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06 Luglio 2023 - 12:41
Pino Flash a Chivasso
Pochi giorni fa una triste notizia ci ha addolorato molto. Il piccolo Supereroe Mirko si è spento nella sua camera dell'ospedale Regina Margherita di Torino.
Noi abbiamo voluto incontrare uno di quelli che soltanto poche settimane fa si trovava sotto la finestra del Regina Margherita dove era ricoverato Mirko.
“Eravamo in 1300 sul piazzale davanti all'ospedale.”
A parlare è Pino Battipaglia detto Pino Flash, con le lacrime a fare da contorno alle sue parole. Si interrompe, prende fiato, piange e riprende a parlare, e noi restiamo con un nodo in gola, commossi, ad ascoltarlo.
“Una cosa da pelle d'oca. Mirko aveva chiesto al papà Alessio, come ultimo desiderio prima di morire, di incontrare l'Uomo Ragno e Super Mario.”
Sbarriamo gli occhi, non credevamo che il piccolo Mirko di soli 7 anni, fosse a conoscenza della sua drammatica situazione, e sentire quel suo ultimo desiderio, ci fa sentire piccoli al suo confronto, noi che ci disperiamo per un niente, noi che perdiamo tempo dietro alle futilità.
7 anni eppur così coraggioso, come nemmeno un adulto potrebbe riuscire a esserlo.
“Due stuntman, vestiti da Spiderman e Super Mario, si sono arrampicati fino alla finestra del terzo piano, per salutare Mirko. Da sotto la finestra, tutti noi abbiamo gridato il suo nome, applaudito, mentre Mirko saltava e rideva felice, ci salutava e ci lanciava baci e cuori con le mani. Sono sicuro di aver contribuito a donare un giorno speciale al piccolo Mirko. Eravamo in più di 100 Supereroi, arrivati da Torino, Moncalieri e anche da Milano. Ho sentito il papà Alessio, dopo la morte di Mirko, e mi ha detto che il piccolo Mirko è morto col sorriso, come se quel regalo, ultimo suo desiderio, gli avesse dato serenità.”
Lui, Pino, è solo un uomo, ma di un valore inestimabile, con un'energia e una grinta inesauribili e con la voglia di darsi da fare per il prossimo.
Pino è uno dei Supereroi di Chivasso, colui che anni fa ha avuto la geniale idea e il coraggio di inventarsi un modo per donare un sorriso a chi ha bisogno, bambini sfortunati che soffrono di patologie rare, di quelle che richiedono interventi chirurgici e terapie costosissime, e anche bambini che sono affetti da patologie incurabili, come Super Mirko.

Pino Battipaglia detto Pino Flash
Un uomo che ha fatto del volontariato la sua missione di vita, mettendo da parte la famiglia, gli amici, gli hobbies perché darsi da fare per gli altri vuol dire sacrificio, inteso come la necessità di sacrificare parte di sé stessi, quasi come se fosse un'amputazione fisica.
Pino, al di fuori del lavoro, è sempre impegnato in un evento per raccogliere fondi per bambini malati.
Il valore di un uomo del genere, non lo si può chiudere in un mero numero. Siamo sempre onorati di incontrare persone speciali e in verità dobbiamo confessare che Pino viene da un pianeta differente, quello di chi ha l'altruismo che lo porta a regalare il proprio tempo.
Ci commuoviamo anche noi, e stavolta lo sforzo per non piangere è davvero immane.
“Non parliamo di me, parliamo dei Supereroi, e dei bimbi che seguiamo.”

I Super Eroi a Chivasso
Pino iniziò una ventina di anni fa a vestirsi da hot dog nei locali durante manifestazioni varie. Poi l'idea brillante: si vestì da Flash, il personaggio della Marvel e da solo andava a eventi per raccolta fondi per i bambini affetti da patologie gravi.
“Fin da ragazzo avevo un sogno, quello di dedicare il mio tempo agli altri. E 15 anni fa mi vestii da Flash per il piccolo Antonio, un bimbo di 6 anni volato poi in cielo. E da quell'esperienza, decisi di provare a donare un sorriso ai bambini malati, cercando dove possibile, di raccogliere anche fondi per far fronte alle loro terapie.”
