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Brandizzo
14 Luglio 2023 - 13:58
Antonella Cerabona e Francesco Siclari
Per superare i momenti bui, l'essere umano cerca un appiglio al quale attaccarsi, per restare a galla, per non precipitare nello sconforto.
A raccontarsi schietta, mettendosi a nudo senza reticenze, con gli occhi pieni d'emozione, è Antonella Cerabona, pittrice che da qualche anno si è affacciata al mondo dell'arte, grazie all'occhio esperto e all'aiuto del maestro Francesco Siclari, il suo mentore, colui che è stato capace di riconoscere il grande talento di Antonella.

Cerabona e Siclari posano con l'opera "L'urlo del mare"
Abbiamo incontrato entrambi nello studio del maestro Siclari a Brandizzo.
Antonella la forza l'ha trovata in due oggetti semplici, matita e foglio e in una pratica, quella del disegno. Già dal Paleolitico gli ominidi utilizzavano la pittura, dipingendo le pareti delle caverne come fossero fogli di carta, realizzando i pennelli con piume, ciuffi d'erba e foglie e ricavando i colori da terra mescolata con grassi animali e tinture vegetali.
“Tutto avvenne qualche estate fa.”
Il maestro inizia a parlare, con espressione seriosa, come quando si racconta un aneddoto chiave, un passaggio importante della vita e noi, che di queste storie siamo soliti alimentarci, restiamo in silenzio, spostando la nostra attenzione dagli occhi del maestro a quelli dell’allieva per poi tornare indietro, per provare a registrare e carpire le parole che escono dai loro sguardi, quelle non dette, quelle più pesanti e significative, quelle emozionanti.
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"Io, Donna" di Antonella Cerabona
“Ero su di una spiaggia calabra, di buon mattino e stavo dipingendo con cavalletto, tela, pennelli e tavolozza. Mi si avvicina Antonella, incuriosita e nella conversazione che ne scaturì, lei mi disse che aveva dei disegni in un cassetto, come si fa con i sogni. La esortai a tirarli fuori e una volta tornati a Brandizzo, me li portò qui in studio. Mi accorsi subito delle sue qualità, del talento, ma ci misi un po' di tempo per convincerla che i suoi lavori non avrebbero dovuto restare chiusi in fondo a un cassetto.”
Perché i sogni sono fatti di cose semplice, reali, tangibili, come i disegni di Antonella rinchiusi in fondo a un cassetto. Mentre Francesco narra una storia che sa di poesia, perché spesso accade che le persone si incontrino e nasca una magia per puro caso, il sorriso dell'allieva si apre sincero e in quel furtivo gesto cogliamo la sincera riconoscenza che la donna nutre per il maestro.
Chiediamo ad Antonella se disegnare fosse stato il suo sogno fin da bambina, e la sua voce è armoniosa e ferma.
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"Musa di se stessa" di Antonella Cerabona
“Posso dire di essere nata con la matita in mano, perché disegnavo sempre, qualunque cosa. Essendo molto introversa, mi rintanavo nel disegno, come se quello fosse il mio mondo incontaminato. Disegnavo per me stessa, non ho mai fatto vedere i miei disegni a nessuno, prima del maestro Siclari. Da ragazza avevo una miriade di sogni che portavo dentro una tasca immaginaria che avevo cucito sulla mia pelle, con la certezza di realizzarli tutti. Un giorno però un evento drammatico sconquassò questo cielo luminoso, distruggendo i miei sogni, la mia stessa vita, che non fu più la stessa. Il tempo scorre, il dolore fisico si attenua, impari a conviverci, le cicatrici ti ricordano ogni giorno quello che hai dovuto patire. Mi chiusi ancora di più in me stessa e rimasi rintanata. Nell'estate del 2018 incontrai il maestro, ed eccomi qui. ”Antonella termina il racconto ridendo, come a dirci che nonostante il dolore, si riesce a sorridere anche.
Siclari resta in silenzio ad ascoltare con la stessa nostra attenzione, come se quel racconto lo sentisse per la prima volta. Un educato mettersi di lato, per lasciare spazio alla sua allieva in quel frangente di confidenza.

