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18 Gennaio 2021 - 16:34
Il “triangolo nucleare” di Saluggia, in mezzo ai corsi d’acqua
Gian Piero Godio, storico esponente del movimento antinucleare, da decenni sostiene che occorra rimuovere il materiale radioattivo dai depositi “temporanei” di Saluggia, Trino e altre località italiane. Ora anche Ispra e Sogin, con la pubblicazione della Cnapi, gli danno ragione: i siti attuali non sono idonei.
Cosa pensa della pubblicazione della Cnapi?
«Le associazioni ambientaliste e i comitati di cittadini - che già qualche anno fa avevano contribuito con osservazioni al “Programma nazionale per la gestione del combustibile esaurito e dei depositi radioattivi” - ne avevano perentoriamente sollecitato la pubblicazione il 25 novembre scorso, scrivendo ai Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e diffidandoli a dare il nulla osta a Sogin. Finalmente è stata pubblicata».
I siti individuati come “potenzialmente idonei” vanno bene?
«Sono stati individuati sulla base dei criteri fissati fin dal 2014 nella “Guida Tecnica 29” di Ispra (l’ente di controllo nazionale). I criteri utilizzati escludono le aree vulcaniche, quelle contrassegnate da sismicità elevata, quelle vicine ai centri abitati, ad autostrade o a linee ferroviarie, le aree naturali protette, eccetera. In queste settimane siamo impegnati a verificare con le popolazioni interessate che i criteri per l’individuazione dei vari siti siano stati applicati correttamente; qualora non lo fossero stati, c’è ancora un mese e mezzo di tempo per formulare osservazioni e proposte tecniche, in vista della convocazione del Seminario Nazionale, che servirà proprio ad approfondire la rispondenza delle aree individuate ai criteri di sicurezza contenuti nella Guida».
Qual è la priorità, in questo momento, secondo Legambiente?
«La priorità era e rimane quella di togliere prima possibile il materiale radioattivo dai siti attuali, a partire da quelli di Saluggia e Trino, dove è impropriamente collocato (in riva alla Dora Baltea e al Po) da troppi anni circa l’80% dei materiali radioattivi di tutta Italia. E’ assurdo continuare a mantenere una simile quantità di materiali radioattivi in aree del tutto inidonee per la vicinanza ai fiumi, alle falde, alle zone abitate. Occorre quindi - come previsto dalla legge e dal “Programma Nazionale” - trasferire al più presto tutti questi materiali pericolosi in un sito meno inidoneo, scelto con oggettività e trasparenza in modo che possa rappresentare la soluzione caratterizzata dal rischio più basso possibile per tutti».
Cosa pensa del dibattito che si è sviluppato dopo la pubblicazione della Cnapi?
«La scelta del sito in cui realizzare il Deposito Nazionale deve avvenire in tempi certi e in base a criteri scientifici e di sicurezza: da questa procedura devono restare fuori le convenienze e le furberie di politici attenti più alle “compensazioni” che a una razionale soluzione del problema. Nei giorni scorsi il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, dopo aver letto che alcuni sindaci di città non presenti nella lista si stanno candidando, ha specificato che “se non si è nella lista significa che il proprio territorio non possiede le caratteristiche tecniche per ospitare il deposito”. Quindi non si perda tempo inseguendo ipotesi impraticabili.
A più di trent’anni dalla conclusione della stagione nucleare italiana è giunto il momento di radunare tutto il materiale radioattivo che da troppo tempo si trova in siti non idonei, per immagazzinarlo in un luogo che sia il più sicuro possibile. Rinviare ancora l’individuazione del sito per il Deposito Nazionale - come già alcuni stanno proponendo - non significherebbe “non decidere”: significherebbe decidere di mantenere i materiali radioattivi nei luoghi più pericolosi, con un enorme rischio per tutto il Paese».
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