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Pro Natura: «Compensazioni per interventi che di “ambientale” hanno poco o nulla»

Pro Natura: «Compensazioni per interventi che di “ambientale” hanno poco o nulla»

deposito nazionale

Al “Tavolo della trasparenza e della partecipazione” del 10 febbraio che aveva all’ordine del giorno “Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi - Ricadute socio-economiche del progetto”, l’associazione Pro Natura Piemonte ha innanzitutto ricordato che «già da un decennio i territori sedi di impianti e depositi nucleari ricevono “compensazioni” o “fondi Scanzano” erogati dal Cipe a Comuni e Province. Ogni anno, sulla base delle stime di inventario radiometrico dei siti, il Cipe delibera la ripartizione e assegna i fondi agli enti. In Piemonte il Comune di Saluggia ha complessivamente incassato, finora, più di 20 milioni di euro, il Comune di Trino circa 12, e questo spiega perché - nonostante si tratti di siti oggettivamente non idonei ad ospitare materiale radioattivo - le loro Amministrazioni non abbiano mai avviato decise azioni verso lo Stato per sollecitare l’individuazione del sito per il Deposito Nazionale e lo smantellamento dei siti attuali (hanno invece avviato azioni legali per farsi riconoscere dallo Stato una maggior quota di “compensazioni”)».

Sin dalle prime delibere il Cipe ha progressivamente introdotto criteri di sempre maggiore “finalizzazione ambientale” nell’utilizzo dei contributi assegnati agli Enti locali, indicando anche gli ambiti preferenziali di destinazione delle risorse  quali, in particolare, la tutela dell’ambiente e delle risorse naturali, la difesa ed assetto del territorio e dell’ambiente marino-costiero, la  conservazione e valorizzazione delle aree naturali protette, la prevenzione e protezione dall’inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico, ed infine gli interventi per lo sviluppo sostenibile. Se però si va a verificare come sono stati usati questi fondi - ha evidenziato l’associazione - si scopre che la “finalizzazione ambientale” è stata molto scarsa: in buona parte le risorse sono state utilizzate dai Comuni per coprire la spesa corrente o per interventi che di “ambientale” hanno poco o nulla.

Pro Natura ha ribadito che «il sito per il Deposito Nazionale va scelto secondo criteri scientifici e di sicurezza, e non rincorrendo gli appetiti di politici locali che - sebbene il loro territorio sia già stato dichiarato inidoneo - sono ingolositi da questa montagna di soldi e dall’uso elettorale che ne possono fare. L’aspetto delle “ricadute socio-economiche” non deve quindi in alcun modo interferire con la procedura di individuazione del sito».

Ha poi chiesto, come già richiesto dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, «una pubblica e dettagliata rendicontazione di Sogin relativa ai costi sostenuti nel periodo 2010/2020 per l’elaborazione della Cnapi e per il funzionamento della Divisione Deposito nazionale e Parco tecnologico».

Infine Pro Natura ha chiesto «la convocazione di una terza sessione del Tavolo di trasparenza in cui Sogin illustri dettagliatamente i “criteri di idoneità” (D.Lgs. 15.2.2010 n. 31, art. 27 comma 3) formulati ed utilizzati per la redazione delle graduatorie dei 67 siti “potenzialmente idonei”».

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