Di lei non si era saputo più nulla dal giugno del 2020 quando si dimise da segretario generale della Fondazione Natale Capellaro rifiutando un posto nel cda della Fondazione stessa. Poi avevamo ancora visto il suo curriculum girare tra un tavolo e l’altro in lizza per un posto nel cda della Fondazione Guelpa.
Nei giorni scorsi, in pompa magna, l’annuncio che Laura Federica Salvetti, 58 anni, è la nuova presidente dell’Associazione Spille d’oro Olivetti. Succede a Mario Caglieris e a Davide Olivetti venuto a mancare qualche tempo fa. Eporediese, una laurea in Scienze biologiche in tasca, già ricercatore e manager in Rbm e Amministratore delegato in Wib, Laura Salvetti dal 2003al 2020 –salvo una breve parentesi (dal 2013 al 2016) come assessore alla cultura in giunta con Carlo Della Pepa – è stata la vera anima del Muso Tecnologic@mente di proprietà della Fondazione Natale Capellaro, un mondo di macchine da scrivere..
Ed è proprio grazie a questo suo passato che il consiglio direttivo delle Spille d’oro l’ha voluta all’unanimità poco importa se non ha mai lavorato neanche un giorno all’Olivetti. A suggerire il suo nome sarebbe stata Rita Munari una che tra le Spille d’oro è una specie di Istituzione.
“Sono emozionata -ci dice Salvetti - Per una persona che non ha mai lavorato in Olivetti, ma che ha dedicato 20 anni della sua vita a valorizzare questa storia è il riconoscimento del lavoro fatto. Ringrazio chi mi ha dato fiducia...”.Il museo Tecnologic@mente
La domanda che un po’ tutti si facevano fino a qualche tempo fa è come sarebbe stato possibile avere un sito Unesco senza un museo a rappresentarlo dignitosamente.
Se lo chiese nel 2018 anche un ispettore dell’Unesco giunto in città per dare un’occhiatina. Alla fine si convinse che, per la comprensione del sito, non si sarebbe potuto prescindere dal Museotecnologic@mente. Insomma, il museo c’era, bisognava solo trovargli una collocazione dignitosa e, alla fine, dopo un calvario cominciato nel 2016 e non ancora finito, gliela si è trovata proprio dove tutto è nato, alle officine Ico, cioè nello stesso luogo in cui troverà spazio il Visitor’s Centre.
Il turista arriverà per chiedere informazioni e, prima di partire per il tour, pagando un biglietto, potrà concedersi un viaggio tra macchine da scrivere e elettronica..
Esiste un accordo con Icona e ormai da più di un anno ci si sta preparando al trasloco in due fasi, la prima provvisoria, la seconda definitiva, non appena si renderanno disponibili i locali. Il museo avrà a disposizione circa 850 metri quadri e conta di esporre non meno di un migliaio di pezzi, grazie al lavoro di una trentina di volontari.
L’idea del Museo
Tutta l’operazione, compreso lo studio dei nuovi allestimenti, porta la firma di Laura Salvetti che nella Fondazione Natale Capellaro, proprietaria del Museo, ha svolto fino all’aprile dello scorso il ruolo di segretario generale.
“Rivendico però l’idea di un museo, il lavoro iniziale con Firmo Nocentini e Luigino Tozzi, l’inaugurazione del 2004, la nascita dell’associazione degli amici di Tecnologic@mente …” ci aveva raccontato qualche tempo fa..
Oggi, comunque, il museoè chiuso e ancora non si conoscono i tempi della fase “due”.
“Siamo in attesa di utilizzare i locali che Icona cimetterà a disposizione - conferma il presidente Luciano Iorio - Abbiamo un ufficio. Abbiamo il laboratorio di restauro che porta soldi freschi nelle casse del museo. Abbiamo la possibilità di utilizzare gli spazi istituzionali di Icona all’interno di Icona stessa per i laboratori e per i corsi. Rimaniamo in attesa dei locali per inserire e avviare la nostra sede definitiva. A causa della pandemia i tempi si sono allungati e si stanno allungando. Di buono c’è che la distanza forzata ci ha fatto anticipare dei progetti digitali per l’on line, a cominciare dai corsi...”.
Tra gli obiettivi di Iorio, che ha chiuso l’ultimo bilancio in pareggio, c’è la gestione del Visitor Center insieme ai soggetti individuati dal piano di gestione del sito Unesco, vale a dire l’Archivio Storico e il Museo nazionale del cinema di impresa.
“Stiamo aspettando che esca il bando - passa e chiude - Di sicuro presenteremo la nostra candidatura...”.Il disastro del 2016
Tornano a Laura Salvetti e agli avvenimenti che hanno dimostrato il suoreale amore nei confronti di questa città e della sua storia c’è il disastro scoppiato il 23 giugno del 2016con la notizia dello sfratto firmato dall’Opera Pio Moreno per i locali della Diocesi occupati dal Museo invia San Francesco fin dal lontano 2005. A difendere con le unghia e con i denti quanto costruito nel corso degli anni era stata proprio Laura Salvetti. Ci mette pochi giorni a decidere di dimettersi dalla carica di assessore nella giunta di Carlo Della Pepa per andare in trincea. Questione di incompatibilità? Forse, considerando che alla Fondazione Natale Cappellaro sedeva il padre Adolfo. Diciamo però che la politica ci mise molto del suo.
Il perchè una bella mattina Ettore Morezzi presidente dell’Opera Pia Moreno (leggasi Diocesi di Ivrea) e ex componente del cda della Fondazione Guelpa si fosse svegliato con la luna storta, fu presto chiaro a tutti.
