ALTO CANAVESE. Simona Appino è stata eletta segretaria del circolo PD dell’Alto Canavese nel 2019, in seguito all’unione dei circoli di Cuorgné, Castellamonte, Rivarolo e Valle Sacra. In quel momento ci fu un’assemblea pubblica in seguito alla quale si unirono i circoli. Ora, la prossima sfida è il congresso metropolitano: tra le altre cose, i circoli saranno tenuti a rieleggere il proprio segretario. Con Appino abbiamo provato a tracciare un bilancio del passato e un quadro di speranze per il futuro.
Che cosa rivendicate in questi primi vostri anni di attività?
In questi due anni è stato tutto più difficile, molto obiettivi che ci eravamo proposti non siamo riusciti a raggiungerli. Ciononostante abbiamo portato avanti dibattiti e incontri. A ottobre 2021 abbiamo fatto una conferenza programmatica coi principali attori politici rivolesi, così come un altro incontro sulla sanità territoriale. Solo sabato abbiamo fatto l’incontro “Il Canavese e il Pnrr” per mettere in luce opportunità e problemi del nostro territorio in relazione al Piano. Lo abbiamo fatto a Cuorgné, dove abbiamo una sede fisica che cercheremo di tenere aperta.
Quanti tesserati avete in questo momento?
In questo momento abbiamo cento tesserati.
Si sa già chi sarà candidato alla carica di segretario?
Al momento ho parlato col direttivo di una mia plausibile candidatura, se ce ne saranno altre decideremo il da farsi. La mia intenzione è portare avanti il lavoro fatto fin’ora.
Che legami avete con le altre associazioni del territorio?
Intessiamo molti legami, tra cui con l’Anpi di Cuorgnè, cercando di partecipare a tutti gli eventi che organizzano. Io stessa arrivo dal mondo delle associa- zioni, sono stata presidente della Pro Loco della mia città e sono iscritta all’Anpi.
Proprio l’Anpi ha espresso un giudizio negativo sul manifesto della Regione Piemonte a proposito del giorno del ricordo: voi che ne pensate?
Non credo sia stato il massimo a livello comunicativo, ma d’altra parte sono convinta che la maggior parte del lavoro di educazione e comunicazione dobbiamo farlo noi, nelle azioni quotidiane di dialogo con le gio- vani generazioni.
Passiamo al territorio: cosa ha pensato della protesta di Coldiretti contro la va- riante alla provinciale 460?
Io stessa sono un imprenditore agricolo, quindi la questione mi ha toccata da vicino. Credo che sia importante ricordare che sono trent’anni che questo pro- getto aspetta di venire alla luce per portare nuove opportunità all’Alto Canavese. Sicuramente questi mezzi pesanti hanno portato difficoltà in paese, quindi una soluzione andava assolutamente trovata. Bisogna però creare opportunità di dialogo tra diverse associazioni e diversi mondi, l’agricoltura non deve essere tenuta all’oscuro delle decisioni politiche, la politica deve parlare alle persone e trovare soluzioni. Abbiamo bisogno di salvaguardare il territorio. Ciononostante, non abbiamo dato sostegno pubblico alla Coldiretti, discuteremo di questo e di tanto altro dopo il congresso.
Rivarolo: come sta governando Rostagno?
I sindaci di qualunque comune sono stati al centro di una pressione enorme durante la pandemia, e in questo momento tutti stanno lavorando ai fondi pnrr. Nel caso di Rostagno, lo apprezzo e apprezzo la sua sensibilità, così come la sua capacità di lavorare sempre in maniera rispettosa. Sicuramente si può sempre fare di più, ma i sindaci stanno lavorando egregiamente e fanno sempre da parafulmine per i problemi del territorio. Quello che è importante è lavorare insieme e dare impulso al Canavese.
Una questione che sta assillando Giunta e Consiglio a Rivarolo è il nuovo parco fotovoltaico di Argentera: voi come circolo che ne pensate?
