Venghino signori venghino al circo Barnum della politica di casa nostra.
Venghino ad ascoltare le ultime visioni dell’Amministrazione comunale, con grande slancio di chi ha in mano la delega al patrimonio. Dopo aver immaginato 2,5 milioniper la risistemazione del terzo ponte e poi una marea di soldi incassati con la vendita dell’ex Valcalcino, utili per la trasformazione dell’ex Istituto Jervis in casa delle Associazioni, l’altro giorno, in giunta, si son svegliati tutti trafelati per correre a dare slancio anche all’ultima “pensata”. Han sognato di “sbolognare” Palazzo Giusiana alla Città Metropolitana, trasformandolo in una sorta di “succursale” del liceo Botta, che già un po’ lo è.
Un investimento fantasmagorico della bellezza di 8,8 milioni di euro, con una quota a carico del Comune di appena 800 mila euro, reperibili con mutuo.
Vero è che l’Amministrazione ha approvato un progetto di fattibilità e inviato la domanda di partecipazione ai fondi del Pnrr (120 milioni di euro in totale) messi a disposizione dalla stessa Città Metropolitana. Vero anche che, con la trasformazione dell’edificio in scuola, il Comune dovrebbe cederlo in comodato d’uso. Vero infine che su Città Metropolitana sono piovute decine di progetti e che per l’ambito di Ivrea (pagina 6) ci saranno la bellezza di 18,5 milioni di euro, il che significa che “c’era tanta trippa”. Insomma, a prescindere dalle “sudate” raccontate dal vicesindaco Elisabetta Piccoli su altri fogli, è stato davvero tutto molto semplice, come si può ben capire dai tanti comuni in elenco.
Nella visione dell’Amministrazione comunale eporediese il disegno totale che nella sua totalità riguarda anche i giardini antistanti e la Sala Cupola, prevede per lo storico palazzo, sede fino al 2015 del tribunale, una ristrutturazione in chiave energetica e anti-sismica.
Oltre alle aule del liceo si prevede un’aula studio aperta a tutti, più un “laboratorio della memoria salvata” di cui non si capisce la finalità, o meglio la si capisce solo leggendo ladelibera di giunta del 10 marzo, appiccicata di recente all’albo pretorio. Per poter accedere ai fondi ci voleva, infatti, almeno uno spazio di aggregazione ed inclusione e lo si è inventato di sana pianta usando paroloni altisonanti chestringi stringi non significano un bel niente. Il tutto - si legge .in collaborazione con il Consorzio In.re.te. Un “luogo condiviso” per la Comunità, attorno a cui ricostruire l’incontro intergenerazionale e interculturale e che include anche sedi di servizi o attività sociali (contrasto al disagio giovanile, centri diurni, laboratori per ragazzi con disabilità, case dei servizi forniti dalle associazioni).
In delibera sembra scritto in aramaico antico. Leggiamo: “Il progetto di Ivrea “Percorsi nella cultura classica e materiale, sociale e sportiva dell’Eporediese e Canavesano” rientra nella seconda linea “Costruzione o ricostruzione di spazi di aggregazione ed inclusione che contemplano due leve alternative di attrazione ragionate sulla base del contesto territoriale e idonee ad attrarre fasce sociali diversificate per età ed estrazione: spazi culturali e teatrali dedicati al confronto, “luoghi condivisi” per la Comunità, attorno a cui ricostruire l’incontro intergenerazionale e interculturale che includano anche sedi di servizi o attività sociali (contrasto al disagio giovanile, centri diurni, laboratori per ragazzi con disabilità, case dei servizi forniti dalle associazioni)”.
E, a ben vedere, in questa definizione ci sta dentro tutto, anche un bar. Non è un’esagerazione.
E’ il circo Barnum. E’ questo strano modo di investire i soldi del Pnrr che inizia a non convincerci più di tanto. Da impiegare in progetti tirati fuori dai cassettio preparati all’ultimo minuto senza alcuna logica, con i sindaci che fanno a gara a chi ce l’ha più grosso.
Nel dopoguerra si era puntato tutto sulle strade e sulle ferrovie:questo, a nostro avviso, avrebbe avuto davvero molto più senso.
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