Il Comune, infatti, aveva chiesto la bellezza di 120 mila euro di arretrati Icie l’Opera Pia Moreno aveva subito rilanciato chiedendone 25 mila di affitto alla Fondazione Natale Cappellaro.
Il problema “soldi” si risolse con la Fondazione Guelpa che ne mise sul piatto una ventina.
Da qui in avanti cominciarono a farsi largo una serie di ipotesi di rilocalizzazione del museo tutte abbastanza strampalate tra cui l’ex Valcacino e, quasi sul finire dell’amministrazione guidata da Carlo Della Pepa, quella al Meeting Point “Adriano Olivetti” nell’ex quartiere Montefibre.
Quest’ultima peraltro stava quasi per concretizzarsi e s’erano pure raccolti 10 mila europer il trasloco grazie ad un appello di Laura Salvetti su Facebook ed era la prima volta che lo faceva ( “Per una cosa che per me è importante…” aveva scritto).
Per decidere di portare il Museo nel posto migliore a cui si sarebbe potuto pensare ci volle un ispettore dell’Unesco. E sarà proprio lì, in via Jervis, alla nuova Ico, nel cuore della città industriale del XX° secolo.
Il museo
Tecnologic@mente è insieme un museo ed un laboratorio. Raccontano l’affascinante storia industriale della Olivetti. Il museo narra una parte della storia industriale del nostro paese mentre il laboratorio è rivolto prima di tutto alle scuole, per stimolare la creatività e la voglia di sperimentare, per immaginare il futuro, ma anche per conoscere la propria storia e le proprie radici.
L’obiettivo è di trasmettere valori, favorire relazioni fra le generazioni, fornire utili chiavi di lettura, aiutare a costruire una nuova idea di lavoro. Il percorso del Laboratorio-aMuseo è suddiviso in aree espositive che seguono un “codice colore”: il rosso identifica la parte dedicata alla meccanica, il blu l’area elettronica ed informatica e l’arancione lo spazio per la didattica.
Ogni area è organizzata in isole tematiche che raccontano al visitatore gli oggetti, i periodi storici e gli uomini che hanno costruito il loro futuro. Un laboratorio permanente in cui le idee e le passioni della comunità trovano lo spazio per trovarsi, mescolarsi, arricchirsi reciprocamente.
L’Associazione Spille d’oro
L’Associazione Spille d’Oro Olivetti, apolitica, aconfessionale, senza finalità di lucro, accoglie gli ex dipendenti del Gruppo Olivetti che hanno compiuto 25 anni di servizio in Azienda, al cui compimento sono stati insigniti della “Spilla d’Oro”, in ricordo del dono che il fondatore Camillo Olivetti fece alla moglie, Luisa Revel nel 1913, all’uscita della millesima M1, la prima macchina per scrivere.
All’Associazione possono anche iscriversi, come soci aderenti gli ex dipendenti del Gruppo Olivetti, anche se non hanno raggiunto i 25 anni di anzianità di lavoro, i coniugi superstiti, i famigliari, i simpatizzanti, che partecipano o desiderano partecipare alle attività associative e che condividono i valori Olivetti.
L’Associazione è presente anche fuori del Canavese con le sei delegazioni di Crema, Marcianise, Massa, Milano, Pozzuoli e Roma.
Nel 1933, in occasione del venticinquesimo anniversario di fondazione dell’Azienda, Camillo Olivetti insignì della “Spilla d’Oro”, i dipendenti con venticinque anni di servizio. Alla vigilia della seconda guerra mondiale le “Spille d’Oro” erano 35.
Nel dicembre del 1946, per iniziativa di un gruppo di anziani, fu costituita l’Associazione “Spille d’oro” “con lo scopo di mantenere e rinsaldare i vincoli di fratellanza tra i vecchi dipendenti della Olivetti”
Passata la guerra, la consegna delle “Spille d’oro” riprese nel 1948, quando l’ingegner Adriano Olivetti, da dieci anni subentrato al padre alla guida della società, insignì del distintivo 116 anziani. “Per noi della seconda generazione della fabbrica -disse in quella occasione - ’Spille d’Oro’ e ingegner Camillo sono termini indissolubili: essi rappresentano la nostra storia, qualche cosa del passato che è necessario sia ancora presente, perché il nuovo non nasce che dal vecchio; e guai a quegli innovatori che non riconoscono che nel passato c’è qualche cosa che non si può uccidere, né distruggere, né trascurare”.
Da allora l’Associazione si è andata sviluppando e consolidando, fino a contare oltre diecimila soci.
La Olivetti è stata tra le prime aziende in Italia a voler ricordare, con la “Spilla d’Oro”, la fedeltà al lavoro ed all’azienda di operai, impiegati e dirigenti.
Per i 50 anni della Olivetti, nel 1958, furono coniate anche le prime “Medaglie d’Oro” da assegnare ai lavoratori che avevano compiuto 35 anni di attività nell’azienda.
Nel 1959 fu istituita la “Spilla d’Oro azzurra” da assegnare ai dipendenti con 25 anni dì servizio presso i concessionari e agenti della Olivetti.
L’Associazione ha avuto come primo presidente onorario il dottor Arrigo Olivetti e come presidente effettivo il sig. Giuseppe Chiantore. Ad essi sono seguiti quali presidenti l’ingegner Agostino Sanvenero, l’ingegner Piero Rozzi, il dottor Plinio Cilento, il signor Mario Caglieris, il dottor David Olivetti e oggi Laura Federica Salvetti, la prima donna.
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