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VOLPIANO. Arca Solidale porta in salvo un altro gruppo di bimbi ucraini

VOLPIANO. Arca Solidale porta in salvo un altro gruppo di bimbi ucraini
Martedì sera, in Piazza Italia, davanti al Conad, c’erano una ventina di persone ad attendere i profughi, per lo più bambini, provenienti dall’Ucraina. Famiglie volpianesi ma anche di tutto il Piemonte pronta ad impegnarsi in prima persona dare una mano ai piccoli che scappano dalla guerra. Si tratta di 16 ragazzi e 5 adulti in fuga da da Borzna (nei pressi di Kiev) e Melitopoli (vicino alla Crimea). È questa la fine della terza missione di Arca Solidale. Tutto è avvenuto in fretta e furia. La notizia che un gruppo di bambini, accompagnati da alcune mamme, erano fuggiti dagli istituti che li ospitavano, ha fatto subito mettere in moto la macchina degli aiuti dell’associazione Arca Solidale, fin dal 2011 al fianco della popolazione ucraina.  Dei bambini, in particolar modo, che due volte l’anno ospitavano garantendogli cure mediche e sostegno. Si tratta di bimbi provenienti da Chernobyl e dalle zone limitrofe che già parlano italiano e conoscono le famiglie che li ospiteranno da qui e fino alla fine dell’emergenza. Domenica pomeriggio la partenza. “Alle 15:30 - raccontano dall’associazione - un autobus di Arca Solidale con 4 volontari a bordo, ha lasciato Volpiano alla volta di Przemysl, in Polonia. Abbiamo portato aiuti unanitari al centro di accoglienza polacco e riportato in Italia sette nostri bambini, due mamme e altre famiglie Ucraine”. La misssione si è conclusa martedì sera, con l’arrivo a Volpiano poco prima della mezzanotte I volontari dell’associazione fondata nel 2011 da Sergio Pero, di Orio Canavese, questa volta, sono partiti a bordo di pullman. Da lì 3 lunghi giorni tra burocrazia e campi profughi che Fabrizio Rimondotto, vice presidente di Arca Solidale, racconta così. “Si tratta, come nella missione scorsa - racconta - di bambini che già venivano in Italia, sono stati affidati, quasi tutti, a famiglie che già ospitavano”. Nell’ultimo viaggio, poi, non sono mancati i problemi legati alla burocrazia. “Siamo arrivati, come sempre, - racconta Rimondotto - al confine ucraino - polacco. In tutti i punti dove siamo passati hanno introdotto novità, pensiamo sempre di essere preparati e invece non lo siamo. Ogni volta ritorniamo su a distanza di una settimana e vediamo che ci sono sempre procedure burocratiche nuove. Il viaggio di ritorno è sempre un terno al lotto, questa volta ci abbiamo messo 26 ore tra una pratica burocratica e l’altra”. L’impegno dell’associazione, però, non si ferma. “Adesso ripartiamo di nuovo sabato - conclude Rimondotto - e andiamo a prenderne altri 21 da portare in Italia”. 
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