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Mazzè
19 Novembre 2023 - 15:07
Diego Crozza con il "suo" "Davide e Golia"
Pittore, insegnante, ma anche ingegnere meccanico e non solo. La sua è una vita da sempre stata a cavallo tra razionalità ed emozione, questo dualismo lo ha costantemente accompagnato. Stiamo parlando di Diego Crozza e siamo qui per farci raccontare la sua storia…

Diego Crozza e una sua opera: "La negazione di Pietro"
Diego è nato nel 1949 e il nonno era un artista, infatti dipingeva e cantava, mentre il papà era un tecnico a tutti gli effetti, un dirigente Fiat. “Questi due esempi, diametralmente opposti fra di loro, hanno fatto sì che una volta finito il liceo non sapessi cosa fare - racconta -. Da bambino ero molto creativo, ma avendo anche una ‘cultura tecnica’ le mie idee sono sempre passate dalla parte razionale del cervello a quella estrosa e viceversa. Fin dagli inizi ho disegnato e dipinto per conto mio, passione a mille, ma anche la musica ha rappresentato un grande amore, infatti alle superiori avevo il mio gruppo musicale, i ‘Rosacroce’, dove suonavo il basso, e anche quello ho imparato a farlo da autodidatta. Successivamente ho un po’ lasciato andare la musica e il discorso band, e mi sono dilettato solo al pianoforte - racconta ancora -. Queste due arti le ho portate avanti fino ad oggi, infatti canto nella Corale di Bairo e quarant’anni fa ho anche fondato il Coro Alpino ‘La Rotonda’ ad Agliè. Non parliamo poi della pittura, il mio dedicarmici è cresciuto a livello esponenziale”.
Da piccolo, mentre riceveva il suo primo premio ad un concorso artistico

Diego a 18 anni
Tanta indecisione, ma alla fine Diego è giunto alla scelta di iscriversi a Ingegneria Meccanica. Dopo la laurea, però, ha fatto l’ingegnere per poco meno di due anni e questo perché lo trovava un mestiere “arido”. Ha così incominciato a dedicarsi ad altro ed è entrato nel mondo della finanza, per l’esattezza come promotore finanziario in Fideuram. “Mi piaceva di più perché c’era il contatto con la gente e in quegli anni ho fatto una grande carriera manageriale, diventando uno dei dodici capi. Questo fino a quando ho voluto nuovamente cambiare strada per dedicarmi alla formazione, e insegnare quindi ad altri come comunicare, vendere, realizzare una crescita personale, ecc. Ho girato l’Italia per farlo, poi dieci anni fa è arrivata la pensione” racconta.

Alla sua prima mostra personale, in p.zza Statuto a Torino, anno 1980

La nomina a responsabile per il sud Italia della Fideuram, anno 1987

All'evento citato sopra
Una volta smesso di lavorare Diego ha potuto dedicarsi appieno alla pittura, alla quale non ha comunque mai rinunciato negli anni. E’ un autodidatta da sempre, talentuoso di suo, che ha imparato osservando, e cercando di riprodurre, le pennellate e le opere dei grandi maestri della storia dell’arte. Ad un certo punto della sua vita ha anche provato ad andare a prendere lezioni da un pittore, ma costui, quando ha visto le sue opere, gli ha esplicitamente detto che non aveva nulla di più da insegnargli. “Devo dire di essere stato onorato da questa affermazione e la cosa di cui vado fiero è che oggi sono io a insegnare agli altri - afferma sorridente -. Cinque/sei anni fa ho aperto il mio atelier in piazza Camino e Prola a Mazzè, dove Don Alberto, per il quale ho realizzato degli affreschi in chiesa, mi ha gentilmente concesso l’utilizzo del piano terra, inutilizzato, della casa parrocchiale. Qui tengo i miei corsi, dipingo e lo studio è anche aperto al pubblico per le visite pomeridiane domenicali, infatti funge anche da location espositiva di quadri permanente - spiega -. I corsi li ho cominciati a fare un po’ per caso, inizialmente mi è stato chiesto di seguirne a Ivrea e San Giusto e ho accettato di buon grado. Ora, però, le lezioni di pittura le tengo nel mio atelier. I miei allievi sono principalmente persone adulte, che incontro due volte alla settimana, ma ho anche avuto occasione di seguire un progetto didattico a scuola e mi è piaciuto tantissimo interfacciarmi con i bambini. Insegno anche all’Unitre di Ivrea, ma qui una volta alla settimana”.

Diego e una suo opera: "Donna con bambino"
Quando chiediamo a Diego Crozza di descriverci la sua arte, lui ci spiega di essere un pittore figurativo e sottolinea di tenerci molto alla parola “pittore”. “Se oggi gli artisti sono quelli che appiccicano una banana al muro o fanno dei tagli sulle tele, io non voglio essere considerato artista… voglio essere considerato un pittore, ovvero ciò che mi sento. Non mi sono reputato artista neanche dopo essere stato definito come tale da Vittorio Sgarbi, che ha potuto osservare una mia opera ad un’asta benefica, e che ho avuto il piacere di conoscere in quell’occasione” dichiara con fermezza.

Mentre consegna il suo ritratto al Vescovo di Ivrea Monsignor Cerrato

Diego e la sua copia della "Natività" di Caravaggio
Diego nasce come ritrattista e ci spiega che non c’è niente di più bello di quando chi gli ha commissionato il quadro gli dice che nello sguardo della persona da lui dipinta ci rivede realmente quello del soggetto reale. Realizza anche ritratti di animali e paesaggi. Ogni tanto punta verso lo stile impressionista, ma alla fine torna sempre ad essere un figurativo a 360 gradi. E’ molto bravo anche nel riprodurre falsi d’autore.
"Positivo e negativo", una suo opera
Oltre al lavoro e all’arte c’è anche l’amore nella vita di Diego, ovviamente. Nel 1976 si è sposato con Speranza, con la quale attualmente vive a Mazzè, nel 1978 è diventato papà di Ida, mentre nel 1980 di Amedeo, che lo ha anche fatto diventare nonno.
“Oggi sono soddisfatto della mia vita, sia passata che presente. L’unico piccolo cruccio è che mi sarebbe piaciuto avere altri nipotini e averli vicini, visto che il mio non abita qui… ma va bene lo stesso. Sono felice, mi dedico all’arte, ai miei due cani, alla mia famiglia e il mio unico desiderio è di avere davanti un po’ di anni di vita serena e tranquilla… continuando a dipingere, perché quando poso il pennello sulla tela sparisce tutto e non esistono più nè problemi nè i pensieri, rimane solo il relax totale… questo, sopra ogni cosa, è ciò che amo di più del dipingere” afferma in conclusione e ci saluta.
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