Cerca

Cavagnolo

C'era una volta il Carnevale dei "Campagnin"

Reana Ferrero ricorda la festa del 1981: "Si facevano fino a 150 Carnevali in pochi mesi"

Cavagnolo

Reana Ferrero con il Campagnin Marco Zanero e la loro corte

Nei giorni scorsi, visto il periodo, abbiamo parlato di alcune maschere di Carnevale del nostro territorio. Oggi proviamo a raccontarvi la “Campagnina”, cioè la maschera di carnevale di Cavagnolo e per farlo abbiamo incontrato una donna che tanti anni fa ne vestì i panni.

Stiamo parlando di Reana Ferrero, che nel 1981 fu appunto la “Campagnina”. Marco Zanero quell’anno fu l’accompagnatore.

Giusto un passo indietro.

La maschera di Cavagnolo venne inventata nel 1979. Brusasco aveva la ben più conosciuta maschera del Re del Fuoco, nata nel 1950, e solo dopo 29 anni anche a Cavagnolo si decise di inventarne una. I primi due anni la Campagnina fu Maria Rosa Aimo, e per la terza edizione alla Pro loco proposero la giovane Reana.

Avevo 20 anni, è stata una bella ed emozionante esperienza per me. Conservo ricordi davvero molto belli. Vede, le ho portato anche l’album delle fotografie dell’anno in cui ho fatto la Campagnina.  É stato fantastico ritrovarsi al centro della festa di carnevale del paese. Capirà, avevo 20 anni. Se le dovessi racchiudere la mia Campagnina in poche parole, le direi che è stata la mia giovinezza e la mia spensieratezza, e per questi motivi ne conservo ricordi stupendi”.

Scatti del Carnevale 1981

Reana è visibilmente contenta, mentre ricorda quei giorni così particolari. Giorni di festa, di spensieratezza dei suoi vent’anni.

Ci mostra un album pieno zeppo di foto, come fosse l’album del matrimonio. Noi, quasi respirando quell’eccitazione del momento, lo sfogliamo insieme a lei, e a ogni pagina, come una bimba che non vede l’ora di descrivere l’istante impresso nella foto, ci dice i nomi delle persone ritratte nelle foto, spiegandoci che cosa stessero facendo. 

Ma Reana vuole essere sincera con noi, e dopo aver elogiato questa bella esperienza, ci racconta con sincerità anche la parte meno bella di quell’esperienza.

In verità avrei dovuto fare la Campagnina per due edizioni, come da regola, ma dopo il primo anno, non ho voluto più farlo. Era un ruolo stancante. 

Spesso c’erano giorni in cui si partiva al mattino e si tornava a casa alle 3 di notte. Una vera sfacchinata. Diciamo che l’anno dopo tutti insistettero, dicendomi che avrei dovuto fare il bis, che era una regola, ma io non ho voluto sentire ragione”.

La presentazione delle maschere davanti al Municipio

Reana inizia la chiacchierata chiarendo che il ruolo di maschera del paese era una cosa entusiasmante ma che non avrebbe mai immaginato così dispendioso, sia in termini di tempo che di energie.

Pensi che in una giornata si andava in visita a 3 o 4 carnevali. Ci si spostava da Chieri a Pecetto a Pino Torinese, una cosa stressante. Le ultime Campagnine giravano tutti i paesi del Canavese, una cosa come più di 150 feste di carnevale da visitare in tutto il periodo carnevalesco, in costume, per presenziare le varie cerimonie, come l’investitura delle maschere degli altri paesi.

Molto faticoso ma allo stesso tempo emozionante senza dubbio.

Ad esempio, quando andavamo a presenziare l’investitura delle maschere degli altri paesi, portavamo un regalo per omaggiare i padroni di casa. Questo bastava per non sentire la fatica, che ahimè, ritornava a farsi sentire quando si tornava a casa, in tardissima serata”.

I protagonisti del Carnevale cavagnolese dell'epoca

Reana ci racconta i suoi ricordi, ricordi che restano in un mondo che va veloce. E ci racconta la sua esperienza con estrema sincerità, senza troppi giri di parole. L’emozione è palpabile, il suo viso si illumina quando la sua mente si riempie di queste istantanee di un tempo ormai passato, quel tempo della spensieratezza, della gioventù. Ma rimane con i piedi ben saldi a terra quando ci racconta la fatica di quell’esperienza che l’ha spinta a rinunciare alla seconda investitura della Campagnina. 

