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IVREA. Anfiteatro romano? Benedino “Lo sapevano pure i sassi”

IVREA. Anfiteatro romano? Benedino “Lo sapevano pure i sassi”

Anfiteatro Ivrea

“Che le competenze sull’Anfiteatro Romano fossero in capo al Comune lo sapevano pure i sassi. Bastava chiedere ai funzionari...”, così il consigliere comunale del Pd Andrea Benedino alla notizia, strombazzata da tutti i media, di un recente scoperta del vicesindaco Elisabetta Piccoli. “Da anni la percezione, anche nei nostri uffici comunali, era che l’Anfiteatro (con casa del custode e  parcheggio) fosse di esclusiva proprietà del Demanio. – commentava la scorsa settimana in un comunicato stampa il vicesindaco Elisabetta PiccoliAbbiamo piacevolmente scoperto che più di tre quarti del bene è, da quasi 50 anni, di proprietà del Comune….”. Più nello specifico nel 1969, con delibera n.113, il Consiglio Comunale ha dato mandato alla giunta di  acquisire gli immobili necessari alla “sistemazione urbanistica della zona dell’Anfiteatro romano”;  nel 1973  si è perfezionato un primo acquisto e nel 1980 un secondo. “Ricordo ancora - continua Benedino - l’esistenza di una convenzione tra il Comune e la Soprintendenza per la manutenzione dell’erba...”. Ma c’è dell’altro. C’è, che in verità, l’interesse per l’Anfiteatro romano non sarebbe nato per caso nell’ambito di un’analisi del patrimonio comunale.  Tutt’altro! A sollecitare un’iniziativa da parte dell’Amministrazione comunale sarebbe stata l’indomita Rita Munari, a sua volta  entusiasta di un progetto di Davide Mindo, patron della “Passione di Cristo” e grande appassionato di storia romanica. “A me - conferma Mindo - è sempre dispiaciuto vederlo chiuso e non utilizzato. Ho sempre guardato a quelle pietre con occhio languido. Credo sia il pensiero di tanti. Sono innamorato della storia dell’antica Roma, anche se i romani mi hanno messo per 4 volte in croce (scherza). E poi siamo eporediesi e Eporedia era una colonia romana...”. Morale e per farla breve ad un certo punto Rita Munari si sarebbe impuntata (Diamo a Cesare quel che è di Cesare) e si sarebbe scoperto che le chiavi della casa del custode ce le aveva Paola Mantovani dell’ufficio cultura.  Resta evidentemente l’enigma su come sia possibile che in Municipio si trovino delle “carte” così per caso, carte che nessun “buon padre di famiglia” – e volutamente utilizziamo una terminologia giuridica – dimenticherebbe mai nel cassetto. Insomma continua a non esserci nulla di cui brindare, al massimo da mettersi a piangere… E per chi non ne conoscesse l’esistenza spieghiamo che quando si parla di Anfiteatro Morenico ci si riferisce a quel che resta di grande edificio di forma ellittica destinato a ospitare da dieci a quindicimila spettatori, dedicato ai giochi dei gladiatori, agli spettacoli di caccia e alle esecuzioni capitali dei “dannati ad bestias”, ovvero di coloro che erano stati condannati a essere sbranati o dilaniati da bestie feroci. Costruito a metà del I secolo d.c. nei pressi della strada per Vercelli, addossato a sud a un poderoso muraglione che aveva la funzione di sostegno per il terreno digradante. Nell’ambito del progetto di revisione del Patrimonio comunale c’è l’Anfiteatro Romano, che, insieme al castello, all’Unesco, alla via Francigena potrebbe diventare un volano importante di sviluppo economico, turistico e culturale della città. 
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