Cerca

E c’è pure “Gigino” un ex maresciallo dei carabinieri residente a Volpiano con il ruolo di “falsario”

E c’è pure “Gigino” un ex maresciallo dei carabinieri residente a Volpiano con il ruolo  di “falsario”

operazione carabinieri

C’era pure un ex maresciallo dei carabinieri all’interno dell’associazione a delinquere dedita alle truffe alle banche e allo Stato sgominata dai carabinieri del comando provinciale di Torino. Si tratterebbe di Luigi Mura, “Gigino” per gli amici, residente a Volpiano. Il suo ruolo sarebbe stato quello del falsario. Risulta indagato con l’accusa di aver falsificato le carte d’identità ed aver creato documentazione finanziaria artefatta utilizzata per le truffe. Questo quanto scritto  nell’impianto accusatorio del pm Ruggero Crupi. Per lui gli inquirenti hanno ritenuto possibile il pericolo di fuga, per questo il Gip ha emesso la misura cautelare dell’obbligo di firma.  Quando gli sono stati notificati gli atti Luigi Mura era al mare. Nella sua casa, i carabinieri, durante la perquisizione, hanno trovato una scatola di proiettili  calibro 38 detenuti illegalmente. Ma non è tutto. Durante le indagini, infatti, gli inquirenti hanno trovato, di volta in volta, nelle case delle persone coinvolte nella truffa, documenti che si riferivano a persone completamente inventate o inesistenti (come Pierino Mallardo, Raffaele Alfano, Carmelo Musso o Paolo Locatelli) oppure documenti che mischiavano generalità e foto diverse.  Documenti utili a creare società intestate a persone finte (come nel caso della Enimond di Paolo Locatelli) e attraverso quelle società mettere in atto le truffe ai danni delle banche e dello Stato.  In totale 25 società coinvolte: intestate a complici o create con documenti falsi, erano riuscite a farsi erogare dal Gestore dei servizi energetici (Gse) titoli di efficientamento, ceduti a terzi guadagnando circa 25 milioni .  Con l’acquisizione di crediti d’Iva e emissioni di fatture inesistenti, da istituti finanziari e bancari hanno ottenuto inoltre 50 milioni. Il denaro, secondo l’accusa, veniva riciclato all’estero in lingotti e monete d’oro e con prestiti a tassi di usura. L’inchiesta, su 115 indagati, era iniziata nel 2019, scoperto oltre un milione di euro in lingotti in un deposito di Torino, arrestando 5 persone.  Mattia Aimola
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori