Nell’ultimo consiglio è stato approvato, all’unanimità, un ordine del giorno per potenziare le cure domiciliari. Il documento è stato presentato dalla prima cittadina, Elena Piastra, e dal consigliere del Partito Democratico, Umberto Salvi. “Ci sono storture su alcune norme - spiega la prima cittadina - rispetto alle prestazioni sanitarie a favore di persone non autosufficienti. C’è un taglio impressionante alle prestazioni connesse alla domiciliarità. In pandemia abbiamo visto quanto è importante tenere a casa le persone non autosufficienti. È possibile accedere ad un fondo dedicato per avere risorse ma l’effetto finale è che le famiglie, ad esclusione degli aiuti dei Comuni, hanno aumenti diretti in termini di costi rispetto al numero di ore garantite alla famiglia che decide di mantenere a casa la persona. Un qualcosa che va in direzione opposta rispetto a quello che serve oggi”. Nel documento si chiede all’amministrazione di promuovere iniziative di sostegno all’assistenza domiciliare, al supporto delle persone non autosufficienti e delle rispettive famiglie e di chiedere alla Regione di intervenire sul tema al più presto.
Sul tema, però, rivendica una “paternità” anche il gruppo di Azione. “Servirà ripensare l’assistenza domiciliare - racconta Bruno Olivieri, consigliere di + Europa e Azione - passando dalla logica della cura clinico ospedaliera a quella del sostegno alla non autosufficienza, fondato su uno sguardo complessivo della condizione della persona e dei suoi molteplici fattori di fragilità, che conduce, o dovrebbe condurre a risposte ben più ampie e articolate”. E, proprio su queste risposte complesse, qualche idea arriva da Azione, come racconta Franco Cecchin, tra i fondatori del circolo locale del partito di Carlo Calenda. “È un’idea che nasce prima delle elezioni, - racconta - è una delle tante idee che abbiamo in mente da tempo. Piastra da vicesindaca prese spunto di questa cosa, ci ha informato, poi, quando ha portato questo odg in Unione dei Comuni e ora è arrivato in consiglio a Settimo. Lavoriamo alla creazione di un tavolo di professionisti: medici, personale sanitario, legali. Servono servizi che non si limitino ad assistenza, serve un’unica struttura per avere tutte le risposte. Tutto questo in un contenitore che magari può coinvolgere anche i privati, l’importante è che funzioni. Il sistema in essere oggi non funziona, serve qualcosa di diverso. Per esempio, l’albo delle badanti è una buona idea, un modo per far emergere il lavoro nero”.
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