Erano anni di grande partecipazione da parte dei cavagnolesi e non solo. Anni durante i quali si era abituati a trascorrere il carnevale tutti insieme. In quei giorni la Campagnina faceva il giro per tutto il paese, nei negozi, nella scuola, dove portava le caramelle ai bambini, passava anche dai carabinieri. Era una presenza visiva per tutto il periodo carnevalesco.

Reana si ricorda i vari appuntamenti in paese come la polenta a Valle Gobbi e la fagiolata al Borgo dell’Allegria, che riscuotevano tanto successo. 

La maschera di Cavagnolo, nata già un po’ tardi rispetto al Re del Fuoco di Brusasco, paese confinante, incontrò le stesse problematiche delle altre maschere minori, cioè la difficoltà nel reperire volontari che avessero voglia di indossare i costumi. 

I giovani oggi figuriamoci se vogliono fare la Campagnina. Sono tradizioni che considerano vecchie, appartenenti al passato”.

Questo Reana ce lo racconta con molta tristezza, come una constatazione difficile o meglio impossibile da cambiare.

E ci confida un aneddoto.

Maschere di una festa di un po' di anni fa

Alcuni anni dopo la sua prima esperienza, le proposero nuovamente il ruolo della Campagnina; lei aveva già impersonato la maschera, conosceva il piemontese ed era la più indicata. Reana stava quasi per accettare, forse sperando che la nipote, che avrebbe partecipato con lei alle sfilate, si potesse innamorare del ruolo della Campagnina, in modo da diventare a sua volta Campagnina un giorno, ma fu costretta a tirarsi indietro. La giovane nipote non ne volle sapere.

E un poco per questo motivo, che forse era quello che l’avrebbe spinta a rifare la Campagnina e un poco perché per fare la maschera bisognava avere tanto tempo da dedicare, rinunciò a fare il bis. 

Lei deve sapere che il carnevale per le maschere inizia subito dopo capodanno. Il 6 gennaio già cominciano le varie incoronazioni, e tutte le maschere hanno il dovere di presenziarle. E il tutto dura fino al martedì grasso. Chi oggi ha tempo e voglia di ricoprire questo ruolo? Credo nessuno.  O forse una giovanissima o una pensionata. E così negli anni la maschera è andata a scomparire.”

Oggi è rimasto il carnevale dei bambini al Palazzetto, la fagiolata e la polenta, insomma, della festa di un tempo, prosegue la parte mangereccia e quella dedicata ai bambini. 

Si è tentato di coinvolgere i giovani per proseguire la tradizione, ma senza successo. 

“In tutta sincerità le confesso che avrei rifatto la Campagnina, perchè mi dispiaceva che questo carnevale si perdesse, mi dispiaceva per la Pro Loco e i suoi volontari, sempre in prima linea per il paese. Ma alla fine il mio problema era proprio il tempo che non avevo e che invece sarebbe servito. L’avrei fatto per mia nipote, se lei avesse poi seguito le mie orme, e avrei preso permessi al lavoro di conseguenza, così da ritagliare quel tempo che non avevo”.

Reana chiacchiera in libertà, non si nasconde dietro a nessuna scusa, ci parla così come i suoi pensieri arrivano alla sua bocca dalla mente. E noi ne siamo lusingati per questo suo essere sé stessa, per non aver cercato di modificare le sue parole.

Reana conserva la sua esperienza con amore, le piacerebbe rivedere una giovane Campagnina, e ci saluta con una speranza: “Voglio concludere con un desiderio, perché bisogna sempre essere fiduciosi nonostante nella realtà sembri difficile la realizzazione dei desideri, ma io voglio sperare che presto torni a Cavagnolo la Campagnina, e si riprenda questa bella tradizione.”

E anche noi proviamo a coltivare questo sogno, che la maschera di Cavagnolo, la Campagnina, ritorni presto per le strade del paese, a regalare sorrisi, spensieratezza e caramelle ai bambini.

Per regalare ancora quei ricordi che restano, in un mondo che va veloce.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori