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14 Marzo 2023 - 09:08
Al lavoro per realizzare un capanno nell'area attrezzata di Po
Via Tre Po a Cavagnolo, non è una via, ma rappresenta quasi una strada segnata su una mappa del tesoro. Dopo il primo tratto asfaltato, la strada è una splendida e comoda sterrata, in piano e percorribile a piedi comodamente.
Perché una mappa del tesoro, vi starete chiedendo.
Dopo circa un chilometro, se si svolta a destra, all’altezza dei cartelli che segnalano l’area del Parco del Po, si arriva in un angolo di paradiso, un fazzoletto di terra sulle rive del grande fiume. L’area è adibita da tavoli per picnic, panchine sulle quali sostare per ammirare lo scorrere inesauribile dell’acqua del Po. Il silenzio e la pace che questo luogo emana, ci mette davanti a un vero e proprio tesoro.
L’erba è corta, tutto intorno ci sono cataste omogenee di spessi rami ben legati insieme, il parco è pulito, invitante a trascorrere qualche ora in meditazione. I tavoli sono pieni di giovani che chiacchierano spensierati, i sentieri sono calpestati da passeggiatori, e tutti si godono quella pace, che fa bene al corpo e alla mente. Dietro i tavoli notiamo lo scheletro di una costruzione fatta di rami di acacia e chinato in ginocchio vediamo un signore, intento a inchiodare i rami gli uni agli altri. Incuriositi, ci avviciniamo per scambiare due parole.
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L'area attrezzata di Po a Cavagnolo
Lui è Giovanni Arri, un arzillo e volenteroso ottantaquattrenne. Ha in mano uno strumento antico, un trapano manuale, e mentre gira la leva che muove la punta di questo trapano, noi comprendiamo solo la poesia di questa scena, senza luogo e senza tempo. Giovanni da ormai 5 anni, dedica parte del suo tempo, alla pulizia e alla cura del Parco del Po. E già per questo ci sentiamo in debito con lui, ci sentiamo niente al suo cospetto, ci sentiamo inutili davanti a un uomo appartenente a quelle generazioni abituate al lavoro, senza lamentarsi, temperate dal sacrificio. Le generazione degli anni ‘30, lo sappiamo bene, sono persone fatte di roccia, sono querce, sono pilastri, sono tutto ciò che ormai abbiamo perduto per sempre.
Giovanni si trasferisce a Cavagnolo con mamma, papà e fratelli da Pontestura nel Monferrato, dove vivevano in un cascinale appartenuto ai suoi nonni.
Inizia a lavorare alla Pirelli di Settimo, dove conosce la moglie. Si sposa e va a vivere in Borgo San Paolo a Torino. Ritorna a Cavagnolo nel 1975: “Quando mi sono trasferito di nuovo qui, sono rinato. Si figuri, in Borgo San Paolo era tutto un caos, e una volta arrivato a Cavagnolo, ho riscoperto pace e semplicità.”
Così ci parla Giovanni di quella scelta azzeccatissima, di trasferirsi fuori città. Lui continuò a lavorare alla Pirelli di Settimo Torinese, ma quel tragitto non gli pesò mai, perché la strada del ritorno a casa, per lui rappresentava un ritorno alla vita.
Ma a noi interessa ciò che oggi fa Giovanni, un lavoro di una utilità estrema per tutta la comunità.
“Questo scheletro” ci spiega Giovanni, “dovrà essere un capanno, un riparo per la pioggia, sia per noi volontari che veniamo a tenere pulito il Parco, che per i visitatori, che al Parco trascorrono ore in armonia”.
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Giovanni Arri al lavoro
Il capanno avrà un tetto in lamiera che verrà coperto con canne, affinché la struttura rimanga più naturale possibile senza stonare nel complesso del parco. E con le canne verranno create anche le pareti di questo riparo.
Quando, con una battuta, gli diciamo che siamo in piena siccità, Giovanni scoppia a ridere di gusto, aggiungendo: “Allora prendiamolo come un auspicio”.
E stavolta a ridere siamo anche noi.
Giovanni Arri insieme a Gilberto Sabatinelli e a Pino Marzo, quest’ultimo con meno frequenza, partendo dal ghiaione, visibile da quest’area, seguono la riva del fiume e puliscono questo fazzoletto di Parco, facendo in modo che rimanga quel paradiso che è.
Questo è il loro modo di occupare il tempo, utile alla comunità e anche a loro stessi.
“Le racconto un fatto” dice Giovanni e noi tratteniamo il fiato, perché ogni singola parola di questo uomo, è oro da immagazzinare, ogni gesto, poesia da leggere, “un pomeriggio, mentre ero qui a tagliare i rami agli alberi, ho visto due lupi a 50 metri da me. Non ho avuto paura eh. Uno dei due è sceso sulla riva del fiume e dopo pochi minuti è risalito con una nutria tenuta in bocca. E si sono allontanati, calmi. E i cinghiali, guardi proprio pochi giorni fa sentivo un grugnito alle mie spalle. Mi giro e vedo un cinghiale enorme, sicuro pesava 200 chili, che quasi passeggiava annusando il terreno. Anche quello, come i lupi, non mi ha degnato d’uno sguardo.”
Una domanda ci rimbalza nella testa: cosa sono queste, favole?
Ci sembra di essere tornati bambini, quando ascoltavamo le storie che ci raccontavano i nonni.
Giovanni ci saluta con un sogno:
“Sogno che questo parco sia sempre così pulito e in ordine”.

Al lavoro
E questo risultato lo si raggiunge con una sinergia, i visitatori non dovranno sporcare e i volontari dovranno tenere in ordine l’area.
Il Comune di Cavagnolo, ovviamente, è al fianco di questi volontari. Preso atto della loro passione nel tenere in ordine e pulita quell’area del parco del Po, ha fornito loro materiali per le pulizie come guanti, rastrello e altri oggetti utili, ma soprattutto ha stipulato un’assicurazione individuale, inserendo i loro nomi nell’Albo dei Volontari Civici del paese.
Inoltre, ci teniamo ad aggiungere che i nomi di questi volontari sono stati da poco inseriti in un Albo del Parco del Po che definisce gli Amici del Po. Volontari quindi riconosciuti dall’Ente Parco a tutti gli effetti.
Il Comune è in contatto con l’Ente Parco affinché si inserisca quest’area in una Variante d’Area, in modo tale che possa risultare come area di valorizzazione turistica, con sosta picnic con accesso ai disabili.
In progetto c’è anche la realizzazione di una navigazione di questa parte del fiume per mezzo di barche elettriche.
E quanti grazie dobbiamo a Giovanni, Gilberto e Pino, tre uomini pieni di passione, per il loro importante lavoro e per questo meritano tutta la nostra riconoscenza.
Ma quanti grazie a Giovanni, per aver trasformato in poesia una semplice sosta in quell’angolo di paradiso che è il Parco del Po a Cavagnolo.
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Il trapano manuale usato da Giovanni Arri
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