IVREA. Il servizio ferroviario tra Aosta e Ivrea sarà interrotto fino al prossimo 4 luglio per consentire lavori di manutenzione e potenziamento della tratta a cura e spese del gestore dell’infrastruttura, Rfi. Molti treni sono stati rimpiazzati con corse di bus sostitutivi, organizzate in modo da garantire la coincidenza a Ivrea con i treni da e per Torino. Sono state previste anche alcune corse sperimentali con percorso diretto tra Aosta e Ivrea, senza fermate intermedie, allo scopo di attenuare i disagi per i pendolari che effettuano viaggi più lunghi e ad orari più scomodi.
Molti i cantieri spuntati lungo tutta la tratta per realizzare, in particolare, un upgrading tecnologico che migliorerà i sistemi automatici sulla linea a supporto della circolazione. Saranno, inoltre, demolite e ricostruite le travate metalliche di tre ponti, sostituiti 11 scambi in varie località della tratta, rinnovati dieci chilometri di linea con la sostituzione di binari e traversine oltre all’eliminazione di tre passaggi e livello a Strambino e la manutenzione straordinaria all’impianto di illuminazione nelle stazioni di Hone Bard e Verres.
L’investimento complessivo che permetterà un miglioramento degli standard di regolarità della linea, è di circa 11 milioni di euro.
L’elettrificazione della linea
E sarà anche una grossa cifra decisamente ben lontana però dal denaro che occorrerà per l’elettrificazione di 66 km della tratta Ivrea-Aosta inserita nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.Ad annunciare l’apertura di un cantiere entro il 2022 è stato qualchesettimana fa, durante una conferenza stampa Giancarlo Cancelleri, sottosegretario di Stato al ministero delle Infrastrutture, insieme alla deputata valdostana Elisa Tripodi (M5s).
Il progetto - si legge nella scheda di Rfi - ha un costo complessivo di 110 milioni euro (di cui 84 nel Pnrre il resto nel contratto di programma, ndr) “prevede l’elettrificazione degli esistenti 66 km di linea a binario semplice tra le stazioni di Ivrea ed Aosta, con realizzazione di tre nuove sottostazioni elettriche nelle aree ferroviarie delle località di Aosta, Chatillon e Donnas”.
Inoltre “sono previsti interventi alle gallerie esistenti di ampliamento sagoma e abbassamento del piano di ferro, nonché il rifacimento di alcuni cavalcaferrovia per consentire l’installazione della linea di contatto visto l’insufficiente franco oggi disponibile”.
Gli obiettivi sono il “miglioramento prestazionale della linea anche in relazione alla possibilità di prevedere materiale rotabile più performante”, ottenendo inoltre “benefici ambientali derivanti dall’eliminazione della trazione diesel”.
Il fatto che questo progettosia stato inserito nel Pnrr dà una data certa di ultimazione dei lavori al 2026. Viste le direttive della Commissione europea, si tratta di una “data non emendabile”.
La progettazione definitiva, ha aggiunto il sottogretario di Stato, “è in fase di ultimazione da parte di Rfi”, quindi “i dettagli potranno essere presentati entro quest’anno”.
Alla notizia grande soddisfazione era stata espressa dal vicesindaco della Città Metropolitana.
“Gli impatti di un’opera del genere sono importanti, non solo da un punto di vista economico ma anche della viabilità, soprattutto per la programmazione regionale piemontese. Perché questo pezzo di territorio è stato sempre un po’ trascurato. Io credo che questa elettrificazione possa dare ulteriori motivazioni alla Regione Piemonte per investire anche in un trasporto locale molto più efficiente e quindi poter riattivare quelle stazioni che sono state momentaneamente sospese e quindi ridare ossigeno ai nostri territori”.
Il raddoppio
Con l’elettrificazione della linea Ivrea Aosta si lavorerà, all’interno del “Contratto di programma” sul raddoppio dei binari. Anche questo ha promesso il Sottosegretario Cancellieri “Si potrebbe cominciare - ha specificato - con la redazione di un progetto di fattibilità tecnico-economica. Tutto dipenderà dagli indici trasportici e di percorrenza, quindi di numero di soggetti che percorrono quella linea...”.
Il nodo Ivrea
Epperò... Perchè c’è sempre un però, quel che non si è capito dell’elettrificazione della linea Ivrea-Aosta è se siano stati risolti o meno i problemi tecnici a cominciare da quello che nel 2010 venne definito un ostacolo insormontabile.
All’ordine del giorno un progetto che rimbalzava da un Comune all’altro a 4 anni dall’elettrificazione del tratto Chivasso Ivrea (opere furono completate nel 2006) e che avrebbe avuto bisogno, all’incirca, di altri quattro anni per la sua realizzazione. Nella migliore delle ipotesi tutto si sarebbe concluso nel 2014.
Non prima d’aver trovato una soluzione ad un ostacolo enorme, per non dire insormontabile. Il dito indice era puntato sula galleria che buca la collina di Ivrea, proprio a ridosso del ponte ferroviario (il viadotto diventato simbolo della lotta di Liberazione fatto crollare da un gruppo di partigiani nel dicembre del ’44 per evitare il rifornimento di armamenti ai tedeschi) è, infatti, troppo bassa. Secondo il progetto presentato ormai 10 anni fa da RFI, tra corso Nigra, piazza Perrone e il lungodora di Ivrea, dove ogni giorno transitano migliaia di veicoli, si sarebbe dovuto costruire un dosso di almeno un metro e mezzo, centimetro più, centimetro meno.
L’alternativa?
Abbassare il ponte con il rischio, però, che alla prima piena della Dora Baltea la ferrovia finisca sott’acqua. Alè!
E se RFI disse di considerare troppo rischioso l’abbassamento del viadotto sostenendo come unica possibilità concreta e praticabile l’innalzamento della galleria,la risposta, dal Comune di Ivrea fu secca
«Un dosso di un metro e mezzo in pieno centro città? Che se lo scordino. Ma vi immaginate il caos che creerebbe al traffico una cosa del genere?», tuonò l’assessore all’Urbanistica Giovanna Codato - Non tocca a noi trovare un’alternativa. Rfi deve cercare una soluzione diversa in grado di accontentare tutti».
Insomma, dieci anni fa, dopo tanto parlare,l’elettrificazione della linea restò solo sulla carta.
E’ vero, il progetto preliminare, venne approvato dal consiglio regionale valdostano e dalla giunta piemontese ma i soldi non c’erano, quindi tutto morì lì.
Adesso è diverso e i soldi ci sono. Manca - se proprio vogliamo dirla tutta - il dibattito ed è inutile aspettarselo da un gruppo di amministratori comunali “improvvisati” che dal sindaco Stefano Sertoli, passando dal vicesindaco Elisabetta Piccoli fino all’assessore Michele Cafarelli, come dice qualcuno, già fan fatica ad occuparsi dell’ordinario,figuriamoci se dovessero mettersi anche a pensare alle scelte strategiche.
La speranza che si affronti l’argomento in consiglio comunale con una bella mozione che impegnerà il sindaco a chiedere informazioni è tutta riposta nelle Opposizioni...
Liborio La Mattina
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