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04 Ottobre 2021 - 18:11
La filiale di Pont Canavese della banca Intesa San Paolo
PONT CANAVESE. A Pont chiude la filiale di Intesa San Paolo: i clienti sono stati informati che dal 15 ottobre il loro conto verrà trasferito a Cuorgnè.
La notizia è piombata come un fulmine ma non a ciel sereno: per quanto imprevista, arriva dopo un progressivo ed impressionante ridimensionamento della sede pontese che in pochi anni era passata da 7-8 dipendenti a 2; da due casse aperte anche nel pomeriggio ad una sola aperta solo al mattino, fino a non avere più alcuna cassa dal dicembre 2019, lasciando i correntisti sempre più smarriti ed in difficoltà.
Presente da molto tempo, a Pont il San Paolo era un’istituzione ed insieme all’Unicredit - già Cassa di Risparmio di Torino - rappresentava “la banca” per eccellenza: la Sella è arrivata molto più tardi.
L’Istituto Bancario San Paolo c’era quando il paese era un importante centro industriale ed all’epoca della decadenza, allorché molti suoi abitanti si trasferirono a Torino per lavoro e tanti altri si trasformarono in pendolari; c’era durante la relativa ripresa degli Anni Settanta ed Ottanta e negli anni recenti della nuova crisi occupazionale: insomma, ha accompagnato la storia di Pont e dei pontesi.
Difficile immaginare vuota quella sede che, con qualche modifica ed allargamento, è la stessa da molti decenni, collocata in posizione di grande visibilità all’angolo tra Piazza Craveri e Via De Stefanis.
Pont è un paese di anziani, molti dei quali non hanno dimestichezza con le tecnologie e preferiscono il contatto diretto con impiegati o funzionari che conoscono da anni e dei quali si fidano, che magari ricordano a memoria i numeri di conto e trattano in modo cordiale ed amichevole anche i piccoli clienti.
Non tutti sono esperti di borsa e di finanza, nemmeno tra coloro che di soldi ne possiedono, e chi cerca consigli per un investimento li vorrebbe ottenere da una persona in carne ed ossa, alla quale fare delle domande guardandola negli occhi e non parlandole attraverso un telefono.
Allo stesso modo, non tutti coloro che vivono a Pont hanno voglia di prendere la macchina e di recarsi a Cuorgnè per un semplice prelevamento; meno ancora ne ha voglia chi prima di arrivare a Pont ha percorso chilometri e chilometri per scendere dai paesini di montagna.
Queste cose, però, alle banche degli Anni Duemila non interessano: hanno come obiettivo prioritario quello di tagliare il più possibile i costi per moltiplicare i profitti. Basti pensare a quel che è accaduto con l’Unicredit, che aveva una diffusione più capillare in quanto nata come cassa di risparmio popolare destinata a raccogliere i piccoli risparmi senza scopo di lucro.
Mutata la ragione sociale, sono cambiate le finalità e così ha cominciato ad abbandonare le sedi decentrate.
Nelle vallate intorno a Pont è toccato a Sparone nel 2016 (inutili le richieste che venisse almeno mantenuto lo sportello del Bancomat) e a Ronco nel 2017: entrambe erano state in precedenza ridimensionate negli orari. Eppure a Ronco la banca era una presenza importante non solo per gli investimenti o i prestiti ma per incombenze che teoricamente non le sarebbero spettate ma di cui si faceva carico, con reciproca convenienza delle parti.
I tanti francesi - figli, nipoti e pronipoti di emigrati valsoanini - che vengono in Valle Soana per le ferie e vi hanno una casa per la quale occorre pagare imposte, bollette, polizze assicurative, potevano contare sull’Unicredit per versare il dovuto a tempo debito senza doversene occupare di persona.
Non si può proprio dire che le banche intendano dare il loro contributo alla salvaguardia dei centri minori, nei confronti dei quale si notano da qualche tempo, pur fra molte contraddizioni, timide aperture da parte del potere politico. Per fermare l’esodo e tentare il ripopolamento è infatti inevitabile garantire alle popolazioni la presenza dei servizi essenziali e fra questi le banche rientrano a pieno titolo.
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