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IVREA. Elisabetta Ballurio a processo per lesioni colpose aggravate di un ex dipendente

Il giudice Elena Stoppini ha aperto ieri in tribunale a Ivrea il processo penale che vede come imputata per "lesioni personali colpose aggravate" l'ex vicesindaco Elisabetta Ballurio, amministratrice delegata della Elementi srl, specializzata nella progettazione e installazione di impianti di energia rinnovabile. La vicenda risale al settembre 2014. All'epoca Elisabetta Ballurio era presidente del Consiglio comunale. Succede che durante un sopralluogo in un cantiere presso un'abitazione ubicata in frazione Filia a Castellamonte, un suo operaio precipita per circa tre metri da una botola del solaio coperta da un finto pavimento. Riporterà ferite giudicate guaribili in 85 giorni. "Elisabetta Ballurio è imputata - scrive la Procura di Ivrea - perché in qualità di datore di lavoro, è colpevole di imprudenza, negligenza, imperizia e violazione delle norme di igiene e sicurezza sul lavoro...".   Sempre stando ai pm  avrebbe anche omesso di redigere il piano operativo di sicurezza al cantiere edile per la posa dei pannelli fotovoltaici. Il dibattimento comincerà il prossimo 26 ottobre. Ballurio è difesa dall'avvocato Luca Fiore. Al processo, ormai avviato verso la prescrizione, non si costituiranno le parti civili in quanto già risarcite. E mentre in città si diffondeva la notizia, la diretta interessata, sul suo profilo Facebook, come se già fosse seduta sul banco degli imputati, dava inizio all'arringa difensiva. "Mi hanno chiamata da poco per segnalarmi che domani sui giornali - scrive - uscirà la notizia che sto subendo un processo penale per l’infortunio che un operaio della ditta di impianti di cui ero datore di lavoro, ebbe nel 2014 durante un sopralluogo nel sottotetto di un’abitazione. La proprietaria non ci aveva avvertiti che una zona della pavimentazione del sottotetto era finta, ovvero era stata messa solo per non far scendere giù il freddo al piano di sotto, ma che non era calpestabile perché priva di soletta. Durante il sopralluogo l’operaio andò verso quella zona non distinguibile dal resto e non fu sufficiente l’urlo della proprietaria, che solo in quel momento si rese conto della trappola verso cui stava andando, per fermarlo. L’operaio cadde al piano di sotto perché la pavimentazione senza soletta non lo sostenne. La buona sorte fu clemente e fortunatamente riportò una frattura alla caviglia con una prognosi di 85 giorni. Avrebbe potuto caderci chiunque, anche io. Fu una dimenticanza della proprietaria. Io ero però datore di lavoro, responsabile della sicurezza del mio operaio. Che fortunatamente ebbe un danno molto inferiore rispetto a ciò che avrebbe potuto avere. Per non aver previsto che li’ ci fosse questo pericolo nel sopralluogo sono indagata per negligenza, imperizia e violazione delle norme di sicurezza. Detto ciò, più che giusto che il giudice del lavoro si sinceri che tutto sia stato fatto correttamente. Non so come uscirà la notizia, perché essendo stata io un personaggio pubblico si tratta di una notizia più che ghiotta. I fatti accaduti sono tuttavia quelli raccontati che pubblico volentieri nel più trasparente dei modi.".  
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