"Mia madre all'uncinetto" di Siclari
Il maestro non ha certo bisogno di presentazioni, noi vogliamo giusto inquadrarlo per dare a Cesare quel che è di Cesare. Dipinge da decenni, già conosciuto e apprezzato dal Sottosegretario di Stato alla Cultura il dottor Vittorio Sgarbi, che durante una mostra, tra decine di quadri, riconobbe il Siclari a metri di distanza, grazie alla caratteristica cornice che il maestro è solito fare nelle sue opere d'arte e che negli anni è diventata la sua firma.
I suoi lavori sono stati esposti nelle più importanti gallerie delle capitali europee e non solo, qualche anno fa ha fatto una personale in una galleria d'arte di New York, dopo avere esposto l'anno precedente insieme ad altri pittori.
Il maestro ha dato ad Antonella la possibilità di sognare attraverso il disegno e la pittura, ed è questo l'aspetto dell'uomo Francesco che a noi piace mettere sotto i riflettori.
Antonella è una figurativa, in prevalenza disegna figure femminili, spesso nudità e in quei lavori, oltre al corpo, mette a nudo i suoi stati d'animo. È una donna che ha sofferto e si vede dall'educazione che mostra nel raccontarsi, dalla timidezza nelle cose non dette e noi rimaniamo particolarmente colpiti in modo positivo, non è facile al giorno d'oggi incontrare persone umili.
Il porticciolo di Bagnara Calabra, di Siclari
Quando le chiediamo di parlarci dei suoi sogni, ci risponde come chi si porta dentro del dolore con il timore che tutto svanisca:
“Io preferisco non parlare di sogni, perché si avverano quelli che non raccontiamo. Mi piacerebbe però condividere la mia passione impartendo lezioni di disegno ai bimbi. Se qualcosa si può ancora salvare a questo mondo, questo qualcosa è rappresentato dai bambini.”
Siclari interviene per spronare la sua allieva, ma Antonella è ferma nelle sue convinzioni, e noi non le forziamo la mano.
Al posto dei sogni, ci regala qualche aneddoto accadutole.
“Prima di conoscere il maestro, mi è capitato di fare ritratti ad amici e conoscenti, gratuitamente. Ne ho regalati tanti. Appena ho iniziato con il maestro a esporre i miei quadri, quelle persone alle quali avevo regalato un disegno, sono sparite. Alcuni neanche mi salutano per strada.”

Lo studio del maestro Siclari a Brandizzo
Una delle ultime mostre fatte presso il Palazzo Einaudi di Chivasso dal maestro Siclari insieme alle opere di Antonella aveva come titolo “Il maestro e l'allieva”, all'interno della quale hanno trovato posto alcuni quadri dipinti a 4 mani come "L'urlo del mare” realizzato nel 2019.
A questo punto il maestro Siclari prova a spiegarci i disegni di Antonella.
“I suoi nudi non sono mai volgari e il volto, lo sguardo, sono i veri soggetti della sua arte figurativa. I suoi quadri sono poesia, le pose, l'eleganza dei corpi e l'intensità degli sguardi regalano emozioni. I disegni di Antonella nascono dalla solitudine, come fossero una necessità, e pennellata dopo pennellata viene fuori la sensibilità e l'ispirazione dell'artista. Quello che ho fatto io è aprire la porta e far sì che senza paure, il suo talento fosse mostrato al mondo. Perché il talento è un dono di Dio e va mostrato e non tenuto nascosto. Sembrava quasi un delitto non esibire i suoi lavori.”
Le parole del maestro, convinte, sono parole di chi conosce bene l'argomento, di chi sa cosa sia il tormento.
Quel tormento, che lui vide negli occhi di Antonella, lui è riuscito a piegarlo per tirare fuori il buono che la ragazza aveva dentro, quelle sensazioni forti che i suoi disegni emanano. Il maestro Siclari ha una capacità che non tutti possiedono, quella di riconoscere il valore, prima che dei lavori, delle persone, prima che del dipinto esterno, del capolavoro interno che ogni essere umano racchiude dentro sé stesso.
Siclari ci racconta un paio di aneddoti importanti della sua vita.
“Al mio paese c'era una maestra elementare che una volta andata in pensione, si offrì di insegnare ai bambini in età prescolastica. Io avevo 5 anni circa. Ricordo il cortiletto, la scaletta esterna e la stanzetta dentro la quale la maestra faceva lezione. Oltre ai compiti che la maestra ci assegnava, io disegnavo, sempre e di tutto, la gallina, la stanza, la casa di fronte, tutto. Soldi a casa non ne avevamo per comprare quaderni e io, ogni 3 giorni riempivo il quaderno di disegni.”
E siamo arrivati al senso di tutte le cose, a come nascono i sogni, spesso per caso senza nemmeno che noi ce ne accorgiamo, siamo giunti a quel racconto dentro il racconto, a quella poesia che ogni nostro interlocutore riesce sempre a regalarci. E il maestro prosegue nella storia, e noi restiamo attenti, sappiamo che questa è la parte emozionante.
“E voglio salutarvi con questo aneddoto: all'età di 8 anni con i miei amici, ero solito andare al mare a Villa San Giovanni, ma mentre gli altri ragazzi andavano davvero al mare, io restavo tutto il giorno davanti a una vetrina dove all'interno vi era un pittore. E rimanendo attento e incuriosito ad ammirarlo, mentre questi dipingeva.
Dopo qualche anno mio fratello maggiore vide in casa le tante mie tele e mi chiese perché stessi sempre a disegnare. Quando gli dissi che era la mia passione, mi regalò 10 mila lire. Io andai a Torino, in un negozio in via Lagrange che oggi non c'è più, e spesi tutta la cifra in tele, colori e pennelli.”
L'allieva e il maestro, lei Antonella Cerabona, donna sensibile e artista ispirata, lui, Francesco Siclari, dopo aver ricevuto onori e meriti, prova a far uscire allo scoperto le pulsioni e gli aspetti emotivi della pittrice, altrimenti confinati e nascosti, evadendo anche una verifica critica necessaria, per rendere fruibili le opere di Antonella, per condividere il dramma e la gioia che gli sguardi dei suoi soggetti mostrano.
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