Il sogno di Pino non è il classico sogno egoistico incentrato su se stessi, di quelli che più o meno abbiamo fatto tutti, come un buon lavoro, una famiglia, dei figli, la sicurezza economica, la salute. No, Pino sognava fin da ragazzo, di aiutare gli altri, quelli meno fortunati di lui.
Perdonateci, come spesso sottolineiamo, la retorica non fa per noi, qui siamo davanti a un uomo grande, una figura che ci insegna a stare al mondo nell'unico modo possibile, cioè quello di mettere da parte gli egoismi anche sacrosanti, e adoperarsi per chi ha bisogno.
Il racconto di Pino, tra una pausa per un groppo in gola e lo sforzo di non piangere, ovviamente non è fluido, ma è genuino, capace di commuovere ed emozionare come pochi prima di lui.
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Pino Flash durante uno dei suoi travestimenti
E Pino si interrompe più volte, la voce si spezza, i suoi occhi sono perennemente un balcone, da dove le lacrime sono sempre affacciate. E noi veniamo contagiati e influenzati da tutta questa commozione e in silenzio facciamo solo gesti a Pino di non preoccuparsi se si ferma, perché il pianto rende gli uomini grandi.
E Pino nel corso degli anni si fa conoscere sul territorio, e iniziano ad arrivare inviti per partecipare a vari eventi benefici.
Un giorno sul posto di lavoro ci fu una raccolta fondi per un bimbo, Simone il Guerriero di Montanaro. In quell'occasione Pino scoprì che la mamma di Simone era una sua collega, e da quel giorno sposò la causa del piccolo Simone.
Per anni Pino si vestiva da Flash Supereroe e si recava nei locali dove si organizzavano le varie raccolte fondi, da solo.
Durante il covid poi, chiamato dai Nasini Rossi, Pino si presentò al centro vaccini in costume da Flash e fu in quell'occasione che si formò il gruppo dei Supereroi di Chivasso. Pino ormai era conosciutissimo e alcuni genitori che portavano i loro bambini a vaccinarsi, gli chiesero in che modo avrebbero potuto aiutarlo, e lui gli propose di trovare un costume da supereroe e di andare insieme nei vari eventi di beneficenza.
Subito al gruppo di Supereroi presero parte in 5 e oggi sono diventati 25.
I Supereroi partecipano a feste private e sagre di paese, sempre per beneficenza rivolta ai bambini.
Sabato scorso c'è stata una raccolta fondi per bambini disabili a Verolengo. Su alcuni cavalli sono state messe delle selle apposite che hanno dato la possibilità a questi ragazzi di cavalcare e fare un'esperienza di equitazione.
“La mia grandissima ricompensa è sapere di aver donato un poco di sollievo e un sorriso a chi nella malattia, si sente solo, scoraggiato e in preda allo sconforto, bambini malati e le loro famiglie, che soffrono per la sorte avversa, come mi capitò per il piccolo Antonio”.
Quando nomina il piccolo Antonio, il primo bimbo per il quale 15 anni fa ha iniziato a darsi da fare in costume da Flash, Pino, ancora una volta, si interrompe, prende respiro, ferma le lacrime e si scusa.
Questi piccoli gesti fanno di quest'uomo una persona grande, con un cuore enorme, capace di mettere da parte se stesso per donare il suo tempo, per donare sorrisi. Siamo ripetitivi, ma questa volta lo facciamo volutamente per sottolineare che uomo abbiamo di fronte. Ce ne fossero di più al mondo di Pino Battipaglia.
Pino ci saluta con un pensiero che ci ammutolisce e ci fa piangere: “Siamo pieni di egoismi e di capricci, ma se solo avessimo l'occasione di incontrare un bimbo malato e di vedere quella sofferenza, di colpo ci renderemmo conto di quanto siamo fortunati. Io la sera, prima di dormire, ricordo i ringraziamenti dei genitori di questi bambini, che continuano ad arrivarmi anche a distanza di anni e nonostante i loro bimbi non siano più vivi, e questo mi riempie il cuore di gioia immensa. Questa è un'operazione che voglio fare, per dirmi: Pino, continua così, questo è il tuo guadagno.”
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