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San Sebastiano da Po

Dai "Mystics" agli "Arti e Mestieri": il musicista Crovella si racconta, dagli esordi ad oggi

A 71 anni Crovella ci ha spiegato, più che con le parole, con i suoi sguardi, con la sua determinazione, con il tono della voce, attraverso il sorriso e la grinta, che non c'è un'età capace di fermare una passione: "Il mio sogno è stato e lo è ancora oggi, quello di creare"

Beppe Crovella ci parla della sua infanzia

Beppe Crovella

Questa settimana ci siamo trovati di fronte a una domanda particolare: fino a che età l'essere umano si dà da fare, lavora, insegue una passione e coltiva sogni?

Abbiamo chiacchierato con un “giovane” di 71 anni, che ci ha spiegato, più che con le parole, con i suoi sguardi, con la sua determinazione, con il tono della voce, attraverso il sorriso e la grinta, che non c'è un'età capace di fermare una passione.

Il nostro interlocutore è Beppe Crovella, musicista di San Sebastiano da Po. 

Doverosi due cenni storici sulla vita artistica di Crovella, musicista di rock progressivo italiano, prima nella band messa su con i ragazzi del territorio, i "Mystics", poi la fama con gli "Arti e Mestieri", uno dei gruppi rock progressive italiano più in voga in quegli anni, insieme ai Goblin, alla PFM e agli Area, solo per citarne alcuni. Con gli "Arti e Mestieri" suonò al Parco Lambro nel 1974 nella rassegna "Il Re è nudo", la Woodstock italiana, e in successive tournée negli USA, Messico, Giappone e in tutta Europa.

Ha composto anche musiche del cartone animato "La Pimpa" per la Rai.

 

Oggi, oltre a comporre nel suo studio di registrazione, sta scrivendo un libro.

Dall'alba al tramonto Crovella non si ferma mai, senza risparmiarsi.

Gli Arti e Mestieri ieri

Ma noi racconteremo un altro Crovella, qualcosa di più personale, racconteremo il Beppe bambino, ragazzino, il Beppe non ancora uomo, il Beppe prima della fama. Il Beppe di quel periodo poetico dell'infanzia.

“Si può dire che io sia nato in mezzo alla musica, mio papà suonava il violino e la fisarmonica. Senta questa storia,” Beppe ferma subito il racconto per narrarci un aneddoto, una storia nella storia, e noi siamo felici di ascoltare queste digressioni che colorano e danno un senso al nostro incontro, “mio papà Giovanni mi raccontò che un giorno da ragazzo se ne andava in giro per il paese fischiettando. Ad un certo punto un signore lo fermò e gli disse: io sono il maestro Cravino, da come fischia si direbbe che sia portato per la musica, ma sa che lei ha proprio l'intonazione giusta per suonare uno strumento e non uno strumento qualunque, ma il violino. E così fece.

Mio fratello Arturo invece suonava la fisarmonica e il pianoforte nelle orchestre della zona e ha anche accompagnato cantanti famosi all’epoca come il Duo Fasano, Giorgio Consolini e Achille Togliani.

I miei avevano un bar in paese, sempre pieno di gente e ricordo ancora oggi quando arrivò il jukebox, fu una vera e propria rivoluzione. Lo amai tantissimo. Quante ore ho passato vicino al juke-box.

Ma io ho iniziato a suonare a 14 anni. Mio fratello un giorno mi fece vedere al pianoforte quali erano le scale maggiori e minori e come si costruivano gli accordi. Vedendo come lui suonava, capii quanto fosse fondamentale emozionarsi con la musica. Credo sia stato questo il fondamentale insegnamento che ricevetti da lui. Dopo il concerto al Festival di Chivasso con i Mystics intorno al 1968, capii definitivamente che la mia vita doveva essere la musica, e così è stato ed è ancora oggi". 

Beppe Crovella alle tastiere durante un concerto

Beppe è un fiume in piena che non cerchiamo di fermare, perché è un piacere grande poter ascoltare questi racconti.

