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IVREA. E non s’è ancora risolto il giallo dei 20 mila metri quadrati "scomparsi" dal PP3

IVREA. E non s’è ancora risolto il giallo dei 20 mila metri quadrati "scomparsi" dal PP3

Boeri dello Studio Boeri

Così precisi e puntigliosi sullo Zac! e sul Movicentro, chissà se il vicesindaco Elisabetta Piccoli e l’assessore Michele Cafarelli lo sapranno essere anche con il nuovo piano regolatore, risolvendo finalmente un enigma che svolazza sui cieli di Ivrea dal giugno del 2017, cioè fin dall’assegnazione dell’appalto allo Studio Boeri.  In allora non si fece in tempo a dire che Stefano Boeri, con studio a Milano, in qualità di coordinatore scientifico, aveva vinto la gara per il Piano Regolatore, indetta dal Comune nella primavera del 2017, che si erano fermati tutti alla ricerca di più di  20 mila metri quadrati di terreno.  Si trovavano nell’area ex Montefibre ma, a quanto pare, erano spariti, sprofondati sottoterra, cancellati da tutte le cartine geografiche di DeAgostini. Spariti? Ma com’è possibile? Si chiederanno in tanti… Stando alle cronache e ai racconti di chi ne sapeva di più, il misfatto avrebbe preso piede quando ancora non si parlava del vigente piano regolatore,  approvato nel 2000. C’era in corso una variante al PP3 e, per agevolare l’avvento dei nuovi compratori (la Società Parco Dora Baltea, manco a dirlo), l’allora Amministrazione comunale decise di regalare (o se si preferisce di concedere) 20 mila metri quadri di superficie utile lorda, sostenendo che il nuovo PP3 presentasse una minore densità insediativa rispetto al progetto originario. A naso una grossa balla, considerando che con il nuovo PP3, sui giornali, si cominciò a raccontare la favola del “Nuovo Quartiere Olivettiano” peraltro in un momento in cui l’Olivetti, con la messa in liquidazione della OP computer di Scarmagno, spariva  completamente da tutti i radar, o quasi. Ma la parte più divertente dell’accordo fu un’altra. E stava tutta in quei 20.000 metri quadri generosamente omaggiati dall’Amministrazione alla Società Parco Dora Baltea e che, stando ai documenti approvati, sarebbero dovuti ricadere su una estensione di terreno di  proprietà pubblica di fatto mai esistita e in parte sovrapponibile all’area in cui oggi c’è il campo da calcio di San Grato. Da allora, parliamo dei primi anni 2000, il mercato immobiliare sappiamo com’è andato.Dopo qualche alto a e basso in una Città morta sul piano occupazionale, non c’è più stata convenienza a costruire e, tirati su i primi due grossi condomini, l’attività edificatoria, si è praticamente fermata con le quattro frecce. Stante questa situazione a nessuno è più venuto in mente di parlare di quei 20.000 metri quadri  che ritornarono a galla, in occasione dell’assegnazione della progettazione del nuovo piano regolatore, essenzialmente per un paio di motivi. Tanto per cominciare perchè il prolungarsi dell’intervento immobiliare e le scadenze previste negli accordi e nella convenzione stipulata con il Comune, avrebbero potuto creare qualche problema sull’identità di coloro che avrebbero avuto titolo a usufruirne. S’aggiunge  la richiesta del pagamento dell’IMU avanzata dal Comune, sollecitato in tal senso da alcuni componenti della stessa maggioranza. A raccontarla sembra una barzelletta. C’era il Comune che chiedeva dei soldi su un terreno che di fatto non c’era e c’era la società che ne rivendicava il possesso, ma, anche avesse voluto, non avrebbe saputo dove andare ad edificare . E già ce li immaginiamo gli assessori Piccoli e Cafarelli impegnatissimi a telefonare ai consulenti, farsi portare a spasso dai tecnici e infine farsi accompagnare dai proprietari a fare un giro turistico all’interno dell’area evitando appositamente di passare davanti ai marciapiedi costruiti con il palo della luce proprio nel bel mezzo... L.l.m.
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