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Verrua Savoia
03 Ottobre 2023 - 14:13
la cantante soprano Daniela Catalano
Questa settimana abbiamo incontrato una voce la cui estensione tipica è di due ottave, dal Do centrale al Do sovracuto. Parliamo di una voce soprano presente nel nostro territorio, per la precisione a Verrua Savoia. Lei è Daniela Catalano.
“Mia mamma mi raccontava che già quando ancora ero in fasce sul seggiolone, stavo ore e ore ad ascoltare la musica. Arrivo da una famiglia legata alla musica. Mio nonno Francesco Totino ascoltava la lirica, ne era innamorato e un mio zio suonava la tromba. Quindi in casa mia giravano sul grammofono sempre dischi di lirica. Le dico che mio nonno era così appassionato di musica lirica da dare alle figlie come secondo nome, i nomi delle protagoniste delle opere liriche; mia mamma si chiama Maria Gioconda, come la Gioconda del Ponchielli. Anche mio papà Giovanni cantava, ma è stato quel mio zio, fratello di mia mamma, che mi ha influenzato e non poco. No, ma senta come. Lui possedeva una enorme mole di materiale di opere e operette liriche, molte russe, e difatti non vi dico alla sua morte, quanti vinili abbiamo trovato a casa sua. Ebbene, tutta questa raccolta lirica mi spinse a odiare quel genere di musica, pensi un po’.”
Sorridiamo, perché spesso ci siamo trovati davanti a storie simili, quando da giovane si scartano passioni che poi diventano la ragione di una vita.
Daniela è un treno ad alta velocità, parte decisa a raccontarci di sé con un sorriso schietto.
Noi restiamo ad ascoltarla, ci sarà modo di intervenire, ma non adesso, ora che Daniela è partita. E come se si trovasse sopra un palco a cantare arie liriche, non osiamo interromperla.
“A 10 anni mi invitarono a un concorso canoro, dove faceva parte della giuria Franco Tozzi, fratello del ben più famoso Umberto. Avevo certo una potenzialità vocale ma figurarsi, una bambina non aveva proprio la percezione del valore del proprio canto. In quel concorso arrivai in finale con la canzone ‘I tuoi occhi verdi’ proprio di Franco Tozzi. La lirica era ancora lontana. Fu proprio Franco Tozzi che mi spinse a iniziare un percorso nel canto, per lui possedevo qualità canore che avrei dovuto sviluppare, con lo studio. Faccio una piccola precisazione. Cantare a quei tempi, non era propriamente visto come un lavoro, poi mio padre, che lo aveva praticato per gioco, fu un bastone tra le ruote che mi sono trovata ad affrontare. Pensi che nella finale, mentre cantavo, i miei occhi erano puntati su mio padre. Non è stato facile, ma forse è stata anche questa difficoltà ad avermi spinta inesorabilmente tra le braccia del canto.”

Daniela a 10 anni al concorso canoro. Sulla sinistra alla chitarra il Maestro Franco Cerri
Siamo fortunati, lo ripetiamo sovente, e ce ne rendiamo conto quando incontriamo qualcuno capace di trasformare le difficoltà in opportunità per impegnarsi a fondo nel raggiungere un sogno, che sembrava irrealizzabile.
Gli anni passano e Daniela, nonostante intraprese studi differenti, coltivò sempre il sogno di cantare.
“Dopo il liceo artistico, un giorno mi presentai in Conservatorio di Torino per un’audizione. Feci vocalizzi e altri esercizi e l’esaminatore, dopo aver testato la mia voce, mi disse che possedevo una voce lirica. Io risi di gusto, ripensando a mio zio, ai suoi dischi e al fatto che non mi piaceva cantare proprio la lirica, anzi la odiavo. In pochi mesi mi fecero fare i miei primi saggi e io, che non credevo in me stessa, acquisii la consapevolezza delle mie capacità. Iniziai a studiare canto e conobbi i compositori, uno dei primi Wolfgang Amadeus Mozart. Dopo il Conservatorio di Torino, con la famiglia ci siamo trasferiti a Verrua Savoia e frequentai il Conservatorio di Novara, dove studiai Giuseppe Verdi. Ricordo che la mia insegnante mi volle far studiare il verismo con Giacomo Puccini, che all’inizio non mi garbava molto.
Le faccio una confidenza: spesso le opere liriche narrano storie dove le eroine vivono vicissitudini un poco tristi, e a me questa cosa non mi piaceva molto. Poi un giorno aprii il giornale e vidi che una compagnia di operette di Torino cercava un soprano. Andai, feci l’audizione e presi poi parte in questa compagnia di operette. Frequentai corsi di recitazione e danza, importanti per recitare nelle operette”.
Dopo pochi mesi si presentò l’occasione: mancava il soprano nella compagnia e a Daniela le fu chiesto di fare la soprano principale.
Fu così che divenne primo soprano della compagnia, una compagnia di giro, con la quale fece più di 250 spettacoli in tutta l’Italia.
Per 15 anni lavorò con questa compagnia di operette, cimentandosi in Cin Ci La di Carlo Lombardo, La vedova allegra di Franz Lehàr, Lo zingaro barone, titolo originale Die Zigeunerbaron di Ignaz Schnitzer e Johann Strauss, e tante altre operette liriche.
“La musica è un'emozione di vita. La musica lirica poi mi ha aiutato molto, mi ha insegnato a essere meno egoista, a guardare non solo me stessa, a rivolgere lo sguardo verso il prossimo.
Oggi coltivo il sogno di vedere i giovani avvicinarsi alla musica lirica, fonte di tanti insegnamenti.”
Con queste belle parole Daniela Catalano si congeda da noi. Il 2 settembre, dopo tanti anni di convivenza, Daniela un sogno l’ha coronato, quello del matrimonio.

Daniela Catalano con il marito
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