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LEINÌ. Invicta vince la battaglia legale contro il principe Harry

LEINÌ. Invicta vince la battaglia legale contro il principe Harry
Una bella batosta per il principe Harry. Merito di chi? Della Invicta di Leinì! Il figlio di Carlo d’Ingilterra non potrà, infatti, registrare il marchio degli Invictus Games a causa di un noto brand leinicese: “Invicta”. E chi non conosce, d’altronde, lo zaino “Invicta”? Famosissimo in Italia, in Europa e nel mondo ma ancora di più a Leinì, in frazione Fornacino, dove c’è la sua sede.  È stato a lungo l’accessorio più desiderato dai ragazzi negli ultimi 40 anni e ancora oggi riscuote un discreto successo.  Ma arriviamo alla notizia che vede l’azienda torinese coinvolta in una contesa legale con Harry, il Duca del Sussex. Il noto brand ha vinto una causa contro il principe Harry, che voleva registrare il marchio “Invictus Games”, come nome della competizione sportiva dedicata ai veterani e nata con il patrocinio del duca nel 2014. Il principe Harry, racconta La Repubblica, aveva un piano molto preciso: registrare il nome “Invictus” (in latino “invincibile”) per creare una nuova linea di abbigliamento, gadjet e accessori. Un progetto da affiancare agli ormai famosi, omonimi giochi in cui si sfidano i veterani di guerra con disabilità.  Harry ha creato gli Invictus Games il 6 marzo 2014, con l’aiuto del Comitato Organizzatore di Londra per i Giochi Olimpici, del Ministero della Difesa e dell’allora sindaco di Londra Boris Johnson.  Harry presentò la creazione dell’evento, spiegando che i giochi “possono testimoniare il potere dello sport nell’ispirare il recupero, supportare la riabilitazione e dimostrare che esiste vita oltre la disabilità”. Per supportare la grande macchina organizzatrice dei giochi nacque anche la “Invictus Games Foundation”. Il duca di Sussex avrebbe voluto trasformare la manifestazione in un vero e proprio brand.  Peccato che il nome fosse molto simile ad un marachio già registrato, ovvero “Invicta” tutto ciò ha sostanzialmente stroncato il progetto.  Proprio la quasi uguaglianza delle due parole è stata determinante in tutta la  contesa legale.  Per il brand italiano, infatti, la creazione di zaini o vestiti con il nome “Invictus” avrebbe potuto generare confusione nel pubblico, disorientandolo nelle scelte d’acquisto.  Il tribunale, riporta The Times, ha dato ragione all’azienda torinese, proibendo al principe Harry di produrre capi d’abbigliamento oppure oggetti con il logo “Invictus”. L’azione legale dell’Invicta aveva come scopo, naturalmente, la tutela della fama e del nome conquistati in più di 100 anni di lavoro. Le parole erano leggeremente diverse, vero, ma avevano una radice comune. Su questo ha fatto leva la Invicta, sottolineando che le due parole “possono essere intese come versioni alternative della stessa parola di derivazione latina”. Per l’azienda torinese non è solo una vittoria morale, è anche pecuniaria: l’associazione benefica del nipote della regina Elisabetta II dovrà versarle 1.600 sterline. A niente è servita la strategia difensiva di Andrew Lomas, rappresentante del principe in udienza, che ha spiegato come il nome Invictus fosse sinonimo di regalità e che “tale è la fama e la reputazione del principe Harry, duca di Sussex, al punto che concettualmente la parola Invictus da ora in avanti riporterà automaticamente al concetto di beneficenza, ai reali eo ai militari feriti e malati”. Nulla di fatto, la tesi dei reali è stata respinta, Invicta ha vinto l’udienza.

La storia: ecco come nasce il miracolo degli zainetti...

La Invicta è una azienda produttrice di borse e zaini italiana con sede a Leini, in via Fornacino 96. L’azienda nasce in Inghilterra nel 1906 come azienda produttrice di sacchi per la marina militare e borse in juta, per poi passare nel 1926 ad un artigiano torinese. Nel corso degli anni sessanta l’azienda passa agli imprenditori torinesi Giovanni, Mario e Vincenzo Garrino che, in questa fase, la rendono nota per la produzione di accessori di alpinismo.  Ma la vera popolarità viene raggiunta negli anni ottanta. In questo periodo infatti l’azienda Invicta raggiunge l’apice del suo successo con le collezioni di zaini scuola, principalmente destinati a una clientela giovanissima, facendoli diventare un vero e proprio oggetto di moda che caratterizzerà tutti gli anni ottanta e novanta. Nel 1998 l’azienda acquisisce il marchio Diadora con cui successivamente si fonde spostando la propria sede a Caerano di San Marco in provincia di Treviso.  Passano pochi anni e le cattive acque in cui naviga il gruppo Diadora-Invicta costringono l’azienda a cedere nel 2006 lo storico marchio torinese Invicta all’azienda concorrente Seven, anch’essa con sede a Torino e di proprietà della famiglia Di Stasio; tre anni dopo anche il marchio Diadora sarà ceduto dal curatore fallimentare alla finanziaria della famiglia Moretti Polegato, azionista di riferimento del gruppo montebellunese Geox. Nel settore degli zainetti per la scuola il gruppo raggiunse il 60% del mercato. Nel settembre 2018 la famiglia Di Stasio, con l’obiettivo di crescere sui mercati internazionali puntando sul lusso, decide di fare entrare nel capitale del gruppo (con i marchi Seven, Invicta, Yub, Hoy) un socio finanziario, la Green Arrow Capital sgr, fondo di investimenti presieduto da Luisa Todini e guidato da Eugenio de Blasio. Nell’operazione, del valore di 70 milioni, il fondo avrà il 55% della Seven, parte della famiglia Di Stasio resterà con quote di minoranza
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