Parliamo sempre di territorio e di polmone verde canavesano, e credo che alla fine dovremmo decidere dove portare il nostro territorio, anche alla luce delle nuove esigenze ambientali. A tutti piace vedere un’agricoltura che funziona e che si basa su colture tradizionali e non su pannelli fotovoltaici che dovrebbero essere adibiti su tetti e su altre strutture, però d’altra parte bisogna anche sostenerla l’agricoltura. L’agricoltore non fa mai i prezzi, vengono imposti. L’agricoltore non decide nulla, gli altri decidono per lui, mentre invece la coltivazione dei campi dovrebbe tornare a essere al centro in territori come questi. La politica deve dare certezze e programmare seriamente gli interventi, e se noi vogliamo preservare il territorio, un impianto del genere non è il massimo sotto diversi punti di vista.
Favria: tra poco ci saranno le elezioni, come pensa abbia amministrato Bellone?
Sicuramente Vittorio Bellone si è impegnato tantissimo su Favria, e non sarà facile trovare amministratori che si possono dedicare così tanto sul territorio. Non possiamo criticare a prescindere il suo operato, ma riconoscere l’impegno. Come donna mi auguro certamente di vedere delle componenti femminili forti e in grado di portare delle nuove opportunità.
Alle elezioni sosterrete qualcuno?
Non sappiamo ancora chi sosterremo, per ora andiamo a congresso e poi prenderemo in mano la questione delle elezioni per ragionarci, tenendo ben presente che fare l’amministratore non è facile, ed è complesso trovare qualcuno che voglia farlo. Cosa pensa del ricorso che il Comune ha fatto per non pagare il debito con Mgl Gest? Ovviamente è una questione complessa, dove ci sono comuni scontenti si crea sempre attrito e a risentirne sono i cittadini.
Cambiamo ancora: i comuni stanno correndo per arrivare ai fondi del Pnrr, voi che ne pensate? Può essere una buona opportunità?
Ne stiamo discutendo molto. È qualcosa di fondamentale, ci sono tante scadenze da rispettare e tempi brevissimi per farlo. È un’opportunità enorme per cambiare il volto del territorio, un lavoro che va affrontato da tutti gli amministratori assieme per portare opportunità e servizi. Non so quando si ripresenterà una simile opportunità: anche se gli ultimi fondi arriveranno entro il 2026, il Piano servirà a finanziare infrastrutture e edifici sanitari quali le case di comunità e le case di riposo. Quindi, per ora, ci concentriamo a lavorare sulla questione. Abbiamo anche promosso una bellissima discussione sul tema all’evento “Il canavese e il Pnrr”, con anche l’intervento di Marco Bussone dell’Uncem, che ha ricordato che abbiamo il dovere di preservare le persone del nostro territorio, che sono circa ottantamila nell’Alto Canavese. Queste persone hanno diritto ad avere servizi come quelli che abitano in centro a Torino. Non possiamo transigere sul fatto che i servizi corrono il rischio di essere scarsi. Ad esempio, il pronto soccorso di Cuorgné è ancora chiuso e questo non va bene. Per questo e per tanti altri casi noi speriamo che alla fine della pandemia le case di comunità possano dare un po’ di respiro. Il Pnrr sarà un’occasione ottima, ma dobbiamo ricordarci che una parte dei soldi dovranno essere restituiti, quindi tutto ciò che vi verrà fatto deve essere perfetto. La nostra area è diventata a rischio, e noi dobbiamo portare lavoro e dignità.
Come ha reagito la sanità territoriale di fronte alla pandemia?
Sul territorio sono rimasti indietro molti servizi sanitari, le visite hanno ancora tempi di at- tesa lunghissimi. I medici e gli infermieri sono stati grandiosi e hanno cercato di sostenere le persone in questo momento. Noi rivendichiamo il bisogno e la necessità della sanità, che deve essere al primo posto. Continueremo a lavorare e a dare il massimo contributo per ciò che potremo fare. Nei paesi dell’Alta Valle c’è ancora troppa difficoltà a reperire medici e personale infermieristico, e mancano i servizi per raggiungere gli ospedali. Dobbiamo pensare a anziani, disabili e persone più deboli: come fanno loro senza strade, infrastrutture e autobus ad andare a curarsi? Si parla del nuovo ospedale da costruire nell’eporediese, ma se non si può arrivare in quella zona in tempi rapidi per man- canza di infrastrutture il lavoro rischia di essere inutile.