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L’area di Pavone Canavese è esondabile. 39 sindaci fanno il tifo per Ivrea

Una riunione di 39 sindaci dell’eporediese non a caso a Bollengo. L’ha organizzata il sindaco Luigi Sergio Ricca per commentare lo studio dell’Ires e scrivere una lettera al Governatore Alberto Cirio e all’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi. Vogliono il nuovo ospedale. Lo vogliono nell’area ex Montefibre e sono pronti a tutto anche ad andare in guerra con i colleghi che han suggerito Pavone. Ai “fans” di Montefibre iniziali se ne sono peraltro aggiunti alcuni che in un primo tempo facevano la “ola” per l’ex Olivetti di Scarmagno, ipotesi naufragata sotto i colpi del progetto Italvolt per una gigafactory. Tra le mani, oltre allo studio dell’Ires, anche il Piano Speditivo del Nodo Idraulico inviato il 28 settembre scorso dal Prefetto a tutti i Comuni interessati.  “Leggete qua - ha preso la parola Ricca - Si legge che l’esondazione nelle golene del torrente Chiusella può manifestarsi soprattutto a Parella, Pavone e Romano...”. Il punto di partenza è che “nello studio dell’Ires si dice che l’ospedale di Ivrea risulta critico rispetto agli usi attuali e non pienamente recuperabile con gli interventi diffusi ed intensivi necessari”, quindi  “diventa indispensabile la realizzazione di una nuova struttura per 300 posti letto” I sindaci si sono concentrati su una delle caratteristiche che, secondo l’Ires, il nuovo ospedale dovrà necessariamente avere: “Essere connesso all’intorno urbano da percorsi che lo rendano facilmente raggiungibile da diverse categorie di utenti (trasportato o accompagnato in urgenza, paziente o accompagnato con mezzo proprio o con mezzi pubblici, visitatore, personale sanitario, personale tecnico, fruitore occasionale dei servizi offerti)...”. Sempre loro hanno ricordato uno studio del Politecnico  che, confrontando 4 siti, aveva stilato una graduatoria con al primo posto l’area ex Montefibre di Ivrea, seguita da Romano, San Giorgio e Banchette (area Ribes). “A chi obietti che la valutazione è datata - stigmatizzano e scrivono  - occorre ricordare che da allora ad oggi la collocazione ad Ivrea, ex Montefibre, si è rafforzata con la realizzazione del Poliambulatorio, la costruzione della passerella sul fiume Dora e nuova viabilità di accesso. Nella zona ex Montefibre è oggi disponibile un’area cantierabile di 100.000 metri quadri che ben può rispondere anche a quei criteri di urbanità e socialità che certamente non ha l’area di Pavone indicata in alternativa  da alcuni Comuni ...”. E non basta. Tra le caratteristiche dell’area Ex Montefibre, che la renderebbero “preferibile” a qualsiasi altro sito ci sarebbero anche i costi di costruzione considerando che oltre ai 36.000 metri quadri per la realizzazione dell’edificio in sè, su più piani, ne occorreranno altri 14.400 per i parcheggi e qui ne sono già stati realizzati per 6.385.  “Se si optasse per Pavone - concludono - si andrebbero ad occupare terreni agricoli, mentre per l’area ex Montefibre si tratterebbe di recupero di un’area dismessa dall’originario utilizzo...”.  • Primo firmatario della lettera Stefano Sertoli di Ivrea. Segue il sindaco di Bollengo e altri 37: Albiano, Andrate, Azeglio, Banchette, Barone, Borgofranco, Borgomasino, Caluso, Candia, Caravino, Carema, Cascinette, Chiaverano, Cossano, Cuceglio, Foglizzo, Lessolo, Maglione, Mazzè, Mercenasco, Montalenghe, Montalto, Nomaglio, Orio, Palazzo, Piverone, Quassolo, Quincinetto, Romano, San Giorgio, Settimo Rottaro, Settimo Vittone, Strambino, Vestignè, Villareggia, Vische, Vialfrè
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