“Noi abitavamo sopra il bar, all'interno del quale vi lavorava mia mamma Iolanda, amata da tutto il paese. Dietro il bar mio papà Giovanni allevava maiali e vi era anche un locale che fungeva da caseificio, tutto per sbarcare il lunario. Ma in casa non avevamo i servizi igienici, eppure, mi creda, glielo dico con la pelle d'oca, quegli anni furono irripetibili, pieni di gioia.”

Quante volte abbiamo ascoltato racconti di quando la vita era fatta di sacrificio e tutte le volte, chi racconta, a distanza di decenni, si emoziona, descrivendo la vita fatta di enormi sacrifici, come di un'epoca d'oro, di unione tra la gente, si aveva poco di materiale ma si era ricchi a livello umano e soprattutto si era felici.

“Io amavo giocare a calcio da ragazzino,” prosegue Beppe, e noi ormai consci che la chiacchierata si sia trasformata in una audizione personale, con un cenno del capo lo invitiamo ad andare avanti, “ poi iniziando a suonare, appesi le scarpe al chiodo. Beh, da ragazzino nel cortiletto di casa passavo ore a tirare calci alla palla e farla rimbalzare contro il muretto. Io abito nella casa dove sono nato, e lo sa che ancora oggi, ogni giorno, trascorro qualche minuto a dare calci al pallone e farlo rimbalzare contro quel medesimo muretto?”

Ad ascoltare questo aneddoto sorridiamo e nello stesso tempo ci immaginiamo la scena. Anche questa è una specie di poesia, lo sappiamo bene e mentre Beppe racconta, i suoi occhi sorridono, si illuminano e capiamo che in fondo, abbiamo bisogno davvero di poco per essere felici.

“Lasci che le parli di Ninu.”

Beppe condisce di aneddoti il suo racconto e noi siamo lusingati di essere testimoni della sua narrazione.

“Mio fratello Arturo suonava il pianoforte e mio papà portava il pianoforte fin nel paese dove Arturo doveva suonare, caricandolo sul carretto trainato dal cavallo Ninu, il cavallo di mio papà.

Negli anni della guerra a casa arrivò la cartolina del militare, pensi un po', per la chiamata alle armi di Ninu. Una volta finita la guerra mio papà si recò al Distretto Militare di Chivasso per riprendersi il suo cavallo. Si presentò in caserma e quando chiese del suo cavallo, l'addetto dell'esercito rise, facendo segno a mio papà che il cortile della caserma era pieno di cavalli. Mio padre si affacciò nello spiazzo e chiamò Ninu per nome. Ninu uscì dalla mandria di cavalli e andò verso mio papà.”

E Ninu, dopo aver dato il suo contributo in guerra, trainò il carretto con il pianoforte di Arturo ai vari concerti per diversi anni.

“Ho 71 anni, ma non sto mai con le mani in mano, trascorro 15 ore al giorno nel mio studio a comporre, scrivere e creare. Perché oggi le posso dire che il mio sogno è stato e ancora è quello di creare, di riempire il tempo producendo, che sia musica, testi o altro, ho sempre continuamente l'esigenza di creare.”

Beppe ci saluta con un ennesimo aneddoto, divertente.

“Nel bar dei miei genitori avevamo un salone, che al sabato sera si trasformava in sala da ballo. Io ero piccolo, avevo 6 anni, non c'erano ragazzine della mia età con le quali ballare, ma avevo una voglia matta di ballare. Mia mamma Iolanda andava da Graziella, una ragazza di qualche anno più grande, e indicando me, le diceva: Graziella, falu mach balè. E come ricompensa le dava un preferito, tipo un boero, un cioccolatino. Ancora oggi, quando in paese io e Graziella ci incrociamo, ridiamo nel ricordarci quei 'preferiti'.” 

Beppe Crovella con gli Arti e Mestieri oggi

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