C’è chi l’ambulatorio del quartiere San Giovanni l’ha visto e gli è sembrato di essersi catapultato in un paese del terzo, forse quarto mondo, e c’è il consigliere comunale
Maria Piras.
“Volevo chiedere una cosa? - s’è presentata lancia in resta l’altra sera in consiglio comunale -
L’avete visto l’ambulatorio di San Giovanni? Ahimè! Cos’ha che non va? Ditemi? Io sono andata stamattina. Sinceramente a parte un pezzo di zoccolino nel corridoio. Non so che cosa bisogna fargli. Le finestre ci sono e si aprono. C’è tanto di lucchetto. Io son andato a vederlo apposta. Aldilà di pensare al lusso non vedo cos’altro si potrebbe fare. E’ una questione di numeri. Anche la Valchiusella è senza medici e senza pediatri. San Giovanni è comunque un quartiere da cui la gente si sposta per mille altri motivi. Vorrà dire che temporaneamente finché l’Asl non riuscirà a risolvere il problema, sisposterà per andare dal medico....”
Che poi, per inciso (e l’inciso lo ha fatto lei).
Piras abita al fondo di via Cascinette e ha il dottore a Chiaverano. Cioè: lei, sale in macchina e ci va... E se lo fa lei perchè mai non potrebbero farlo anche tutti gli altri...? Ecchecavolo! Capita l’antifona? E fanculo quelli che non hanno figli motorizzati.
Parole stonate... Considerando quel che si è detto e scritto in questi giorni. Secondo l’Asl TO4, infatti, il problema non esiste. Non è una questione di medici che mancano, ma di medici che lì non ci vogliono andare. Perchè la sala d’attesa è troppo piccola per assecondare le norme anti-covid. Perchè oggi gli studi medici sono
informatizzati (ricette elettroniche) e lì non c’è il wi-fi. Perchè le finestre sono difficili da aprire.
Dello stesso avviso la capogruppo della Lega
Anna Bono con cui da qualche tempo la
Piras viaggia d’amore e d’accordo.
“Io capisco -
è intervenuta nel dibattito -
Più il medico è vicino e disponibile e più funziona il sistema sanitario nazionale. Però in piazza Boves servono piccoli interventi, più estetici che altro. Chi ha lasciato lo ha fatto per motivi di anzianità. Tra l’altro è un locale che ha dei vantaggi. E’ luminoso...”.
E poi di nuovo una critica alle mozioni che a suo dire, costruite come sono costruite, getterebbero discredito sull’Asl...
Tant’è!
“Per qualcuno c’è lo zoccolino - è intervenuto il consigliere
Donato Malpede -
Io però un po’ ci capisco e da quel che ne capisco c’è come minimo da dare il bianco. C’è da controllare l’impianto di riscaldamento. Le sedie sono da sostituire. Alle serrande sono venuti gli operai a mettere lo svitol. Qualcuno mi ha detto mettiamo la corda ma io le sostituirei con quelle elettriche. ..”.
Malpede, peraltro, alla rinascita del quartiere San Giovanni ci crede. Sua una petizione inviata alla Direzione regionale dell’Asl to4 e
all’assessore regionale alla sanità
Luigi Genesio Icardi che in pochi giorni ha raccolto quasi 300 firme
“Non vorrei si pensasse che mi interesso solo di San Giovanni - ha puntualizzato -
Mi sono anche occupato del sottopasso di via Verdi per far pulire la fogna che era tappata..”
La notizia
Nello specifico, a San Giovanni, i cittadini hanno saputo di esser rimasti senza un medico, in seguito ad una comunicazione dell’Asl To4. Nell’informarli che la dottoressa
Laura Riccono sarebbe andata in pensione a decorrere dal 16 ottobre, il direttore di distretto dell’Asl To4
Ornella Vota li ha invitati a scegliersi un altro medico di famiglia da una lista in cui compaiono
Savino Ottino, Valter Molon, Vita Loglisci, Paolo Cresto e
Giorgio Bertani.
Riccono, da “medico titolare”, è stata l’ultima a presidiare l’ambulatorio di piazza Boves 2, almeno fino a circa un anno fa, quando ha chiesto un congedo famigliare ed è stata sostituita dal dottor
Giammaria Rebuglio, medico in “attesa di specializzazione”.
Morale? Senza più
Riccono e
Rebuglio, l’ambulatorio di piazza Boves ha chiuso i battenti.
Con il cerino in mano sono rimasti circa 600 pazienti molti dei quali anziani e con difficoltà di deambulazione.
“Che senso ha costringerli a cercare un medico fuori dal quartiere?” si sono chiesti in tanti.
Come funziona tecnicamente ce lo aveva spiegato
Antonio Barillà, segretario regionale dello SMI (Sindacato medici italiani).
“Da normativa, se nello stesso ambito territoriale esistono medici che possono acquisire ulteriori pazienti, l’azienda non può nominare un sostituto. Poi entra in gioco l’opportunità politica e assistenziale. Se il quartiere è fuori mano, si devono trovare soluzioni che non arrechino disagio…”.
