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30 Settembre 2021 - 22:50
Maria Piras
L’Asl To4 sta cadendo a pezzi? Non per tutti! Per alcuni non s’è ancora toccato il fondo.... L’altra sera, in consiglio comunale, lo hanno detto in tanti. Eppure, per un voto, la mozione che avrebbe impegnato il sindaco, nella sua qualità di presidente, a convocare più spesso la conferenza dei 174 sindaci (cioè l’organo politico della sanità territoriale) non è passata. Favorevole l’opposizione e pure il capogruppo Donato Malpede e il leghista Enrico Marchiori, ma in 9 della maggioranza si sono astenuti... Un compito, quello del sindaco della Città di Ivrea, previsto dallo statuto dell’Asl To4, da svolgere tutte le volte in cui c’è qualcosa di cui parlare. E cosa ci sia di così urgente da discutere è sotto gli occhi di tutti. “Si dice che la Regione fa quello che vuole: non è così - ha inforcato il consigliere comunale Francesco Comotto - La Conferenza è un forte strumento di pressione. Basta leggere lo statuto per capirlo... L’ASL TO4 in questi mesi si è messa in luce per i buchi di bilancio e per la disorganizzazione più totale. Qualche giorno fa è stata lanciata una petizione, che ha raccolto migliaia di firme. Si chiede a gran voce la riapertura del reparto di pediatria chiuso dal novembre 2020. Da allora i bambini dell’eporediese vengono dirottati all’Ospedale di Ciriè. A Ivrea si sta garantendo solo il servizio di pronto soccorso e non la degenza e l’eventuale ricovero… E poi c’è la situazione dei Pronto soccorso con la chiusura di quello di Cuorgnè e l’inefficienza degli altri con particolare riguardo all’Ospedale Ivrea che è a dir poco disastrosa … La mancanza di personale è diventata inaccettabile e viene garantita solamente in base ai cosiddetti “gettonisti”. All’interno dell’ospedale poi ci sono continui spostamenti di reparti e di servizi e l’arretrato in alcuni settori come la chirurgia è ormai praticamente irrecuperabile. Viene da chiedersi cosa devono fare quelli che sono in lista di attesa da mesi per un’operazione e non possono permettersi di rivolgersi alle strutture private…”. Senza contare che s’allungano pure le liste di attesa per visite ed esami e che gli operatori continuano a spostare di settimana in settimana le prenotazioni trovando magari un posto a 50 km di distanza. Comotto è Fresc hanno ricordato i pareri negativi ai bilanci espressi, dal 2018 in avanti dal Collegio sindacale, tutti inviati alla Corte dei conti. E si comincia dal 2017 con una perdita di “soli” 3,2 milioni di euro per passare al profondo rosso del 2018 di 18,8 milioni, trasformatosi in 24 milioni nel 2019 e nel 2020. “E allora – ha sottolineato Comotto – qualcuno dovrà prima o poi chiedersi come mai, di fronte a numeri così, l’Asl To4 continui a sborsare per i servizi offerti dalla “Clinica Eporediese”, cioè al Policlinico di Monza, più di 16,5 milioni all’anno dal 2017 al 2019 diventati più di 17,4 milioni nel 2020. Vorremmo si verificasse se le cifre corrisposte al privato siano corrette e motivate, ma anche un dibattito sull’opportunità di una tale spesa verso la sanità privata a scapito di investimenti su quella pubblica…”. Dal Policlinico alla Diocesi di Ivrea con quell’affitto (pari a 140 mila euro all’anno) per gli ex Artigianelli di via Aldisio che in base agli accordi a suo tempo presi si sarebbe dovuto lasciare con l’apertura del nuovo Poliambulatorio dell’area ex Montefibre. Infine dito puntato sul Piano Arcuri che aveva destinato 4,2 milioni di euro per incrementare i posti letto di terapia intensiva, da 19 a 32 nell’intera ASL, liberando le sale operatorie occupate come reparti di emergenza. “Non sembra sia successo nulla – ha stigmatizzato Comotto – Non si hanno notizie di come siano stati utilizzati gli ingenti fondi per le attività connesse al COVID 19 tra i quali 2,5 milioni per l’assunzione di infermieri, 2,8 mln per piani aziendali di potenziamento del territorio, 