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VENARIA. Il Punto di Primo Intervento non riapre, l'AslTo3 attiva un "PAD"...

Il punto di primo intervento dell'ospedale di Venaria resta chiuso. I vertici della Regione Piemonte avevano detto in tutte le lingue che, in questa fase post Covid, avrebbero riavviato tutti i servizi sanitari dei presidi ospedalieri. E invece, nei giorni scorsi, i sindacati UILFPL e FP CGIL sono venuti a sapere - peraltro non dall'AslTo3, bensì dai giornali - che il punto di primo intervento non verrà ripristinato. I sindacati sono sul piede di guerra.
«Tale scelta pianificata e sostenuta dall'AslTo3 non ci risulta rispondere alla volontà regionale che, invece, nella sua nota alle aziende sanitarie intende riattivare al 100% i servizi attivi nel periodo pre covid - punta il dito Nazzareno Arigò, segretario aziendale UILFPL -. Siamo assolutamente contrari e preoccupati per l’ennesima chiusura di servizi utili ai cittadini che, anziché essere sviluppati verso un miglioramento qualitativo, vengono chiusi e sostituiti con dei servizi “ibridi”, che però nulla hanno a che vedere con l’area della medicina d’urgenza».  Ai sindacati, per giunta, non è arrivata nessuna comunicazione dall'Asl. «Non vi è stata alcuna considerazione né dell’informativa preventiva, né tantomeno vi è stato ad oggi alcun confronto ufficiale per le tematiche meritevoli di approfondimento, così come previsto dalle normative contrattuali vigenti - prosegue Arigò -. Non possiamo accettare che si chiudano servizi fondamentali a causa della carenza di personale sanitario. Ennesima dimostrazione, questa, delle errate politiche sul taglio del personale, sostenute e portate avanti negli anni e ripetutamente contrastate dalla UILFPL. Tali politiche, hanno di fatto messo in ginocchio il sistema, facendo pagare i costi ai cittadini e ai lavoratori, esposti una volta di più a un elevato rischio clinico assistenziale per allungamento dei tempi di risposta diagnostica e terapeutica, oltre per la mancanza di operatori formati nel gestire eventuali urgenze, come sta peraltro verificandosi in questi giorni nei due presidi territoriali interessati, Giaveno e Venaria». Pare peraltro che i sindaci interessati abbiano avvallato la posizione dell'Asl, perlomeno come soluzione provvisoria. «Ci chiediamo se sappiano cosa sia un PAD - rimarca il sindacalista -. Perché al di là dell’acronimo utilizzato per battezzare i servizi, vorremmo far presente che chiusure di questo genere sono già avvenute nel recente passato, si pensi ad esempio a quando i cittadini in più occasioni si siano recati in presenza di emergenze alle Case della Salute piuttosto che al CAP di Avigliana, non trovando il personale medico competente ad accoglierli, dovendosi così rivolgere ai DEA di riferimento come quello di Rivoli. Forti dell’esperienze del passato, grazie al rapporto costante con i lavoratori del settore e avendo inoltre già vissuto altre “riconversioni” infruttuose, si vedano le chiusure dei PPI, riteniamo sia d’obbligo fermare questi progetti». 

Cos'è il PAD

Che cosa sia un PAD lo illustra bene il sindacato. Innanzitutto non si tratta di un servizio di emergenza, ma un servizio ambulatoriale dove è possibile trovare la presenza di un medico di medicina generale. Il medico non ha possibilità di utilizzare percorsi dedicati per fare diagnosi o chiedere consulenze, non può eseguire un Elettrocardiogramma in caso di dolore toracico e non ha neanche gli strumenti di telemedicina per richiedere consulenze a distanza.«Il Medico non ha l’ampia scelta farmacologica di tipo ospedaliero ma è dotato degli strumenti già in possesso di una guardia medica - spiega Arigò -. Ha il supporto di un infermiere che eroga una prestazione infermieristica parziale, in quanto si trova limitato. Il medico non può fare terapia endovenosa in quanto in questi servizi non ci sono sale di osservazione. Il PAD non è un pronto soccorso o un PPI e i comuni interessati hanno una densità di popolazione di 100.000 abitanti nel caso di Venaria e nel caso di Giaveno un territorio montano e distante dal DEA di Rivoli che ad oggi risulta non collegato territorialmente».  Inoltre, secondo il sindacalista, non è stata data alcuna corretta informativa alla popolazione con conseguente inevitabile aumento rischio.

Le richieste della UILFPL

Il sindacato UILFPL chiede quindi «in attesa di reperire le risorse umane idonee a riaprire i PPI (utilizzando qualsiasi graduatoria in essere, contrattualisti o specializzandi in medicina d’urgenza), di valutare la possibilità di sospendere l’apertura di tali servizi (PAD), proponendo in sostituzione l’apertura di un servizio di guardia medica turistica utile anche per la consolidata vocazione turistica dei comuni interessati. Sollecitiamo inoltre l’azienda ad avviare un confronto con l’assessorato regionale alla Sanità, nonché con il servizio di emergenza regionale, al fine di garantire la copertura del servizio di emergenza/urgenza mediante idonei mezzi e procedure di soccorso atti a gestire i casi più critici che potranno presentarsi presso i presidi territoriali». 

Critica anche la FP CGIL

Anche alla FP CGIL non è arrivata alcuna comunicazione da parte dell'AslTo3 sull'attivazione del PAD e il mancato ripristino del PPI. «Ci sono seri fattori di rischio per i lavoratori impiegati ma anche per i pazienti potenzialmente critici che si troverebbero ad accedere al servizio ad accesso diretto senza ricevere le cure necessarie - rimarca il referente sindacale Nino Flesia -. La cittadinanza si recherebbe nei due Poli Sanitari di Giaveno ed Avigliana fuorviati dalle notizie di stampa che circolano in questi giorni. Quel che serve alla popolazione è la riapertura dei due Punti di Primo Intervento, il potenziamento del servizio 118 nei territori interessati e lo spostamento dello stesso nei locali dei Poli Sanitari»..
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