega il pastore. Oggi in quel locale i membri della Chiesa svolgono la loro attività educativa e di celebrazione.
Ma qual è la storia di questo gruppo di persone accomunate dalla fede? "Noi nasciamo come Missione Evangelica Canavese - racconta AmosForgianni -, e da sabato 12 marzo siamo diventati Ministero Gesù Cristo Pane di Vita. E' un Ministero mondiale i cui rappresentanti europei sono a Barcellona. Proprio da lì sono arrivati due rappresentanti durante l'inaugurazione del locale di Rivarolo".
In Italia c'è un'altra sede a Torino, ma la Chiesa Evangelica si sta diffondendo anche a Roma e Brescia. In questa capacità di raggiungere quante più coscienze è possibile sta l'essenza del Ministero: "Noi crediamo alla parola di dio in toto, sappiamo che Gesù è il nostro pane di vita, e un Ministero nasce dal cuore di una persona che crede in questo e allarga la sua visione e la porta avanti".
In sostanza, "il Ministero è una visione della fede che viene allargata a tutti". Chi sceglie di aggregarsi alla Chiesa Evangelica accetta di approcciarsi alla fede seguendo parametri differenti rispetto al cattolicesimo. Gli evangelici nascono dal protestantesimo, e da questa tradizione hanno acquisito uno dei loro principi-cardine: la fiducia nella sola parola di Dio contenuta nella Bibbia.
Nessun dogma, nessun principio ufficiale, nessuna imposizione interpretativa di fronte ai testi sacri: il fedele legge e si fa un'idea di Dio interpretandone la parola. Alla base c'è ovviamente un lavoro culturale: i genitori fanno frequentare ai figli gli ambienti della Chiesa, li crescono secondo un'educazione fondata sui testi sacri.
"Io sono cresciuto in una famiglia di evangelici, ma ho fatto anche le mie esperienze fuori dall'ambito prettamente evangelico. Ciononostante ho scelto di restare qui" dice Forgianni. E ha scelto anche di battezzarsi: sì, perché la Chiesa Evangelica non battezza i suoi seguaci se non quando questi la scelgono consapevolmente.
Questo perché "nella Bibbia non c'è scritto che Gesù viene battezzato da piccolo, ma quando è già adulto". Ovviamente "può capitare che qualche ragazzino cambi strada, certo, e decida di non battezzarsi". Ma fa parte del gioco.
Amos parte dalla sua esperienza personale: "Io stesso ho chiesto un aiuto a Dio autonomamente. Da lì ho visto accadere delle cose fantastiche. Ad esempio, ci hanno detto che non potevamo avere figli, ma mia moglie dopo una settimana è rimasta incinta. Anche il mio lavoro, faccio il capotreno, è un dono di Dio".
Dentro la Chiesa ci sono delle cariche, tra cui il pastore e l'apostolo. Che differenza c'è? "Si riconosce visibilmente un pastore o un apostolo. L’apostolo ha ricevuto la visione e la dirama in più luoghi, ed è apostolo proprio perché influenza tante persone. Il pastore invece cura le anime che ci sono in un luogo specifico, le accompagna nel loro cammino".
Un altro aspetto interessante è l'assenza di sacramenti, a parte il matrimonio. Da cui deriva l'importanza che gli evangelici danno alla famiglia: "Tutti abbiamo famiglia, e noi crediamo molto nel suo accrescimento". Ma è proprio qui che la Chiesa evangelica incontra quella cattolica, perché entrambe concepiscono la famiglia in maniera molto classica, e la naturalizzano appiattendola su quella formata da uomo e donna.
"Noi non ammettiamo discriminazioni verso le coppie omogenitoriali, ma crediamo che questo concetto sia fuori dalla volontà di Dio" precisa Forgianni. Per gli evangelici, come per i cattolici, c'è solo la famiglia patriarcale e tradizionale. Il resto non è nulla.
In realtà, questa difficoltà ad ammettere il diverso si scontra con una vocazione al volontariato e all'inclusione sociale: "Noi lavoriamo sul territorio in ambito sociale - spiega Forgianni -, perché la parola di Dio ci chiede di aiutare le persone in difficoltà. Abbiamo aperto da sei mesi un banco alimentare che si chiama "Finestra del sole", abbiamo dieci famiglie che stiamo aiutando con gli alimenti e, più recentemente, ci siamo cimentati in una raccolta di beni per l’Ucraina".
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