2,9 mln per l’ADI e relativa strumentazione…”. E di fronte a tutto questo Sertoli che ha detto? Ha alzato le braccia al cielo come un prevosto. Ha confessato di non essere in grado di leggere un bilancio (“Non sono un tecnico”) e neppure di interferire con le decisioni (“Non sono un medico”) infine ha espresso forti dubbi sull’utilità della Conferenza dei sindaci. Patetica ammissione della sua incapacità di gestirla... “Il territorio è estremamente esteso e su molte questioni si perde l’interesse a discutere - ha fatto il mea culpa - Aggiungo che è difficile interferire su obiettivi che sono stati dati dall’Assessorato regionale... Parliamo del buco di bilancio? Io sono ben contento se il buco è servito per acquistare nuovi macchinari o per l’ammodernamento”. La polemica, se proprio questo deve essere il terreno, Sertoli al massimo la fa con i sindaci dell’Alto Canavese che, come massoni, avrebbero organizzato una serie di riunioni con il vicepresidente dell’Ires Mauro Durbano che è anche vicesindaco a Ceresole. L’Ires (Istituto di ricerche economiche e sociali) sta valutando i due siti su cui costruire il nuovo ospedale di Ivrea (l’area Ribes e l’area Ex Montefibre). Morta qui? Macchè A sostenere che “va quasi tutto bene madama la marchesa” (e per inciso solo un orbo ci crederebbe), è stata il consigliere Maria Piras. Non è vero della pediatria. Non è vero degli Ex Artigianelli (“Ci lavorano più di 200 persone”). La convenzione con la Clinica Eporediese non è di competenza dell’Asl To4 (l’accreditamento è regionale) e, infine, il problema della mancanza di medici è di tutta Italia. “C’è modo e modo di dire le cose e di presentarle - ha aggiunto - Più denigriamo e più rendiamo la nostra Asl meno appetibile...”. Alè... Come lei anche il capogruppo della Lega Anna Bono. “Nella mozione - ha specificato - c’è tanta buona volontà ma contiene molte imprecisioni...”. Morale? Fanculo la mozione! “Non ho capito la posizione della consigliera - ha fatto un salto sulla sedia il grillino Massimo Fresc - Il nostro sindaco ha una posizione in quest’assemblea. Già nel 2018 il primario mi descrisse il disastro della pediatria. Le sue profezie si sono avverate! Mi spiace che il consiglio si divida su una questione di salute. E’ abbastanza grave quello che sta succedendo...” Non ha più saputo che cosa dire il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti. Ne ha fatto soprattutto una questione politica: qual è il modello di sanità che vogliamo? Della Lombardia (tutta privata) o del Veneto (tutto pubblico)? Non c’è alcun dubbio che lui preferisca il secondo. “La chiusura della pediatria è un problema. E’ grave essere passati da 8 a 2 medici ... La politica avrebbe dovuto presidiare queste criticità - ha quasi supplicato - In giro ci si chiede se non sia il caso che il presidente della Conferenza dei sindaci sia indicato da qualche altra città. Ci va più protagonismo. Ci va forza e autorevolezza in un confronto sempre aperto con la Regione e le strutture tecniche...”. Niente da fare. Tutto inutile. “In questo momento con il cambio della direzione generale - ha messo la parola fine al dibattito il sindaco - Sembrerebbe un attacco all’Asl. Mi spiace per la pediatria. E’ un problema e capisco la raccolta firme. Mi sorprende che sia stata promossa da un medico. Mi hanno assicurato che tra 15 giorni il reparto sarà di nuovo riaperto...”: Inutili, sul finale, gli appelli di Fabrizio Dulla agli “emendamenti”. “Devo confessarle - ha guardato diritto negli occhi il presidente Diego Borla- che non riesco a spiegarmi l’assenza di volontà di giungere ad una soluzione condivisa. Io, quand’ero capogruppo di maggioranza, l’ho sempre avuta. Non si lascia il sindaco senza una posizione. Con l’astensione non diciamo che il tema ci interessa, ma diciamo niente...”: Una novità comunque c’è. Il 28 ottobre la Conferenza si riunirà. E’ già stato deciso.
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