Quel che si capisce, insomma, è che tutto dipende dalla bontà dei medici dell’ambito territoriale a svolgere attività anche nel quartiere San Giovanni.
Come mai il quartiere San Giovanni sia considerato un luogo “difficile” ce lo aveva spiegatoi il medico
Donatella Migliarini che qui ha ancora parecchi pazienti non foss’altro che anche lei, fino ad un paio di anni fa, riceveva e visitava in piazza Boves .
“I medici di famiglia possono però scegliere di visitare dove preferiscono - ci aveva raccontato -
e io, fino a qualche anno fa, mi dividevo tra gli ambulatori di San Giovanni, di via Miniere e di stradale Torino. Mano a mano che sono cresciute le esigenze, ho però dovuto fare delle scelte per garantire una qualità del servizio ai miei assistiti. Non solo in termini informatici, anche di igiene e di adeguamento dei locali ai nuovi standard. Per questo ho optato per un solo ambulatorio in associazione con altri medici in stradale Torino. Sono puliti nel rispetto delle norme anti-covid. C’è una segretaria e siamo aperti 10 ore al giorno. Una questione di decoro e di dignità ...
L’ambulatorio di piazza Boves è fuori da ogni standard. Ho fatto ambulatorio per 10/12 anni senza poter aprire una finestra. Me ne stavo blindata in una stanza. La sala d’attesa è piccolissima e non può reggere alle normative. Il bagno è da terzo mondo. Non c’è dignità e non c’è decoro. S’aggiunge la bocciofila con il suo via e vieni di persone e, all’occorrenza pure il seggio elettorale…”.
Il sindaco
Insomma, peggio di così, c’è solo l’inferno ma non la pensa così neanche il sindaco
Stefano Sertoli.
“Ci siamo recati in piazza Boves con i colleghi consiglieri Donato Malpede, maria Piras e Pierfranco Lodesani - ha raccontato -
In effetti i locali non sono lussuosi (ne ho visti di più belli) ma dal mio punto di vista sono consoni. Basta qualche miglioria Ne ho parlato con di direttore distretto Ornella Vota e con il direttore generale Stefano Scarpetta, quest’ultimo mi ha promesso che verrà a parlare direttamente con gli abitanti del quartiere.... Ricordo che con il bando di rigenerazione urbana avevamo messo centinaia di migliaia di euro nelle periferie e le opposizioni avevano votato contro questa modifica...”.
Boh! Sarà...
E meno male che
Scarpetta, nonostante le disgrazie dell’Asl, i pronto soccorso che chiudono, i medici che scappano, le prenotazioni di visite lunghe come la quaresima, i debiti da ripianare, le sale chirugiche vuote il pomeriggio eccetera, eccetera eccentera, ha tutto questo tempo da dedicare a Sertoli...
In ogni caso, per il momento, di medici in più non se ne parla. Che poi, come già spiegato, anche a nominarne uno in più, non è detto che voglia visitare lì...
E di fronte a tutto questo poco ci è mancato che il consigliere comunale
Francesco Comotto non si mettesse a piangere. Suo l’invito a volare un po’ più in alto
“Rimango basito dalla risposta di Piras - ha stigmatizzato -
Dipinge un quadro roseo. Sembra che Ivrea sia in Svizzera. Lo vada a raccontare agli abitanti del quartiere. Nelle campagna elettorale ci riempiamo la bocca sul degrado delle periferia e poi non siamo in grado di cogliere un’opportunità. A San Givoanni sono spariti anche i negozi. Che senso a discutere dello zoccolino e della maniglia...”.
Sconcertata e allibita dalle dichiarazioni di
Piras, il consigliere comunale
Gabriella Colosso.
“Anche io ho un papà di 90 anni. - ha stigmatizzato -
Ho la macchina e riesco a portarlo dove mi chiede, ma chi non ha questa disponibilità? Mi sembra una critica alle mozioni a prescindere...! Chiedo anche io di ampliare la visione e ripensare alle periferie in altri termini. So di uno studio per gli ambulatori di quartiere con medici in pensione ...”.
La sintesi del dibattito è toccata al grillino
Massimo Fresc.
“Queste tensioni non mi appartengono - ha commentato -
Rendono improduttivo il lavoro che stiamo facendo. Che motivo c’è di costruire un risposta cercando la polemica. Piuttosto facciamo i complimenti a Malpede che si è messo insieme ad altri a raccogliere le firme. A chi parla di maniglie e zoccolini rispondono 230 famiglie che vivono nel quartiere. Resta il problema di un medico che non c’è più e questa dovrebbe essere l’occasione per fare una serie di lavori di manutenzione. Investire in un ambulatorio equivale a investire in un quartiere di una città disarticolata...”.
Alla mozione in cui si è chiesto un impegno concreto del sindaco anche la maggioranza ha detto “sì”. Un’unica astenuta: Maria Piras.