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IVREA. Sertoli si piega a Tiraboschi. Binaghi al posto di Gillardi

IVREA. Sertoli si piega a Tiraboschi.  Binaghi al posto di Gillardi

ROBERTO BINAGHI

Ottimo! Ci siamo!” scrivevamo qualche tempo fa.  “Ancora qualche settimana e si conoscerà il nome del nuovo presidente della Fondazione dello storico Carnevale...”.  Poveri illusi. Sono passati già più di due mesi e ancora non s’è mossa foglia. Eppure i pretendenti ci sono e sono tre. L’uscente Piero Gillardi (proprio non se ne vuole andare…. sigh!), Franco Rosso e Roberto Binaghi. Stando ai più la decisione sarebbe stata presa da un pezzo, non senza un litigio consumatosi fin dentro la nuova sede di Forza Italia (nel giorno dell’inaugurazione) tra il sindaco Stefano Sertoli e la senatrice azzurra Virginia Tiraboschi, ormai (pare) sempre più convinta a candidare l’amica nonchè vicesindaco Elisabetta Piccoli al prossimo giro. Per farla breve Tiraboschi avrebbe imposto a Sertoli il milanese Roberto Binaghi un “pezzo da novanta”, non solo a parer suo. Al suo fianco, con un ruolo da “Maniscalco” o “braccio operativo” che dir si voglia, il presidente uscente Piero Gillardi. E che Roberto Binaghi abbia bisogno di una bussola è chiaro da una lettura del suo curriculum.   Incarichi ai massimi livelli in Nielsen, in Cia Media Network, in Mindshare, in Omd, in GroupM Italy, in  Manzoni, in Assocomunicazione e nel consiglio di amministrazione di Audiweb, Audipress ed Audiposter, ma nulla, proprio nulla che abbia a che fare con “storia”, “tradizioni”, “feste”, “comunità”, “città”. Inutile dire che Franco Rosso, il terzo “incomodo”, ex dirigente Telecom e presidente dell’Associazione sportiva Rugby, sarebbe stato uno perfetto per gestire la complessa organizzazione del Carnevale. Vicepresidente della Fagiolata del Castellazzo, ex presidente dei Mercenari, ai tempi del Consorzio dello storico carnevale  aveva collaborato con le presidenze di Paolo Bruni e Ottavia Mermoz. Evidentemente non è detta l’ultima parola e il finale è ancora tutto da scrivere. La domanda è: Sertoli si è già fatto piegare dalla senatrice Tiraboschi o no? Oltre ad un nuovo presidente, il sindaco (come da nuovo statuto) dovrà procedere alla nomina dei quattro consiglieri di amministrazione. Tre scelti in una rosa di dieci persone proposte dalla Conferenza dei capigruppo e uno su indicazione dell’Associazione delle Componenti (che ancora non c’è!). Alla buon ora considerando che il cda, composto oltrechè da Piero Gillardi  anche da Roberto Panetti (vice Presidente), Marina Zannini, Marco Boni e Paolo Cafasso  è da considerarsi scaduto come minimo dal giugno del 2020, con la chiusura del bilancio dell’edizione 2019.  Tra gli ultimi impegni di Gillardi peraltro c’era il bilancio da chiudersi entro settembre. Sul sito della Fondazione non ce n’è traccia, fermo con le quattro frecce al giugno dello scorso anno. Poca trasparenza anche sul “previsionale” con un unico documento on line che risale all’esercizio 2016/2017. Morale? Considerando che il milanese si occuperà di marketing, c’è da credere che il ruolo di Gillardi non cambierà di un millimetro rispetto ad oggi. E dire che da un punto di vista politico, fino a qualche mese fa, non c’era più uno, seduto tra le file dell’Opposizione o della maggioranza disposto a tenerselo. A benedire l’operazione #mandiamoloacasasubito era stata, durante una riunione di maggioranza, proprio la solita senatrice azzurra Virginia Tiraboschi, sottolineando come la manifestazione avesse bisogno più che mai, non solo di organizzatori che sapessero promuoverla a livello internazionale, ma capaci di trovare sponsorizzazioni all’altezza dei costi. Insomma un manager come Binaghi prestato al Carnevale. Non un “piantagrane” come più o meno tutti, con diverse sfumature, avevano apostrofato Gillardi. Che i suoi giorni fossero contati, lo aveva più o meno detto anche il sindaco in occasione della presa d’atto della seconda versione del nuovo statuto che riportava a 5 i membri del cda che Gillardi avrebbe voluto portare a 7, come richiesto dalla Regione Piemonte. L’ennesima occasione per far dire alle Opposizioni quanto fossero distanti da un modello di gestione che ha creato solo tensione, frizioni e spaccature con il Comitato delle Componenti e con il Circolo Ufficiali e, al sindaco, di voler lavorare per  un nuovo statuto. Dai disastri statutari a quelli giudiziari con la querela presentata dell’ex vivandiera Federica Di Matteo nei confronti di Alberto Bombonato, candidato si a vestire i panni di Generale. Poi lo scontro al Tar promosso da 11 ufficiali sui 29 esclusi dal bando di arruolamento e, infine, la richiesta al Tar di Bombonato per annullare l’atto con cui il cda aveva rinominato Vincenzo Ceratti per la seconda volta. Infine, e fanno “tre disastri”, il problema finanziario dell’edizione 2019 chiusasi con una stratosferica perdita di 36.947 euro nonostante gli incassi per gli ingressi fossero passati da 132 a 176 mila (44 mila in più) e i contributi pubblici  da 141 a 186 mila.  In coda lo scandalo per una gara riguardanti i servizi tecnici, della bellezza di 48.700 euro, aggiudicata a Edil di Renzo Pagliero di Castellamonte e subito subappaltata alla Sicet di Gianluca Actis Perino, che in Fondazione occupava il ruolo di “responsabile organizzativo”. E adesso che si fa? In linea di massima si resta in attesa che Sertoli e Tiraboschi si mettano d’accordo e non c’è dubbio che l’avrà vinta la seconda. E poi tanti saluti e baci fino all’edizione del Carnevale 2023, considerando che difficilmente, con i tempi che corrono e il Covid che continua a impazzare in lungo ed in largo per tutto il pianeta si riuscirà ad organizzare quella del 2022
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